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Approfondimenti Esteri

La Guerra in Ucraina, la teoria del pazzo e la follia nella politica estera

La guerra in Ucraina fa emergere il rischio di decisioni politiche irrazionali, soprattutto dopo che Putin ha ventilato la minaccia nucleare. Ciò ha portato diversi analisti e agenzie di intelligence occidentali a chiedersi quale sia il suo stato di salute, anche a livello psicologico. Sicuramente l’autocrate russo è sotto pressione per una molteplicità di fattori; tra cui il declino russo, la paura di perdere l’Ucraina, la sensazione di avere poco tempo a disposizione data l’età del leader e la performance militare fallimentare dei primi giorni di guerra.

Avendo perso l’elemento della sorpresa e avendo fallito la vittoria rapida, i russi hanno aumentato i bombardamenti e le devastazioni contro le città per provare a stroncare la resistenza.

Tuttavia, secondo alcune fonti c’è un relativo ma maggior ottimismo sui negoziati. A livello generale, l’escalation dei bombardamenti e i negoziati sono stati più volte due elementi collegati nei calcoli di decisori politici e militari. Fino ad arrivare a fingere la pazzia per raggiungere altri obiettivi.

Ci son due casi storici per eccellenza in merito.

Il primo è quello del Presidente americano Richard Nixon. Quando nel 1969 Nixon mise piede nella Casa Bianca aveva ereditato la guerra del Vietnam che, oltre ad essere diventata impopolare, stava impantanando le forze militari americane in un teatro strategicamente quasi irrilevante. Fu così che Nixon e il gruppo dei suoi consiglieri, tra cui spiccava Henry Kissinger, elaborarono la cosiddetta “Teoria del Pazzo”(The Madman Theory).

L’amministrazione Nixon, al fine di portare i nordvietnamiti sul tavolo del negoziato, avrebbe adottato azioni spropositate e in certa misura contraddittorie. Volevano spaventare la leadership di Hanoi.

Nelle parole dette da Nixon al suo fido consigliere Bob Hadelman: «Voglio chiamarla la Teoria del Pazzo, Bob. Voglio che i nordvietnamiti pensino che abbia raggiunto il punto dove potrei fare qualsiasi cosa per mettere fine alla guerra. Penseranno “Nixon è ossessionato dal comunismo e ha il dito sul bottone nucleare..”. Così verrà Ho Chi Minh in persona a negoziare».

L’amministrazione ordinò di aumentare i bombardamenti e di estenderli a Laos e Cambogia, dove la guerriglia Viet Cong aveva basi logistiche. Riducendo al tempo stesso le truppe americane sul campo. Il caso più emblematico fu l‘Operazione Linebacker II; una campagna di massicci bombardamenti nel periodo di Natale del 1972 in seguito al rifiuto nordvietnamita ad una proposta di pace fatta dagli americani. Pochi mesi dopo poi si arrivò ad un accordo, che di fatto sancì solo il ritiro americano.

Nixon e i suoi limitarono al minimo la perdita di credibilità americana in Vietnam. Ma è discutibile sostenere che ci siano riusciti poiché si fecero passare per pazzi. La azioni in ossequio alla Teoria del Pazzo, oltre ad essere pesantemente controverse dal punto di vista morale, ebbero un’efficacia politica limitata.

L’intelligenza nella politica di Nixon e Kissinger risiedette semmai nel legare il dossier vietnamita ad altre iniziative verso i sovietici, evitando che la sconfitta americana significasse un’egemonia sovietica nella regione, che infatti non avvenne. Tra quelle iniziative ci fu la diplomazia triangolare con la Cina di Mao. E proprio Mao è il secondo esempio di uso della follia in politica estera.

Era il 1956 e si stava tenendo la conferenza dei Paesi socialisti. Il leader sovietico Kruscev disse che la lotta tra socialismo e capitalismo doveva attuarsi in un contesto di «coesistenza pacifica» data la presenza di armi nucleari. Poi Mao prese la parola per fare il suo discorso. Il folle dittatore cinese disse esplicitamente: «Non dobbiamo avere paura delle bombe nucleari. Qualsiasi tipo di guerra scoppiasse noi la vinceremo. In caso di guerra termonucleare la Cina perderebbe più di trecento milioni di uomini. E allora? La guerra è guerra.». Kruscev definì il discorso come «profondamente inquietante».

Mao era davvero così folle? Era così accecato dalla propria ideologia? Certamente nella personalità di Mao vi era un elemento di follia, come testimoniato anche dalle sue politiche interne. Tuttavia qui non si trattava solo di follia e non si trattava per niente di odio antiamericano.

Il suo fine primario a livello internazionale era il potere della Cina, non del comunismo.

Quindi non accettava la subordinazione a nessuno. Per questo entrò in contrasto con Mosca e di conseguenza si alleò con l’America negli anni ’70. E proprio in uno dei suoi numerosi incontri con Kissinger ridisse una frase simile a quella del 1956, questa volta però indirizzata alla Russia. Alla domanda fatta da Kissinger su che cosa avrebbero fatto i cinesi in caso di attacco russo basato solo sull’uso di bombe, Mao rispose: «Lasceremo che il nemico ci bombardi fino ad esaurire tutte le risorse», aggiungendo che tanto i cinesi erano semplicemente troppi per essere sterminati con le bombe.

Per capire questo atteggiamento è utile guardare ad un aneddoto classico della tradizione strategica cinese. Si tratta dello «stratagemma della città vuota» di Zhuge Liang narrato nel Romanzo dei tre Regni. Nel racconto vi è un comandante a difesa di una città che vede avvicinarsi un esercito nettamente più forte del suo che vuole prendere la città. Non può combatterlo in battaglia perché perderebbe. Ma non può nemmeno accettare di perdere la propria indipendenza. Così decide di aprire la città, sedersi all’ingresso delle mura suonando un liuto e far vedere al nemico che la vita sta continuando normalmente in città. Senza alcun tipo di panico. Vedendo l’atteggiamento di indifferenza, il capo dell’esercito nemico crede che gli altri abbiano delle forze nascoste, quindi decide che è meglio non provocarli e si ritira.

Come detto prima, il fine di Mao era evitare la subordinazione della Cina. Ma non aveva mezzi per competere con le altre due Superpotenze, se non quello di incidere sulla loro percezione psicologica. Il mostrare indifferenza verso la guerra nucleare, dal suo punto di vista, avrebbe portato le altre Potenze a non attaccare la Cina. L’arma psicologica ha pari dignità dei mezzi economici, politici e militari nella concezione strategica cinese, come insegnano gli scritti di Sun Tzu.

Anche in tale esempio si può discutere sull’efficacia di questo atteggiamento folle da parte di Mao. La Cina venne infatti isolata per diverso tempo nelle relazioni internazionali, senza riuscire a rafforzarsi internamente.

In senso più ampio poi, ci son seri dubbi che atteggiarsi da pazzo sia sufficiente per convincere la controparte che si darà corso alla propria azione. Non solo perché si può intuire il bluff, ma anche visto che i matti, proprio in quanto tali, vengono percepiti come persone non in grado di mantenere i loro propositi.

Comunque, questi esempi sulla pazzia servono per descrivere la situazione di oggi, dove il rischio di decisioni irrazionali e di allargamento del conflitto si sta progressivamente alzando. In una situazione dove risulta difficile arrivare ad un accordo nel brevissimo termine. E dove i gesti folli avverrebbero in contesto di guerra già in corso. In cui gli attori, sia russi che ucraini, a differenza degli americani in Vietnam, si giocano la vita. E dove un gesto sbagliato potrebbe coinvolgere la NATO.

Data la situazione altamente instabile, è un imperativo vitale per noi occidentali rimanere lucidi. Evitando di rimanere intrappolati nella follia.

Ci son diversi tipi di irrazionalità da cui dobbiamo guardarci. Oltre a quella da ricovero psichiatrico di chi fa passare Zelensky per golpista (Canfora docet). Un’altra poi è il pacifismo. Specie se declinato nell’idea che per gli ucraini sia in ogni caso meglio piegarsi piuttosto che provare a combattere, decidendo per loro. Ma non deve nemmeno prevalere la follia di matrice opposta, cioè dell‘interventismo idealista. Sicuramente è giusto sostenere gli ucraini, ma ci sono diversi modi per farlo. Ci son diversi tipi di sostegno militare.

Proprio perché siamo parte dello scontro, occorre essere lucidi e non cadere nell’isterismo. Non dobbiamo pensare che gli avversari dell’Occidente siano un monolite e che quindi tutti gli Stati occidentali debbano agire allo stesso modo. Non dobbiamo nemmeno allargare lo scontro, le conseguenze sarebbero costi umani più alti senza riuscire a fermare la Russia. Dobbiamo però fissare una linea rossa credibile. Con la consapevolezza che c’è la possibilità di dare una lezione alla Russia e ad aspiranti emulatori di Mosca.

Siamo in un momento estremamente drammatico, fluido e forse di accelerazione della storia. Che può prendere diverse direzioni. Sta all’intelligenza dei nostri governi indirizzarla nel binario migliore.

Ricordandoci che siamo in un contesto forse ben più pericoloso di quello che abbiamo pensato finora, con il rischio di far prevalere la follia e l’irragionevolezza.

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3 comments

DAVIDE 16/03/2022 at 20:38

Mao era davvero così folle? Era così accecato dalla propria ideologia? Certamente nella personalità di Mao vi era un elemento di follia, come testimoniato anche dalle sue politiche interne. Tuttavia qui non si trattava solo di follia e non si trattava per niente di odio antiamericano.

Il suo fine primario a livello internazionale era il potere della Cina, non del comunismo.”

Le politiche interne di Mao,più che follia ,fanno pensare ad ottimismo mal riposto.
Quanto al discorso sulla Cina a livello internazionale,credo sia una semplificazione eccessiva e una banalizzazione,
La storia dei rapporti tra i paesi socialisti difficilmente può essere inquadrata in termini di fini pre-ordinati.
Se guardiamo alle varie crisi interne al movimento operaio e comunista si può notare come fosse ricorrente oltre al “frazionismo” teorico -organizzativo,ancheil personalismo.
In quasi tutte le crisi tra i paesi del “campo socialista” possiamo notare come i rapporti personali tra il
leader,uniti ai contrasti tra le burocrazie parassitarie,fossero il “movente” principale di scontri che,passata la fase di euforia ideologica,portano in modo relativamente rapido ad errori. e contraddizioni gravi.

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DAVIDE 16/03/2022 at 21:09

Quanto alla questione Ucraina essa si è dimostrata un caso in cui la teoria del pazzo è stata efficacie:Biden( e Johnson) ,applicandola durante i colloqui con la Russia iniziati a dicembre,ha ottenuto alcuni risultati importanti:ha costretto la Russia ad intervenire in Ucraina ,sperando di farla “dissanguare”in un conflitto atroce coi miliziani neonazisti,ha “dato”prova agli Ucraini che i lavaggi del cervello Post maidan avevano un qualche senso,che la Russia è davvero tanto cattiva,( in una fase in cui il popolo ucraino,disilluso,ha votato un presidente populista che cercava “pace” e prometteva lotta alla corruzione),ha spaventato i popoli europei, lobotomizzati da un'”informazione” vergognosamente schierata,inducendoli inducendoli ad accettare più “volentiril vassallaggio atlantico,ha sabotato i rapporti economici Europa -Russia,secondo il progetto di Victoria Nuland(“fottere l’UE”)
Nel caso in cui fosse riuscita ad ammettere (in realtà annettere) l’ucraina,la NATO avrebbe (ovviamente) comunque continuatlo la sua aggressione allo stato ed al popolo russo,con sanzioni, destabilizzazione interna e magari guerra biologica( vedi laboratori americani già funzionanti in Ucraina),perciò ,visto il rifiuto di applicare la finlandizzazione proposta da Kissinger,od anche solo di garantire il rispetto degli accordi di Minsk,l’invasione russa è divenuta inevitabile.
Questa sarebbe un’occasione per i popoli europei di liberarsi dal potere “atlantico”,per pretendere un’informazione più libera e maggiore autonomia geopolitica.
Quanto all’isolamento internazionale della Russia pur essendo un rischio(per i russi) molto minore di quanto prospettato dai nostri media,esso e comunque possibile data la politica poco accorta di Putin verso la Cina e il resto del mondo in via di sviluppo (improntata ad una t”terzietà” giustificata coi deliri di Dugbin e Company ,piuttosto che ad una alleanza,come sperava Xi).

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DAVIDE 16/03/2022 at 21:27

Ci son diversi tipi di irrazionalità da cui dobbiamo guardarci. Oltre a quella da ricovero psichiatrico di chi fa passare Zelensky per golpista (Canfora docet).
Un’altra poi è il pacifismo. Specie se declinato nell’idea che per gli ucraini sia in ogni caso meglio piegarsi piuttosto che provare a combattere, decidendo per loro.
Ma non deve nemmeno prevalere la follia di matrice opposta, cioè dell‘interventismo idealista. Sicuramente è giusto sostenere gli ucraini, ma ci sono diversi modi per farlo. Ci son diversi tipi di sostegno militare.”
Comunque se il nostro obiettivo è tutelare la vita dei cittadini ucraini ,la priorità ora è in un fine il piu rapido possibile del conflitto,lasciando che la Russia vinca senza !andare armi pesanti a paramilitari di estrema destra.
Se invece è promuovere l’agenda anti-russa del pentagono ,dobbiamo fare quanto scritto,inviando sostegno militare ai neonazist idiretti da CIA ed M16(non c’erto da un comico che non ha capito che questo non è un film,per di piu di origine ebraica).
“Ci son diversi tipi di irrazionalità da cui dobbiamo guardarci. Oltre a quella da ricovero psichiatrico di chi fa passare Zelensky per golpista (Canfora docet).”
Qui in parte hai ragione, Zelensky,è solo un pagliaccio,no ha detto colpa dei crimini dei golpisti del 2014.
Lui ,come un comico italiano che l’ha “anticipato”, probabilmente è una”brava persona’ti,peccato per alcuni “dettagli”,competenza,coerenza,”coraggio politico”,in cui pecca ,e che gli hanno impedito di realizzare quel poco per cui era stato votato.

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