Speaker's Corner

Il vero primato di Sanremo è nella retorica

Il festival di Sanremo sembra fatto apposta per parlarne male. È stato sempre così, non diciamo una cosa nuova. Forse perché lo vedono in tanti, con quell’immancabile gusto della critica e della polemica – e soprattutto delle classifiche – che caratterizza noi italiani. O perché costituisce una passerella di aspiranti talenti in un Paese in cui il merito e le responsabilità sono merce rara. Nonché di buona organizzazione della gigantesca e coloratissima macchina dello show, che se fosse applicata in altri settori – ad iniziare dalla sanità – non si farebbe un soldo di danno.

Di certo, la kermesse rivierasca esalta due tendenze: quella, intramontabile, alla conservazione, per cui Albano e Romina o i Ricchi e Poveri dimostrano che l’alchimia all’eternità nel nostro Paese non è utopia; e quella ai tentativi – spesso maldestri – all’innovazione pregna d’originalità, tra marosi di rap, rock, trap d’inetta importazione, che spesso scivola nella cialtroneria.

Quest’anno, dopo le buone direzioni artistiche di Claudio Baglioni, uno che perlomeno mastica da sempre musica e spettacolo (e infatti il mercato ha apprezzato i brani delle ultime edizioni) e sa essere impermeabile agli ambienti, il festival è tornato sui binari della retorica e dell’ipocrisia, puntando sul sicuro: ospiti che ripropongono motivi evergreen, con l’immancabile “Nel blu dipinto di blu” (ci mancava solo il coro della platea di “oi vita, oi vita mia” di “O surdato ‘nnamurato”…), riesumazioni delle più lucide icone del nazional-popolare, l’ineclissabile tv della sofferenza, l’apoteosi del politicamente corretto.

In termini di ascolti, almeno a credere all’auditel, l’usato sicuro paga alla grande. La “famiglia ritrovata” dei Ricchi e Poveri, gli Abba nostrani, ha fatto strike con lo share a quota 62 per cento.

Ma tutto ciò, di fatto, risponde all’ennesima operazione di “distrazione di massa”, con i vertici della tv di Stato in prima fila che s’uniscono ai cantori di “Mamma Maria”. Allora? Beh, aridatece Nilla Pizzi perché, gira e rigira, i “papaveri” sono sempre alti alti.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

2 comments

Dario Greggio 06/02/2020 at 20:59

eh be’

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Aldo Mariconda - Venezia 07/02/2020 at 20:45

Io sono d’accordo. Non amo il Festival di San Remo e se non sono costretto in compagnia, cambio canale TV. Resta il successo in termini di audience, termometro dei gusti dei telespettatori che evidentemente lo seguono e si entusiasmano.

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