Economia & Finanza

La ludopatia schizofrenico-ossessiva dei governi italiani

Mi permetto di scriverle due righe due caro Ministro dell’Economia Gualtieri. Benvenuto nel club di scommettitori più sconsiderato, incompetente, irresponsabile (e mi fermo prima di esagerare) che mente umana possa partorire: il club “Governi Italiani”. Scommettitori è il termine esatto perché a Lei, storico, voglio rivelare un segreto: ogni manovra finanziaria che le fervide menti al timone di questa bagnarola di paese hanno partorito e partoriranno è, tecnicamente, una scommessa. Una scommessa con una speranza (attesa) matematica, una varianza (incertezza) e fatta con un capitale, dei soldi, che vi diamo noi cittadini tramite le tasse. Ecco quest’ultima parte parrebbe esservi poco chiara poiché, da oltre mezzo secolo, di scommesse ne avete imbroccate ben poche.

Le scommesse perdute

Giungo a questa conclusione basandomi sui dati, sia chiaro, non è una boutade dopo una notte problematica. Se non fosse come le dico le curve mostrate nel grafico non avrebbero quell’andamento coincidente ma tenderebbero a separarsi. Invece, sono praticamente la stessa cosa e significa che i Governi, Italiani nel tempo, hanno piazzato scommesse usando un capitale fornito dagli italiani senza mai o quasi vincere la posta. La posta è la crescita, il PIL, il denominatore di quelle due curve che è sempre stocasticamente (così dicono quelli bravi) dominato dalle spese maggiori delle entrate che si trasformano in debito pubblico.

Ora, a Lei che è l’ultimo arrivato volevo ricordare una cosa sciocca che magari Lei, storico, non conosce. Chi l’ha preceduta ha evitato di considerare il rischio rovina ovvero la possibilità che il capitale si azzeri sbagliando più scommesse ripetute nel tempo ovvero perdendo la crescita per più e più volte (più cresciamo, più tasse paghiamo, più potete scommettere in sicurezza questo il sottostante matematico). Bene, è accaduto. Non abbiamo più soldi ed ogni scommessa da un po’ di tempo, la fate “a buffo”. Prendete soldi a prestito (ora si chiama flessibilità), aumentate le tasse, fate finta di tagliare qualche spesa e, raggranellato il malloppo piazzate l’ennesima puntata.

Aumentano le tasse, diminuisce la ricchezza

Se va male (come sempre) aumenta il debito pubblico, aumentano le tasse, diminuisce la ricchezza ed aumenta la difficoltà, per voi, di scrivere una nuova e sempre più fantasiosa manovra onde convincerci a finanziare la vostra perniciosa ludopatia.

Volevo quindi chiarirle due cose prima di concludere:

1) il capitale per le scommesse non è “infinito” (gli stati falliscono…sic!) ovvero gli italiani non hanno soldi infiniti da darvi per giocare e come lei avrà notato questi soldi da puntare sono sempre meno.

2) tenendo a mente la 1) considerare di applicare quella oscura (per voi) teoria matematica che, semplicemente, stabilisce quanto segue:

“con l’aumentare dell’attesa (o speranza matematica) il capitale necessario per evitare il rischio rovina è, proporzionalmente, inferiore”.

Esempio: se punto su istruzione e investimenti ho, seppur diluita nel tempo, un’attesa positiva maggiore che puntare su Reddito di cittadinanza e Quoa100, quindi mi servono meno soldi, quindi il Pil sale e quindi DOPO posso permettermi giocate ad attesa (o speranza matematica) inferiore. È grossolanamente la storia dei misteriosi moltiplicatori che non sono altro che il guadagno atteso (in media) a fronte di una giocata. Certi economisti amano dare nomi pomposi a concetti banali. Non puntare sulla crescita e concentrarsi su speranze matematiche oltre che vane, infime, avrà come unico risultato quello di azzerare nuovamente il capitale, aumentare il debito pubblico, aumentare quindi in futuro le tasse (o tagliare spesa sociale) e avvicinarci a quel limite che ci separa dal fallimento.

1 comment

Alessandro 29/10/2019 at 14:28

Perdonatemi ma non condivido il rigore del discorso sul deficit (non che io ne sia a favore). Come ha detto Boldrin, il debito è la somma dei deficit. Ma allora se tu mostri le curve di DEBITO/PIL e DEFICIT CUMULATO/PIL è ovvio che verranno sempre uguali, perchè sono sostanizalmente la stessa cosa. Il punto è quel (cum), che rende il grafico una tautologia. Se volevate mostrare che il deficit non crea espansione del PIL le variabili dovevano essere diverse: il deficit (non cumulato) su PIL in un anno da un lato e la variazione del rapporto debito/pil tra quell’anno e il successivo.

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