Politica estera

Il Sultano sbarca a Tripoli

L’ingerenza della Turchia nella guerra civile libica segna un salto di qualità nella politica estera e nelle mire di Ergodan. Se in Siria l’intervento militare era giustificato dalla prossimità geografica e dal pericolo posto dall’irredentismo curdo, la Libia e’ un teatro di guerra del tutto fuori dalla portata di Ankara.

Fabio Scacciavillani che da anni assiste il fondo sovrano libico (la Libyan Investment Authority) e Alberto Forchielli decrittano le mosse del Sultano in questa video call degli Inglorious Globastards. Le ambizioni di Erdogan si incentrano sul doppio binario dell’appartenenza alla Nato e del rapporto privilegiato con Putin. Uno spregiudicato equilibrismo che eclissa l’inconsistente governo italiano con Di Maio a capo di una Farnesina ridotta al ruolo di mensa della Caritas.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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