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Corsivi corsari Politica estera

La guerra ombra tra Israele e Iran rischia l’escalation

Una serie di avvenimenti delle ultime settimane testimonia il rischio di un’escalation tra Israele e Iran.

Secondo alcune ricostruzioni, pochi giorni fa un gruppo di turisti israeliani in viaggio in Turchia è stato avvicinato da uomini dell’intelligence israeliana per essere scortati all’aeroporto dato che nell’hotel dove alloggiavano ad aspettarli c’era un sicario dei Pasdaran (i guardiani della rivoluzione iraniana) col compito di ucciderli. Il ministero degli esteri israeliano ha infatti poi invitato tutti i turisti israeliani in Turchia a tornare il prima possibile o a non uscire dal proprio hotel in quanto i servizi segreti iraniani stavano organizzando attentati terroristici e rapimenti, per ora tutti sventati grazie allo sforzo congiunto degli apparati di sicurezza israeliani e turchi.

Le trame iraniane sono la risposta ad un episodio risalente a qualche settimana prima.

Il 22 Maggio il colonnello dei Pasdaran Khodaei è stato ucciso sotto casa sua a Tehran da due uomini in motocicletta. La dinamica dell’omicidio ricorda molte operazioni compiute dal Mossad (la celebre agenzia dei servizi segreti israeliani che si occupa della sicurezza esterna dello Stato ebraico). Khodaei era uno dei vertici dell‘unità 840 delle Forze Quds (il reparto di élite dei Pasdaran che si occupa di coordinare le operazioni militari in tutta la regione mediorientale, quello guidato dal generale Soleimani ucciso nei primi giorni del 2020 in un raid americano). L’unità 840 organizza attentati in Paesi terzi contro i nemici del regime iraniano. Sulla carta nemmeno esiste, ma i suoi obiettivi erano noti all’intelligence israeliana. Nei primi giorni di Maggio era uscito un video in cui un membro dei Pasdaran, sotto interrogatorio da parte di agenti del Mossad (l’interrogatorio si è tenuto o in Turchia o addirittura in territorio iraniano), ammetteva di far parte di un complotto per uccidere un diplomatico israeliano che lavora al consolato di Istanbul, un generale americano in Germania e un giornalista francese ebreo.

Il 22 Maggio un altro colonnello delle Forze Quds è morto in circostanze poco chiare. In questo caso però è più facile pensare ad un regolamento interno agli apparati iraniani data la mancata celebrazione del suo “martirio” da parte della propaganda di regime, forse il colonnello in questione aveva passato informazioni all’intelligence israeliana.

Ma c’è stato dell’altro.

Altri due membri dell‘unità aerospaziale dei Pasdaran sono morti in circostanze poco chiare. Secondo l’agenzia Iran International (il principale media di opposizione al regime khomeinista iraniano che per ovvie ragioni lavora dal Regno Unito) si occupavano della fornitura di armi all‘organizzazione terroristica libanese Hezbollah, uno dei longa manus dell’Iran nella regione. Poi due scienziati iraniani, legati al programma nucleare e missilistico iraniano, sono morti alla fine di Maggio, l’Iran ha accusato i servizi segreti israeliani di averli avvelenati.

Tutti questi avvenimenti sono solo gli ultimi episodi di una guerra ombra che va avanti da oltre dieci anni tra la Repubblica islamica iraniana e lo Stato di Israele. Una guerra a colpi di sabotaggi, operazioni di intelligence e attacchi cibernetici. Pericolosa certo, ma per ora i due l’hanno mantenuta entro margini gestibili. Le cose potrebbero cambiare presto.

L’Iran, dalla rivoluzione islamica che ha portato al potere gli Ayatollah nel ’79, vede in Israele uno Stato da eliminare. Tehran è diventata una minaccia vitale per lo Stato ebraico soprattutto negli ultimi 10-15 anni. Alle dichiarazioni ostili si sono infatti aggiunti il programma nucleare e la maggiore capacità di proiezione regionale iraniana attraverso le milizie sciite irachene, la già citata Hezbollah e i gruppi terroristi palestinesi che controllano la Striscia di Gaza (Hamas e la Jihad islamica palestinese).

La proiezione iraniana potrebbe pure non essere anti-israeliana di per sé. Anzi, almeno in partenza, nasce da un obiettivo difensivo. Secondo il più classico precetto del realismo offensivo: l’unico modo per garantire con certezza la propria sopravvivenza è il conseguimento dell’egemonia regionale. Ma questo è anche il motivo per cui gli obiettivi iraniani sono incompatibili con le garanzie di sicurezza di tutti gli altri Stati della regione, se non con la loro stessa esistenza.

Nel caso iraniano, il classico dilemma della sicurezza viene infiammato dal fatto che per Tehran la proiezione regionale è stata anche un mezzo per tenere fede ai propri precetti rivoluzionari khomeinisti. Ecco perché la proiezione iraniana viene attuata tramite il sostegno a diverse milizie islamiste, anche perché l’Iran non avrebbe metodi alternativi per rafforzare la propria penetrazione regionale. Rivoluzione e pragmatismo sono combinati.

Quindi la politica estera iraniana non può che essere esplicitamente anti-israeliana. Ancor di più se sommata al progetto di diventare una potenza nucleare e al fatto che, con la sua proiezione in Siria, Tehran si affaccia sui confini israeliani.

Quando si afferma che Israele abbia un’ossessione esagerata per l’Iran si sottovalutano, in modo abbastanza imbarazzante, due fattori. Primo; l’elemento rivoluzionario della politica estera iraniana, che rimane seppur attenuato rispetto alla prima generazione post-79. Secondo; tutti gli Stati giudicano la minaccia rappresentata dal proprio nemico sulla base delle capacità di quest’ultimo, non in base alle sue intenzioni che sono mutevoli per definizione. Tra l’altro le intenzioni iraniane su Israele sono ben note e riaffermate quotidianamente. Dunque è un imperativo per lo Stato ebraico evitare che l’Iran sviluppi i mezzi per distruggerlo.

Non a sorpresa quindi, Israele bombarda quotidianamente le milizie filo-iraniane e gli assett militari iraniani in Siria (ultimamente è stato colpito l’aeroporto di Damasco), conduce operazioni contro il programma nucleare e rafforza le relazioni con i Paesi Arabi.

Davanti ad una potenza regionale come l’Iran, immensamente più grande dal punto di vista geografico, lo Stato di Israele doveva puntare sulle sue migliori risorse: potenza tecnologica e la capacità dei suoi servizi segreti.

Di qui la posizione di primo piano assunta dal Mossad nella lotta all’Iran dal momento in cui si ebbe la certezza che Tehran mirava a dotarsi dell’atomica.

Allora, per sfortuna dell’Iran, il Mossad era guidato da quello che forse fu il suo migliore direttore, cioè Meir Dagan. Sotto la sua leadership i servizi segreti israeliani si erano già distinti per numerosi successi, come l’uccisione del super terrorista Imad Mughniyeh nel 2008. I risultati migliori vennero però raggiunti contro l’Iran.

La lotta all’Iran si sarebbe basata su sabotaggi contro le centrali nucleari e uccisioni di personaggi chiave del programma. Il tutto spesso in coordinamento con la CIA americana e l’MI6 britannico. Era però il Mossad a compiere le operazioni in territorio nemico. Difficile dire se siano direttamente degli agenti israeliani ad operare in Iran. Di sicuro il Mossad si appoggia ai gruppi interni di resistenza al regime, specialmente il MEK. Inoltre, ha installato basi operative in Azerbaijan (Stato turco-sciita ma con grandi rapporti con Israele) e nel Kurdistan iracheno. É stato quindi ipotizzato che siano agenti curdi addestrati dal Mossad nel nord dell’Iraq a compiere le operazioni in territorio iraniano. D’altronde i curdi sono una minoranza molto inquieta anche in Iran.

In ogni caso, le operazioni israeliane diedero presto i propri frutti. Nel 2006 si registrarono due incidenti aerei che causarono la morte di decine di Pasdaran. Nel 2010 un’esplosione in una centrale missilistica uccise 18 tecnici del governo iraniano. Nello stesso anno, la CIA e il Mossad lanciarono il potente virus Stunxet contro la centrale nucleare di Natanz. Evento che elevò lo status di Israele come potenza cibernetica. Per alcuni esperti l’attacco con Stunxet ebbe effetti paragonabili ad un ipotetico attacco militare convenzionale. Nel 2011 un’altra esplosione in una base missilistica uccise diciassette Pasdaran.

E questi furono solo alcuni dei sabotaggi contro le centrali, a cui si aggiunsero le uccisioni di persone legate al programma.

Nel 2007 fu ucciso il primo scienziato. Tra il 2010 e il 2011 vennero uccisi tre scienziati con modalità simili, tra cui il dottor Majid Shahriyari da una bomba messa sul lunotto della sua auto da un uomo in motocicletta e il dottor Rezaei Najad che venne freddato sulla porta di casa da due uomini in motocicletta. Nel frattempo anche l’Iran rispose neutralizzando diverse reti di spie che lavoravano per il Mossad, però nessun agente israeliano da quanto si sa.

Ma quando Meir Dagan diventò direttore del Mossad, si pensava che l’Iran potesse avere la bomba nucleare entro il 2007-09. Nel 2011, quando si ritirò, la Repubblica islamica era ancora lontana dal concludere il proprio programma. Successo che portò Dagan ad essere considerato uno dei migliori uomini nella storia del Mossad al pari di agenti come Isser Harel, Rafi Eitan e Mike Harari.

È importante sottolineare che la campagna dei servizi segreti israeliani non era la preparazione per un’operazione militare convenzionale, come talvolta viene sostenuto in maniera fuorviante. Al contrario, era il modo per evitare una guerra aperta cercando di rallentare il programma. Quando il Premier israeliano Netanyahu iniziava a parlare della possibilità di un bombardamento dei siti nucleari iraniani, Meir Dagan definì quelle parole senza mezzi termini «un’idea stupida». Per Dagan e altri vertici dell’intelligence e delle forze armate, anche se le operazioni clandestine da sole non potevano fermare il programma nucleare, l’opzione militare doveva essere l’estrema risorsa, da utilizzare solo nel momento in cui l’arricchimento dell’uranio avesse raggiunto la soglia limite. Un’azione da non annunciare in modo enfatico come faceva Netanyahu e in caso l’operazione avrebbe dovuto godere dell’appoggio USA. Nelle esternazioni contro Netanyahu vi era forse pure una critica più profonda verso il suo modo spregiudicato di governare che sfrutta, e ultimamente aumenta, le divisioni nella società israeliana. Col risultato che Israele rischia di dover affrontare il nemico più importante della sua storia non potendo contare su un fronte interno completamente saldo.

La campagna del Mossad proseguì comunque pure con i successori di Dagan. Durante la leadership di Tamir Pardo – protagonista dell’eroico raid ad Entebbe nel 1976 – continuarono i sabotaggi e venne ucciso un altro importante scienziato iraniano. Stesso discorso con la direzione di Yossi Cohen. Nel 2018 il Mossad rubò e portò fuori dall’Iran un intero caveau con informazioni segrete sul programma nucleare. Nell’estate del 2020 si registrarono importanti esplosioni nelle centrali nucleari iraniane. Poi venne ucciso per le strade di Tehran il numero due di Al Qaida che era ospitato dal governo iraniano. Se è sbagliato sostenere che l’Iran sia lo sponsor dei più celebri gruppi terroristi islamici di matrice sunnita, è pure semplicistico dire che l’Iran non ci abbia mai coltivato dei rapporti. Infine fu colpito il padre del programma nucleare, il dottor Fakrizadeh che fu ucciso il 27 Novembre 2020. Inizialmente si pensava alla classica squadra sul campo. Più recentemente sono uscite nuove informazioni. A quanto sembra, il Mossad usò una mitragliatrice collegata ad un robot comandato a distanza. Venne definita una delle operazioni più raffinate del Mossad. Nel 2021 poi venne affondata la nave più importante della marina iraniana da un incendio provocato da una bomba.

Negli ultimi mesi è accaduto altro. Lo scorso Febbraio un attacco con droni, probabilmente partito dal Kurdistan iracheno, ha distrutto una flotta di droni localizzata in una base iraniana. Si tratterebbe in caso del primo attacco di questo tipo in territorio iraniano. Sintomo dell’aumento del livello dello scontro. Qualche settimana dopo, l’Iran rispose bombardando una base del Mossad nel Kurdistan iracheno. Successivamente, c’è stato un altro attacco con droni suicidi in territorio iraniano contro installazioni militari della Repubblica iraniana.

In tutto ciò, i negoziati per un nuovo accordo sul nucleare sono quasi bloccati (potenziale ennesimo insuccesso americano nella faccenda dopo le incertezze di Obama e Trump) e Tehran continua il suo programma. L’ Iran ora è più debole rispetto a qualche anno fa: la crisi socio-economica sta portando la popolazione nelle piazze e i suoi proxies stanno perdendo influenza sulla popolazione, come dimostrano le recenti elezioni in Libano, ma rimangono comunque armati. Il potere iraniano nella regione è più fragile ma c’è ancora, dunque è più pericoloso. E nel frattempo l’Iran sta aumentando l’arricchimento dell’uranio raggiungendo la soglia critica.

Non a caso, dal 29 Maggio fino al 3 Giugno a Cipro è andata in scena l‘esercitazione militare israeliana «Chariots of fire». Le forze armate israeliane hanno simulato uno scenario di guerra regionale su più fronti nel quale l’aviazione si è allenata a colpire obiettivi geograficamente lontani dal territorio israeliano e l’esercito si è addestrato in vista di una guerra contro Hezbollah.

Non c’è bisogno di dire che i target per i quali si sono esercitati gli israeliani erano probabilmente gli impianti nucleari iraniani. Da sottolineare come gli USA abbiano fornito supporto durante l’esercitazione e negli stessi giorni di quest’ultima ci sia stato un incontro tra il ministro della difesa israeliano Benny Gantz e il capo del Pentagono Lloyd Austin. Se non c’è altra via all’operazione chirurgica, Israele deve fare il possibile affinché una simile mossa venga appoggiata da Washington.

Un’azione di questo tipo sicuramente, salvo eventi inaspettati, scatenerebbe la rappresaglia iraniana e di Hezbollah che detiene un arsenale di decine se non centinaia di migliaia di missili ai confini settentrionali di Israele. Se Hezbollah attaccasse, tutte le maggiori città israeliane sarebbero in pericolo e a quel punto la risposta israeliana devasterebbe il Libano. Una guerra contro Hezbollah richiederebbe delle operazioni terrestri da parte israeliana in Libano.

In tal caso, risulterà facile per gli anti-occidentali di bassa lega parlare di ipocrisia occidentale in riferimento alla guerra in Ucraina. Il paragone sarebbe ovviamente insensato. Innanzitutto visto che tra un’operazione limitata a degli impianti nucleari e un’invasione su larga scala c’è una grande differenza che solo chi è in malafede non può notare. Poi è evidente che l’Ucraina non aveva né armi tali da minacciare la Russia né ha mai negato il diritto della Federazione russa di esistere, al massimo era il contrario. L’Iran invece da decenni sostiene di voler annientare Israele e il programma nucleare iraniano è una realtà innegabile così come l’arsenale di Hezbollah.

In questo caso, lo Stato di Israele può commettere solo errori operativi, non etici. Non avrebbe alternative se non agire. La filosofia alla base delle numerose azioni israeliane contro l’Iran è ben riassunta in un passo del Talmud ebraico: «se qualcuno sta venendo a ucciderti, insorgi e uccidilo tu per primo».

In tal contesto, l’errore più grande che l’Italia, l’Europa e l’Occidente possono fare è quello di pensare che la questione non li riguardi. Siamo affacciati sul medio oriente e Israele è un partner sempre più importante per noi, oltre che un baluardo dell’Occidente di cui l’Italia è la culla. Dunque in questa storia ci siamo dentro pure noi.

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1 comment

Dario+Greggio 28/06/2022 at 21:32

perfetto! in caso la russia ci deludesse 😉

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