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Economia & Finanza

La Danza sull’Orlo del Baratro

L’Istat ha pubblicato ieri la nota sui conti trimestrali delle amministrazioni pubbliche e delle famiglie

Il dato dirompente non è tanto quello sull’indebitamento della PA leggermente migliore del IV trimestre 2018 (-4,1% vs -4,2%), storicamente il primo trimestre è sempre il “peggiore” dell’anno, quanto quello sul deterioramento dell’avanzo primario passato dallo -0,9% al -1,3% (-0,4% nel 2017) nonostante un aumento delle entrate correnti di 3 miliardi. Il saldo primario del periodo è pari a -5,576 miliardi.

La pressione fiscale è aumentata sul tendenziale dello 0,3%. Le uscite totali al netto degli interessi sono passate dal 42,8% al 43,6% del PIL. In valori assoluti le entrate totali ammontano a 180,2 miliardi e le uscite totali a 198 miliardi nonostante una diminuzione di 1,7 miliardi della spesa per interessi.

L’aumento delle entrate riflette i dati già rilevati il mese scorso che vedevano un aumento di 477 milioni delle entrate tributarie. Crescono da 46,9 a 47,1 le imposte dirette, da 63,9 a 64,7 le imposte indirette e da 49,2 a 50,5 i contributi sociali.

Alla faccia della riduzione della pressione fiscale annunciata e promessa con faccia imperturbabile dal sottosegretario Bitonci.
In estrema sintesi, il quadro di finanza pubblica conferma i timori di un deterioramento marcato dei conti, solo parzialmente mitigato dall’aumento delle entrate fiscali e contributive dovuto, in parte, alle misure temporanee come la rottamazione ter e quater. Peggiora in modo marcato il saldo primario, confermando le previsioni già contenute nel DEF e aggravando l’effetto di trascinamento non 2020.

La seconda parte dell’anno non si preannuncia certo migliore della prima con le uscite per il reddito di cittadinanza, quota 100 e le altre amenità che il governo di Neanderthal (cit.) sta preparando, come la cosiddetta flat tax.

Istat, governo gialloverde, Conte Salvini, economia

1 comment

Marco Zunino 28/06/2019 at 11:36

Sono solo numeri, ed i numeri non contano quando ci si abbandona al sogno: il sogno della retorica simil-bolivariana grillina che sta affossando il sistema industriale italiano o l’incubo dell’accerchiamento leghista che ci sta rendendo gli appestati d’Europa. Certo, prima o poi gli italiani dovranno affrontare la realtà, e sarà un risveglio terribile, ma prima che ciò avvenga c’è tempo perché i danni diventino ben più seri, e per convincere il popolo bue che la colpa di questo disastro non è nostra, ma della perfida EU, che non ci permette di ridurre il debito indebitandoci ulteriormente (?), che non ci fa crescere, e che fa di tutto per toglierci il nostro meritato benessere.

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