Politica estera

Il Russiagate non fa più ridere

Certo che siamo un Paese strano. Per giorni si attende che il presidente del consiglio Conte riferisca come da prassi al Copasir sulle attività della nostra intelligence.

Occhi puntati sul Russiagate, sugli incontri avvenuti a Roma tra il capo del dipartimento della giustizia Usa Bill Barr e i vertici dei nostri servizi segreti.

Incontri normali tra due Paesi alleati, ha detto ieri Silvio Berlusconi. Un po’ meno normale che il tutto si sia ripetuto per due volte nel giro di un mese.

Poi Conte riferisce al Copasir. Ma il bersaglio dei twittaroli, degli indignati speciali, dei grandi giornalisti watchdog e della politica italiana, si sposta di colpo su Salvini e il signor Savoini.

Non c’è dubbio che l’ex ministro dell’interno ci abbia lasciato con la curiosità di sapere qualcosa in più sulla persona con cui si accompagnava a Mosca e su cui ha dichiarato di non sapere nulla.

L’argomento della audizione di Conte al Copasir però non riguardava la vicenda dei presunti fondi russi alla Lega, su cui Pd e 5 Stelle chiedono una commissione di inchiesta.

Conte al Copasir ha parlato di altro. E ha detto una cosa chiara, precisa. Ha detto che Bill Barr è venuto in Italia per “verificare l’operato della intelligence americana“. 

Negli Stati Uniti che si avviano alle elezioni presidenziali del 2020 è in corso da anni una lotta senza quartiere fra Donald Trump e quello che Trump chiama il Deep State, che comprenderebbe anche le strutture profonde della forza come le intelligence Usa. Cia, FBI.

La ipotesi che la Casa Bianca vuole dimostrare e su cui indaga il dipartimento della Giustizia è che nel 2016 qualcuno abbia cercato di incastrare l’allora candidato Trump con notizie false sulla sua rivale Hillary Clinton, la Russia e Putin, per poter sabotare la campagna di Trump stesso.

Questo si legge da giorni. E questa domanda potrebbe essere rivolta presto al capo della Cia e a quello sicurezza nazionale che erano in carica durante la presidenza di Barack Obama, come ci informa Fox News.

Ma in Italia la vicenda del professor Mifsud che cerca di intortarsi l’allora consigliere elettorale di Trump, Papadopoulos, con la storiella delle email della Clinton in mano ai russi, quando è rispuntata fuori qualche settimana fa è stata subito derubricata a film comico.

Ma dov’erano ieri quelli che avevano liquidato il tutto a fake news? Non sarebbe opportuno rimarcarlo anche oggi se di fake news si tratta?

Non si sta sottovalutando il fatto che il nostro Paese possa finire coinvolto, e speriamo non travolto, nella lotta senza quartiere di cui sopra in corso negli Usa?

Tra poche settimane Bill Barr dovrebbe fornire a Trump il suo rapporto sulla vicenda. Siamo solo all’inizio di questa vicenda?

Che prove avrebbe in mano Barr per dimostrare la tesi del complotto ai danni del Don? Anche questo non è chiaro. Fox News dice che Barr avrebbe acquisito nuove prove a Roma, ma le autorità italiane hanno di fatto smentito la stampa conservatrice americana.

Se c’è una guerra di poteri in casa d’altri non dovremmo evitare di esserne risucchiati e che tutto questo crei instabilità nel nostro Paese?

Si tratta di capire una volta per tutte se le infiltrazioni russe nella campagna elettorale americana del 2016 a cui TV e giornaloni hanno dedicato per anni le loro prime pagine – ricordate Trump il candidato burattino di Putin? – erano una cosa seria o erano quelle il film comico.

Se le infiltrazioni ci furono o se furono orchestrate per colpire Trump. E se fallita quella campagna ne sia iniziata un’altra di segno opposto per prendersi la rivincita. Che vale, per inciso, la presidenza Usa.

Come Paese sarebbe meglio attrezzarsi perché, se qualcuno cercherà di usarci come punching ball nella campagna elettorale americana del 2020, in qualche modo dovremo pur tutelarci.

Nel Russiagate ogni personaggio in commedia gioca la sua partita spregiudicatamente. E negli Usa nessuno sembra essere senza peccato. 

Roberto Santoro

Giornalista, ha scritto per la rivista Storie, il giornale online l'Occidentale, Fondazione Magna Carta, il Tempo, il Centro Studi Pens. Web Editor al Dipartimento Riforme Costituzionali durante il governo Letta, oggi segue la comunicazione digitale di Stefano Parisi. Ha pubblicato, tra gli altri, Natale che palle!, La vita privata dei fumetti, Googlecrazia, Italia Gratis, Trump Presidente.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 25/10/2019 at 10:42

Sicuramente in U.S. nessuno pare essere senza peccato, ma tornando all’Italia mi preoccupa la rete che si è creata con una Lega in sintonia con la destra estrema più retriva europea, senza una soluzione di continuità con i nostalgici persino nazisti e i fautori di una famiglia tradizionale con la donna che deve fare siolo figli e fare la casalinga, come abbiamo visto luned’ scorso nel servizio di Report su RAI TV 3. Aggiungo su Salvini: perché ha pubblicato il suo libro con l’editore di casa Pound? Non ha un significato politico? Possibile che, data la sua popolarità, non avrebbe trovato un editore meno targato politicamente?
E infine mi domando: possibile che i leghisti siano tutti di buona bocca e accettino tutti la trasformazione del loro partito da autonomista padano a nazionalista estremista? Il vecchio Bossi, con tutti i difetti (e non solo) che aveva, si era sempre dichiarato antifascista e antinazionalista.

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