Sanità

Investiamo sugli ospedali non sulle fiere

Dott. Claudio Maffei

I progetti di realizzare terapie intensive in padiglioni fieristici è stato contestato fin dall’inizio in particolare dal personale sanitario. Oggi questi progetti rischiano di tramutarsi in spreco di denaro, utilissimo invece per rafforzare le strutture ospedaliera esistenti

 

Progetto della Terapia Intensiva in Fiera Milano

E’ costato finora 21 milioni e 153 mila euro. All’inizio Si è partiti con un progetto di 600 posti letto di terapia Intensiva (TI), poi ridimensionato passando dai 400 ai 205, ma al momento sembra che si orienti il numero a 157. Al momento sono solo 53 i posti letto realizzati e inaugurata il 31 marzo. Ad oggi presso questa struttura sono ricoverati solo 10 pazienti, anche perché manca il personale essendo lo stesso del Policlinico, l’ente che lo ha in gestione ma che si trova a notevole distanza. Sarebbero serviti 20 0medici e 500 infermieri per coprire i 3 turni; ad oggi sono 50 quelli a disposizione. “Impiegheremo 6 giorni per realizzarlo” annunciava allora l’assessore alla Sanità lombarda Gallera.

Come afferma il Dott. Giuseppe Bruschi dirigente medico di primo livello nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Niguarda, “La Lombardia non aveva certo bisogno di dimostrarsi superiore alla Cina costruendo un ‘ospedale’ in fiera. Bastava vedere quanto fatto da tutti i dipendenti degli ospedali lombardi che in questi 40 giorni hanno creato oltre 600 posti di rianimazione dal nulla, con il loro costante lavoro e sostanzialmente iso-risorse

Progetto della Terapia Intensiva in Bergamo

Ospedale da campo associazione Alpini pronto dal 1 aprile e composto da 172 posti letto, tutti operativi (di cui 72 intensiva, 70 sub-intensiva). Ad oggi sono  ricoverati  50 pazienti. considerato che anche questo è sotto utilizzato, perché continuare ad insistere con quello della Fiera di Milano?

Progetto della Terapia Intensiva in Fiera Civitanova

Nella Marche, il Governatore Ceriscioli, segue l’esempio di Milano. Anche qui si chiama Bertolaso e all’inizio si vuole realizzare una Terapia Intensiva di 100 posti letto, ora scesi a 90 e  tramutati per la gestione ordinaria. Ad oggi neanche un posto è disponibile e stanno per essere gettati ben 12 milioni.

 

 

 

 

Questi soldi si potevano utilizzare per investire e rafforzare le strutture ospedaliere.  Oppure per la prevenzione, perché oltre ai posti letto predisposti da tutte le strutture ospedaliere, mancava anche l’assistenza a casa e nelle RSA, come drammaticamente stanno rivelando i dati. Potrebbero essere utili per creare squadre di medici, oggi si chiamano Usca, in grado di intervenire immediatamente ai primi sintomi a domicilio dal paziente, eseguire il tampone ed evitare che quello stesso paziente in ospedale ci arrivi con un quadro clinico preoccupante.

Ora servirebbero soprattutto controllare ed eliminare i focolai in vista delle riapertura delle attività economiche e delle stagione estiva.

 

Per quanto riguarda le Marche perché seguire l’esempio della Lombardia piuttosto che del Veneto la cui gestione si è rilevata invece la migliore, grazie anche ai contributi  della facoltà di Medicina di Padova?

 

In questa video intervista il Dott. Claudio Maria Maffei, già Direttore sanitario INRCA, l’Istituto nazionale ricovero e cura anziani, ci spiega perché è illogico realizzare una terapia intensiva lontano da un ospedale, entrando nel particolare della realizzazione della struttura Covid presso la Fiera di Civitanova, opera che sta per tramutarsi in un enorme spreco di denaro.

1 comment

Luca Cinelli 19/04/2020 at 16:09

Allibito dall’incapacità e dalle incompetenze che, purtroppo, il Governo sta dimostrando su qualsivoglia fronte decisionale. Non c’è limite al peggio.

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