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Attualità In short(s)

IN SHORT (S) 22


Draghi ha lasciato. Con la sua autorevolezza e il suo prestigio internazionale garantiva che i soldi, che l’Europa ha preso a debito per darli all’Italia, non finissero in niente. Si potrebbe dire in “domanda”, che è l’espressione furbetta imbellettata di keyneismo, ma che vale per il solito clientelismo, che non passa per l’”offerta”, ovvero per le riforme. Il modo in cui Draghi è uscito di scena, indica che non può garantire che i soldi degli europei vengano spesi bene, che le corporazioni e le mille rendite sono più forti. Ma questo lo si sapeva. È il punto da sottolineare, che non ci pare sia stato sottolineato.
C’è comunque lo scudo anti-spread. Mario Seminerio fa notare, tuttavia, che esistono delle condizioni per accedervi. E l’Italia non è messa bene. Difficile immaginare però che le “élite tecnocratiche” bla bla (come le chiamano i populisti) si mettano di traverso. Dipende anche dalla pressione dei populisti nordici, per i quali l’Italia potrebbe diventare un bersaglio polemico, garantendo ai populisti italiani un po’ di benzina e andare avanti nella distruzione della UE.
Il disincanto suggerisce ad altri, però, suggerisce, se volgiamo dire così, un certo ottimismo. Non accadrà niente di più del solito galleggiare con mediocrità. Anche perché i soldi servono e fuori dalla Ue non c’è vita, e questo lo sanno tutti.
Si voterà il 25 settembre. Letta ha escluso l’alleanza con il M5s, ma è un’esclusione uguale e contraria a quella verso Renzi: il che significa che, se, una volta visti i risultati elettorali, ci fossero i numeri per una coalizione, allora, per il bene superiore per il Paese, ovvero per salvare l’Italia dalle “destre”, una coalizione di governo, sull’onda emotiva, si potrà fare.
Del M5S dovrebbero, secondo le stime, restare solo frammenti. Se così stanno le cose, non ha senso politico che qualcuno nel Pd voglia tenerli in vita artificialmente. Impresentabile l’ipotesi, ad esempio, di Conte presidente del consiglio, anche se c’è una parte – Repubblica nomina De Magistris, Bettini, Bersani – che ancora parla di Conte come punto di riferimento dei progressisti.
Quindi, i partiti sembrano per ora aver scelto di andare in ordine sparso, ma c’è un limite a tutto: Conte proprio no.
Sofri, da autentico scrittore di viaggio, non come quell’altro, ferma con brevi dialoghi, attimi colti in una stazione o per un incontro, l’impressione che offrono alcuni italiani fuori d’Italia, in Ucraina: alcuni italiani, per così dire, “migliori”, che contraddicono l’autobiografia della nazione. “Da Gobetti in qua, quell’idea che il fascismo e i suoi succedanei siano l’autobiografia della nazione non vuole passare, come certi mal di testa”. Resta, non va via. Il “fascismo eterno” si è adesso cristallizzato “attorno all’ironia, il sarcasmo, il ludibrio, lo scherno e l’intera gamma di risentimenti sollevati contro ‘i Migliori”, come contro Draghi. Ma forse, appunto, qualcosa sta cambiando.

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