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L’Istituto Bruno Leoni incontra i giovani – Intervista a Carlo Amenta

Lei, professore, è Senior Fellow presso l’Istituto Bruno Leoni. Per chi fra i nostri lettori ancora non vi conosce, ci può descrivere brevemente di cosa si occupa l’Istituto e che obiettivi persegue?

“L’Istituto Bruno Leoni è nato nel 2003 per promuovere le idee per il libero mercato. E’ quello che gli anglosassoni chiamano un think tank, un centro di ricerca indipendente di ispirazione liberale e liberista intitolato a Bruno Leoni, grande filosofo del diritto. L’Istituto promuove studi, ricerche, dibattiti e convegni per proporre soluzioni di policy e analizzare temi di discussione che riguardano la libertà individuale e il funzionamento del libero mercato.

Il ciclo di incontri chiamato “Quale Recovery per non andare a fondo?” ha come scopo quello di creare un dibattito con (e fra) i giovani su uno degli eventi di maggior rilievo nella storia Europea e Nazionale: l’istituzione e l’impiego del Next Generation EU. Quali sono i valori e, volendo essere più materialisti, le constatazioni che vi hanno spinto a prendere in mano l’onere di stimolare voi stessi la partecipazione giovanile al dibattito?

“Da più parti si parla del Next Generation EU come dell’ultima opportunità per l’Italia per tornare a crescere. Senza crescita economica non ci sono opportunità e manca la mobilità sociale. L’Italia non cresce ormai da almeno venti anni e le prime vittime sono proprio i più giovani che non trovano terreno fertile per crescere, affermarsi ed esprimere le proprie individualità. La spesa pubblica connessa al Next Generation EU è, per buona parte, ancora a debito e ipotecherà ancor di più il futuro delle giovani generazioni. Credo sia un dovere di chi cerca di promuovere la libertà individuale fornire gli strumenti che consentano la maggiore partecipazione possibile al dibattito sul Recovery, soprattutto a beneficio di chi sarà costretto a ripagare, nel futuro, questi interventi.”

Lei, professore, si occuperà dei temi legati al Meridione. Secondo lei il Recovery Fund può avere un ruolo positivo nella ancora aperta Questione Meridionale? Tenendo conto dell’esperienza acquisita in quei decenni di intervento straordinario per il sud che hanno caratterizzato la seconda metà del ‘900, quali errori sarebbe meglio non ripetere?

“L’errore da non ripetere è quello di decidere politiche e investimenti senza basarsi su ricerche, dati ed esperienze passate. Un bel libro di Guido De Blasio e Antonio Accetturo edito da Istituto Bruno Leoni, Morire d’aiuti, passa in rassegna le politiche che hanno tentato, nel corso degli anni, di risolvere la questione meridionale. Il tema non è trovare il silver bullet che consenta magicamente di risolvere i problemi, ma di impostare un metodo che aiuti a non ripeterli. La qualità della spesa, l’efficienza dei processi, la lotta alla corruzione, il disegno corretto di mercati efficienti sono importanti come e più dei ponti, delle strade e delle ferrovie che si cercherà di costruire con i soldi del Recovery. Solo la riforma di aspetti di processo può farci sperare che questa volta sia diverso.”

All’interno del modulo d’iscrizione è presente una casella dove è richiesto ai ragazzi di descrivere cosa si aspettano dal ciclo di incontri. Mi permetta di porle la domanda al contrario: cosa si aspetta lei, o più in generale l’Istituto Bruno Leoni, da questa serie di incontri con gli under 30?

“Io mi diverto moltissimo a insegnare proprio perché mi consente di stare a contatto con i giovani, che considero la parte più sana della società. Mi aspetto partecipazione al dibattito, domande irriverenti e dissacranti, voglia di capire e capacità di lettura della realtà. Da qualche tempo, insieme a Serena Sileoni e Carlo Stagnaro, gestiamo un canale Youtube, Cronache dal Fronte Liberista, che ha un certo seguito proprio tra i più giovani. Abbiamo capito che c’è grande interesse per i temi economici, giuridici e di attualità politica e credo sia opportuno imparare a trovare i canali giusti per coinvolgere i più giovani. Da questo scambio intellettuale i benefici sono molteplici, anche per chi prova, come noi, a raccontare qualcosa.

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