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Joe Biden e l’Occidente che si ribella al suo declino

Joe biden e il declino dell'occidente

Nessuno avrebbe mai immaginato che alla domanda di un giornalista: “You know Vladimir Putin, do you think he’s a killer?” il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden avrebbe fermamente risposto “I do“. Esatto, “I do“, una risposta chiara, approfondita poi da Biden accusando il Presidente russo anche dell’avvelenamento dell’attivista politico Aleksej Naval’nyj. Quest’ultimo è tutt’ora rinchiuso “in un campo di concentramento” (come ci fa sapere tramite una sua foto pubblicata su instagram) solamente a causa della sua strenua opposizione a Putin. Ormai l’amministrazione Trump ci aveva abituati a degli USA totalmente proni nei confronti di Cina e Russia e vedere proprio Joe biden, deriso come “sleepy Joe” dall’ormai ex presidente Trump, opporsi così fermamente e condannare pubblicamente il “nuovo Zar” di Russia lascia un po’ di speranza nell’occidente del pianeta Terra. Un presidente statunitense forte è assolutamente necessario all’Italia e alle altre potenze europee per riuscire a fronteggiare il rischio che i paesi orientali più potenti riescano ad assumere l’egemonia anche sull’Occidente del mondo, un’eventualità a dir poco problemaica e terrificante. Qui di seguito porterò diversi esempi e vi dimostrerò come, in diversi modi, l’Occidente si ribella al suo declino.

La replica dalla Russia

Ovviamente il Presidente della Federazione Russa non ha subito inerme le accuse della sua controparte statunitense, indi per cui ha reagito ritirando l’ambasciatore russo negli States e ha dichiarato, cito testualmente, “chi lo dice sa di esserlo“. Sorvolando sulla sconcertante inadeguatezza di una frase del genere da parte di un Capo di Stato, emergono da queste parole due dettagli che vale la pena sottolineare: innanzitutto questa ridicola risposta di Putin ci può far supporre che egli non si aspettasse un simile affronto da parte del presidente Biden e, dettaglio più disarmante, non solo il Presidente non ha negato di essere “un assassino”, ma ha anche totalmente ignorato i riferimenti fatti da Biden riguardo l’ingiusta prigionia e l’avvelenamento, che ancora non ha un colpevole, di Naval’nyj. Il fatto che il leader di un Paese come la Russia sia una figura così ambigua e controversa dovrebbe preoccupare noi europei che confiniamo col territorio che lui governa. E, anche se in termini di sanzioni l’Unione già si adopera da anni per combattere gli atteggiamenti ambigui ed anti-democratici di Putin, questo ormai non basta più. In ogni Paese d’Occidente ci vorrebbe un Joe Biden che fermamente condanni le violazioni dei diritti umani che avvengono, perchè è nel silenzio, anzi peggio, nel tacito assenso di chi dovrebbe urlare, che muore la democrazia.

Ma l’Europa che fa?

Una domanda a dir poco legittima considerando che il Paese amministrato dall’incriminato di questa vicenda confina direttamente con l’Unione Europea tramite la Lettonia, l’Estonia, la Lituania, la Finalandia e la Polonia. E’ solo di un giorno fa la dichiarazione del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio il quale spiega come i vari Ministri degli esteri europei concordino sull’idea di mandare un segnale forte alla Federazione Russa. Il motivo di questa netta presa di posizione, essenzialmente, è chiedere chiarezza e giustizia sul caso Naval’nyj, se necessario anche tramite nuove sanzioni (già in passato l’UE è stata costretta a sanzionare la Russia in merito alla questione ucraina). Dunque fortunatamente l’Europa che traspare da questa volontà congiunta è un’Europa forte e coesa, con dei valori cardine chiari e, mi auguro, capace di riuscire a farli valere e difenderli.

Parentesi cinese

Se da un lato Joe Biden ha voluto ristabilire i rapporti di forza con la Russia, dall’altro, precisamente ad Anchorage, in Alaska, una delegazione di rappresentanti cinese ed una americana si sono incontrate a nome dei due rispettivi leader con la prospettiva di elaborare un comunicato congiunto alla fine dei due giorni di trattative. Una prospettiva destinata a rimanere tale poichè l’idea del comunicato congiunto è già saltata visto che quello che doveva essere un primo contatto fra le due delegazioni si è concretizzato in uno scontro di interessi a cui ormai l’era Trump ci aveva totalmente disabituato e alla quale, invece, i cinesi dovranno presto riabituarsi visto che la linea Biden per quanto riguarda la politica estera sembra essere abbastanza chiara e di certo rappresenta un punto di rottura rispetto alle scelleratezze del suo predecessore.

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