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IN SHORT (S) 20 – W le élite tecnocratiche


Oggi siamo ancora appesi alla crisi di fine stagione governativa più prevedibile, ma anche più palesemente pretestuosa di sempre.


Leggo spesso che tenere Draghi significa mantenere a distanza l’infantilismo del principio di piacere, perché il governo sarebbe pessimo, ma bisogna salvare il paese dalla Meloni, ovvero dalle “destre”. Sarebbe, per la verità, già una buona notizia che il paese si spaventi delle destre. Oppure dobbiamo pensare, fedeli al disincanto, che chi così scrive stia solo parlano ai suoi amici di sinistra-sinistra (considerati in ogni caso un po’ infantili), che non tollerano Draghi e preferiscono il progressista Giuseppi Conte, ma che di fronte alla destra si fanno piacere il banchiere.


Demagogia oppure si parla sul serio? Non lo sapremo mai. Sappiamo però che tenere Draghi significa cercare di salvare il paese (perché non sappiamo se ci si riesce) dal definitivo tracollo economico, politico, sociale e tutto il resto. Draghi ci ha fatto pensare, per parafrasare lo slogan, che un altro presidente del consiglio era allora possibile. Insomma, alla prova dei fatti, quelle che vengono chiamate le “élite tecnocratiche” sono più progressiste degli altri, dei populisti: e questo non è da dimostrare, perché, in primo luogo, è tautologico, e in secondo luogo è un fatto.


Alcuni commentatori, tra i quali Cottarelli su Repubblica (ma vedi di nuovo Filippo), hanno fatto osservare che la Bce, a differenza degli Stati Uniti, ha le mani legate nel rispondere all’inflazione, perché il rischio è che l’Italia vada a gambe per aria. Il che significa – da tenere ben bene in mente – che gli altri paesi UE subiscono gli effetti dell’inflazione che non si può arginare come si dovrebbe, a causa delle trovate populiste di vario conio, ma spacciate per progressiste, che l’Italia produce a ritmo incessante da anni (in questo campo la produttività non è un problema). Affondare Draghi significa voler trasformare l’Italia in un paese kamikaze, e la cosa preoccupa il mondo libero. Altro che “le destre”. Le destre, ma anche gli altri.

È tornata la “società civile”, che però questa volta si è fatta sentire con l’appello per Draghi di Christillin e di Aspesi, e con altre iniziative. Confortante il successo che tutte hanno avuto. Per il resto, la formula “società civile” andrebbe ripensata e usata con parsimonia dopo i 5s e gli intellettuali che si sono messi con i Novax, poi con Putin, che hanno sostenuto la moneta fiscale e gli zecchini d’oro di Pinocchio, che il pasto gratis esiste, e che “la storia di una Irina che perde il bambino è un caso particolare e basta” (espressione allucinante di quel Luciano Canfora, che però si continua ad invitare a discutere tra compagni). Che poi la storia di Irina appaia insignificante rispetto al grande passo della Storia va anche considerato nella prospettiva allucinante che la storia è quella di Putin, suo anche il passo.


Bisognerà pur prendere atto, allora, che quelle che i populisti chiamano con disprezzo le “élite tecnocratiche” (che non sono affatto tecnocratiche ecc.) sono oggettivamente la parte più progressista italiana: in economia, politica interna e internazionale e nei diritti civili. E sanno anche scrivere in italiano. Soddisfano più loro il principio di piacere, che non la critica a ogni costo, nel vuoto totale del senso di realtà.


Intanto il mondo rotola verso il baratro. L’Iran potrebbe dotarsi di armi nucleari grazie alla Russia. E Israele che cosa farà? E gli arabi? Sembra proprio che l’alleanza dei tiranni che piace ai populisti – tipo a quel tipo che è presentato come uno scrittore – voglia far saltare la polveriera. La Cina minaccia gli Stati Uniti per la vendita di arami a Taiwan. Ogni giorno che passa il mondo si scompagina rispetto all’ordine del passato, che non era così malaccio, che ha tolto dalla fame interi paesi. I quali, ripetiamolo, fatti però due spicci, si sono subito messi a fare gli imperialisti. Quel mondo non era affatto dominato dallo strapotere degli amerikani: era stato tenuto in ordine con fatica, ma neanche oggi capiremo che niente è scontato. La follia ha ripreso la sua marcia. Ma che vuoi che sia il passante e Irina che ha perso il bambino davanti alla Storia?

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