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INPSdown: Autopsia di un Fiasco Totale

INPSdown

Il sito e i server dell’INPS si sono afflosciati rapidamente, sommersi da centinaia di richieste al secondo. Subito l’urlo “sono stati gli hacker” si è levato, ma allo stesso tempo, sui social, tra i programmatori di professione, si sono levati tsunami di sghignazzi. Cerco di spiegare perché abbiamo irriso come crudeli comari, un brutto codice, anzi,  una porcheria assoluta.

Una menzione speciale tra i frizzi e i lazzi va attribuita senza meno alla variabile “pippo” (sostantivo maschile) che fa bella mostra di se’ nel codice di cotanto splendore. Chiamare “pippo” una variabile equivale a mettere sul proprio campanello il cartellino “casa mia”. Non è sbagliato. È puramente stupido e immorale, l’equivalente in programmazione di una una pizza all’ananas a Napoli.

Ma poi stralci del codice sono circolati (nulla di segreto né malvagio: basta un CTRL+U su Chrome).  E si sono appurate assurdità, talora ardue da spiegare. Ma ci provo:

1) try-catch senza catch, un po’ come dire “prova a fare così, se non funziona non so… arrangiati, me ne lavo le mani”. In sostanza il modo migliore per non gestire un bug. Incompetenza allo stato puro.

2) Bizantinismo del tipo “Se Pippo [sempre maschile, beninteso] si chiama Pippo allora è Pippo”, che solo un redivivo Toto’ saprebbe valorizzare.

Questo per limitarsi alle dieci righe campione screenshottate qui.

INPSdown

Ma potrebbe continuare per ore a descrivere l’immonda sarabanda.

Il panico ha peggiorato il disastro

A un certo punto i responsabili IT dell’INPS si sono accorti in un accesso di panico che il sistema non reggeva il carico di richieste, e per velocizzarlo, hanno trafficato con la cache (un sistema per recuperare al volo gli ultimi dati). In tal modo la manica di incompetenti ha fatto in modo che si potesse accedere e vedere i dati di altri utenti, entrati prima. Forse i geni dell’INPS hanno voluto dare la loro personale interpretazione del concetto di Open Data.

Chi pagherà per la falla? Al momento possiamo solo darvi questo link al sito dell’INPS dove vengono elencati i vincitori delle varie “gare informatiche”. L’aggiornamento, alla faccia della trasparenza, risale al 7 ottobre 2016.

Infine vi sono parti copiate da siti come StackOverflow, mezze in italiano e mezze in inglese. Mi sovviene la prima legge del coding: “Se funziona, non toccare.” Appunto, se…

Come descrivere sommariamente questo ciarpame in linguaggio comune? Che il sito dell’INPS e’ stato fatto di corsa, male, senza controllo qualità e senza test, perché doveva essere pronto entro ieri (lungimiranza?). Di certo il fiasco non aiuta a convincere i Tedeschi che sia una buona idea foraggiare una classe dirigente di cotanta insipienza.

A quanto pare, il sito dell’INPS è costato complessivamente attorno ai 200 milioni di euro. Richiede, come tutto il software, aggiornamenti e manutenzione, personale capace ed efficiente. Di sicuro, la Pubblica Amministrazione italiana ha molto da imparare nella consapevolezza che il digitale, la programmazione e il computer in genere non sono giochi, ma un aspetto cruciale. Persino quando sono solo videogiochi e non coinvolgono le vite dei cittadini, disprezzate dallo stato.

2 comments

La Tecnologia nel Mondo post Epidemia | Immoderati 13/04/2020 at 16:19

[…] L’Amministrazione pubblica, a parte qualche eccezione, sull’uso delle tecnologie e’ un assoluto disastro come testimoniato dal recente flop del sito INPS. […]

Reply
Dario Greggio 15/04/2020 at 19:13

great & wunderschoen 😀

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