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Italiani che siete andati all’estero, rimaneteci. Italiani che potete andarvene all’estero, andateci

In data 23 dicembre 2019 è stato pubblicato sull’Espresso quella che si potrebbe definire una call for action, due giovani studenti di Harvard hanno lanciato un appello affinché i giovani italiani attualmente all’estero facciano ritorno per risollevare le sorti del nostro paese.

In particolare vorrei riprendere un loro passaggio: “Usiamo le nostre idee ed energie per fare dell’Italia un esempio per il mondo. Torniamo e portiamo con noi i nostri colleghi e compagni di università, invitiamoli a lavorare nel Bel Paese, invertiamo la rotta, assicuriamoci che i giovani di oggi e di domani siano valorizzati, come noi lo siamo stati all’estero.” A questo io rispondo che siamo almeno 10 anni troppo presto per una cosa del genere.

Oggi l’Italia è un paese posto sotto l’occupazione democratica di chi aspira a vivere alle spalle degli altri. Secondo l’OEDC in Italia oggi vivono 70 pensionati ogni 100 lavoratori, decisamente il rapporto più alto tra tutti i paesi che fanno parte di questo consorzio. Non solo, allo stato attuale in 30 anni arriveremo ad avere più di 100 pensionati ogni 100 lavoratori ed anche se si ponessero dei severi freni alla tendenza comunque lo scenario più ottimisti vede all’incirca 90 pensionati ogni 100 lavoratori.

Sempre l’OECD mostra come non possiamo fare eccessivo affidamento sui nostri coetanei né sulle nuove generazioni. I dati sui giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun processo di formazione (NEET) mostrano nuovamente uno scenario desolante per il nostro paese. Senza entrare nel merito dell’attribuzione delle varie responsabilità di questa carneficina, i dati mostrano come in Italia il 26% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni rientrano nella categoria NEET contro una media OECD attorno al 14%.

Nonostante questo evidente stato di calamità siamo un paese che spende molto poco in termini di prodotto interno lordo per l’istruzione e per la ricerca, volani indispensabili della crescita economica. Il risultato è che l’Italia è uno dei paesi col minor tasso di giovani che conseguono un titolo di studio di livello terziario o post-secondario non terziario.

1 comment

Dario Greggio 08/01/2020 at 20:39

godo. #nofutureforitagly

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