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Venti dall'isola

Intervista “per voce sola”: il giornalismo passivo del Corriere sul caso Mauro Ferrari

Mauro Ferrari

La versione delle dimissioni del Presidente del Consiglio europeo della Ricerca (ERC) Mauro  Ferrari raccontato al Corriere sembra molto lontana da quanto riportano molte fonti

 

Un giornale che voglia proporsi come fonte seria e affidabile non può prescindere dal controllare la veridicità delle affermazioni fatte dall’intervistato, o quantomeno dal riportare anche le dichiarazioni dell’altra parte, soprattutto se di segno contrario. Il Comitato Ventotene ha scritto al Corriere in risposta all’intervista a Ferrari.

 

Gentile Dott. Fubini, gentile Direttore, gentile Redazione,

Come membri del Comitato Ventotene, un’associazione che riunisce giovani con una vocazione fortemente europeista, siamo rimasti piuttosto sconcertati dal taglio con cui il vostro quotidiano ha deciso di raccontare, con un’intervista firmata dal Dott. Fubini, la vicenda della sfiducia che, all’unanimità, il Consiglio direttivo dell’ERC ha indirizzato al professor Mauro Ferrari, presidente dell’Ente fino al 7 aprile scorso. Molte delle affermazioni che il professor Ferrari fa nell’intervista, infatti, risultano quantomeno poco coerenti con quanto emerso dalle pubbliche dichiarazioni di componenti del board ERC. A nostro avviso, un lavoro giornalistico che punti a mantenere o a riconquistare la fiducia dei cittadini nella superiorità dell’informazione proveniente da testate storiche e autorevoli come il Corriere, in presenza di tali contraddizioni, dovrebbe adoperarsi maggiormente per presentare al lettore una versione dei fatti che risenta il meno possibile di bias e parzialità. È in questo spirito che inviamo un nostro breve fact-checking delle affermazioni contenute nell’intervista del Dott. Fubini “a Mauro Ferrari”, affinché possiate utilizzarlo come base per integrare ai vostri lettori le informazioni che quel pezzo non fornisce

 

  1. Ferrari sostiene di non essere stato avvisato, se si escludono alcune telefonate, dal consiglio scientifico dell’ERC per quanto concerne la richiesta di dimettersi, pur riconoscendo che vi fosse del malumore nei suoi confronti;

L’ERC afferma di aver emesso il 27 Marzo “a written unanimous vote of no confidence”: una sfiducia all’unanimità, in forma scritta, da parte di tutti i 19 membri del board del consiglio scientifico.

  1. Secondo l’ormai ex presidente dell’ERC, il consiglio scientifico non ha l’autorità di porre termine al suo contratto;

Il professor Ferrari è uno studioso di grandissimo valore nel suo campo, ma ciò, purtroppo, si è rivelato insufficiente a fare di lui una guida adeguata per l’ERC. Lo dimostra, da ultimo, la sua incapacità o non volontà di comprendere come, avendo tutto il board contro, non ci sarebbero le condizioni minime per creare un ambiente di lavoro produttivo grazie alle indispensabili sinergie. Tanto più se questa unanime contrarietà si manifesta dopo pochi mesi dall’insediamento.

Del resto, non è la prima volta che il prof. Ferrari mostra una propensione molto spiccata a rimanere dove si trova: è di pubblico dominio che, a fine 2018, i componenti del comitato che avrebbe dovuto eleggere il successore di Roberto Battiston alla guida dell’Agenzia spaziale italiana (ASI), denunciando indebite pressioni da parte del governo “gialloverde” e in particolare dell’allora ministro dell’Istruzione, il leghista Marco Bussetti, si dimisero in massa. Tutti, tranne uno: quell’uno rimasto ben saldo sulla propria poltrona, nonostante la situazione, il buon gusto e il buon senso suggerissero che era il momento di lasciarla, era proprio  Mauro Ferrari.

  1. Di fronte all’accusa di non aver presenziato ad eventi importanti, si difende dicendo che ciò non gli era stato riferito nelle telefonate da lui ricevute;

Christian Ehler (PPE), coordinatore del Comitato per l’industria e la ricerca del Parlamento Europeo, afferma che il professor Ferrari “non è mai stato pienamente consapevole delle sue mansioni da presidente”. Ferrari passava più tempo a gestire i suoi affari negli USA che ad occuparsi della sua missione di presidente dell’ERC. Tentare di sviare un’accusa tanto grave con “non mi hanno telefonato”, oltre a rendere patente una sorprendente incapacità, da parte del prof. Ferrari, di comprendere il livello delle proprie mancanze, assomiglia in maniera preoccupante alle scuse da tipico accademico italiano che, diventato ordinario, passa più tempo a fare consulenze che a lavorare su nuove pubblicazioni o a seguire i propri studenti.

  1. Le attività svolte negli USA sono tutte elencate nel contratto, concordato con l’allora commissario al bilancio e alle risorse umane Oettinger;

Secondo Mariya Gabriel, commissaria UE alla ricerca e all’innovazione, la richiesta di dimissioni non riguarda direttamente il fatto che il professor Ferrari abbia svolto attività negli USA, bensì che, in virtù di questa, egli non si sia presentato a vari incontri importanti, dove la sua presenza come presidente ERC sarebbe stata doverosa, per rappresentare il mondo della ricerca europea. Tale mancanza nei suoi compiti istituzionali risulta più grave in quanto dovuta al suo dare priorità alla partecipazione ad attività commerciali. Un carico di lavoro di questo tipo, tenendo anche conto del posto da dirigente occupato da Ferrari alla Arrowhead Pharmaceuticals di Pasadena, in California, non poteva che entrare in conflitto con gli impegni richiesti dal ruolo di presidente dell’ERC.

  1. Ferrari è rimasto bloccato in Colorado a causa del coronavirus. Quando gli è stato permesso di tornare in Europa, i voli dagli USA erano già stati bloccati ed ha così deciso di raggiungere Houston dove vive sua figlia, finendo ad alloggiare in un Airbnb. Ha continuato ad aggiornare l’ERC e sostiene di alzarsi alle due di notte per collaborare con il centro;

Non ci risulta che l’ERC abbia negato i problemi avuti dal prof. Ferrari a causa del diffondersi del contagio da COVID-19, né che venga contestato il fatto in sé di aver svolto attività esterne a quelle riguardanti il centro; viene fatto notare semplicemente  come Ferrari, dall’inizio del suo mandato a oggi, abbia trascorso una quantità prolungata di tempo negli USA, cosa che, tenendo conto delle dichiarazioni della commissaria Gabriel, avvalora l’ipotesi che il nostro connazionale non abbia profuso nelle attività del centro tutte le energie richieste.

  1. Il consiglio scientifico ha preteso le sue dimissioni per affermare la sua indipendenza dalla Commissione Europea, con cui intrattiene rapporti non sempre distesi. Inoltre, il rapporto di lavoro del presidente dell’ERC non è direttamente legato all’istituto stesso;

Le critiche di Ferrari sono state contestate nuovamente da Christian Ehler, parlamentare europeo che, oltre agli incarichi già citati in precedenza, ha anche guidato i negoziati riguardanti il prossimo programma-quadro UE per la ricerca, Horizon Europe. Lo stesso Ehler ha confermato in una dichiarazione che le proposte di Ferrari apparivano soprattutto un tentativo di mettersi in mostra grazie alla crisi del coronavirus e che ciò fosse in contrasto con i principi fondativi dell’ERC; il parlamentare tedesco aggiunge inoltre che, contrariamente a quanto dichiarato da Ferrari, esistono molti modi in cui l’ente  può contribuire alla lotta contro il COVID, alcuni dei quali si è già cominciato a mettere in atto.

  1. Divergenze di opinioni sull’approccio alla ricerca: ERC per bottom-up, Ferrari per una via di mezzo tra bottom-up e top-down (sostiene sia la strada più rapida);

L’approccio bottom-up è una delle colonne portanti del miglioramento della nostra società. Il presidente della lega europea delle università di ricerca (LERU), Jean Chambaz, afferma:

“Il ruolo dell’ERC è quello di supportare la ricerca che porterà ad innovazione nel lungo periodo, che è una delle colonne portanti della strategia Horizon.”

  1. Oltre alle ricerche già finanziate, ritenute molto lontane dall’avere un’applicazione pratica (15/20 anni) e solo teoriche, servirebbe un programma per salvare vite nell’immediato futuro;

Anche in questo campo, come in molti altri, l’Europa purtroppo non brilla per strategia comune, ma questo non ha a che fare con la raison d’être dell’ente ERC, chiarissima fin dalla fondazione. L’ERC, negli anni, si è strutturato come eccellenza a livello mondiale per quanto attiene al finanziamento pubblico della ricerca di base: volerne stravolgere scopi e attività per inseguire l’emergenza del momento (quando sarebbe invece vitale che continuasse a occuparsi di ricerca ad ampio spettro, e a studiare modalità innovative e incentivi per far proseguire i progetti già avviati malgrado le limitazioni dovute alla pandemia) dimostra da parte del prof. Ferrari una scarsa, per non dire inesistente, comprensione della natura e degli scopi del prestigioso Ente che era stato chiamato a presiedere. È appunto una delle motivazioni che gli sono valse la sfiducia unanime dei 19 membri del board ERC. Tutto ciò premesso, un piano europeo, per quanto perfettibile come ogni altro prodotto dell’attività umana, esiste: è stato messo a punto grazie al Centro comune di ricerca della Commissione Europea (Joint Research Center, JRC). Attualmente il JRC si è occupato di migliorare l’accuratezza dei test di positività al COVID, nonché di raccogliere dati da tutta Europa per metterli a disposizione della ricerca e di gestire la risposta e le exit strategies a livello dei 27.

La Commissione ha varato un fondo di ricerca di emergenza da 10 milioni di euro riguardante il coronavirus, e ha inoltre stanziato 45 milioni di euro per la Innovative Medicines Initiative, per sviluppare diagnosi e trattamenti efficaci. Per concludere, riprendiamo le affermazioni di Fabio Zwirner, fisico teorico dell’università di Padova e componente  del consiglio scientifico dell’ERC, che ricorda essere  già attivi 50 progetti ERC  sul coronavirus.

  1. Le iniziative personali di cui è stato accusato Ferrari riguarderebbero una richiesta diretta di Ursula Von der Leyen per un piano di intervento su Covid-19. Pare che solo il presidente della Commissione possa renderlo noto.

Eric Mamer, portavoce della Commissione, ha affermato che la Presidente Von Der Leyen non ha mai sollecitato alcuna proposta al Professor Ferrari, ma che, al contrario, è stato quest’ultimo a contattarla per cercare di perorare la propria causa di visibilità e pubblicità personale ai vertici della ricerca europea. Che, in questo momento drammatico, di tutto ha bisogno, meno che di istrionismi inopportuni e disgreganti.

 

Tutte le dichiarazioni di risposta a Ferrari sono consultabili a questo link.

In fede,

Il direttivo dell’associazione Comitato Ventotene

Luca Bisconti, Presidente
Daniel Predoi, Vice Presidente
Emanuele Casadio, Segretario
Riccardo Zaretti, Tesoriere
Luca Mazzoni, Consigliere
Mario Oberto, Consigliere
Pietro Verzelli, Consigliere

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