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Il Pregevole Giornalismo di qualità: biciclette e aria fritta

Giornalismo di qualitta'

Il pregevole giornalismo di qualità in Italia ci offre immancabilmente delle perle purissime di inestimabile valore. E noi che da tempo immemorabile siamo devoti estimatori della carta stampata ci sentiamo in dovere di non sottacerne i fasti. Non fosse altro che per dare supporto morale al generoso, quanto vano, tentativo di accalappiare gli ultimi Mohicani che ancora ostinatamente frequentano le edicole.

Oggi la Palma di Platino per l’articolo più brillante, il Pulitzer del Genio Assoluto, va ad Antonio Polito, columnist del Corriere della Sera, per il suo fulminante “Taccuino dal Virus” ingiustamente relegato a pagina 8.

L’incipit liquida in due righe, con lo spessore dell’intellettuale a’ la page, le diavolerie moderne come le “connessioni veloci, lo smart working e i webinar” (che tristemente impediscono ad esempio esuberanti bevute in compagnia e vivaci pause caffe’ di due ore a discettare sul calciomercato).

Stigmatizzando la “completa smaterializzazione della nostra vita” lo scritto entra nel vivo della questione. L’elenco delle proposte alternative è scarno, ma ficcante (anticipato già dal titolo): piste ciclabili e uffici con finestre.

 

Giornalismo di qualita'

 

Le prime come alternativa al trasporto pubblico che non potrà assorbire lo “choc dei posti contingentati“. Mentre i “grattacieli-bunker tutto vetro e acciaio che ieri sembravano il futuro” dovranno avere finestre che si aprono, non aria filtrata dai sistemi di condizionamento.

Insomma un sano ritorno all’economia autarchica in cui si andava in campagna a piedi, in fabbrica in bicicletta e al massimo si prendeva il treno una volta all’anno. Un mondo idilliaco in cui si viveva nelle pittoresche abitazioni senza riscaldamento o aria condizionata e nemmeno servizi igienici.

Già scorgo nei meandri della mia immaginazione Polito & Fontana, Direttore del Corrierone (un tempo organo della borghesia lombarda, produttiva, moderna, aperta all’Europa) pedalare da Buccinasco alla redazione. Tutti i giorni, col sole, con la pioggia, col freddo e con la nebbia, insieme alle moltitudini di impiegati milanesi, come nella Pechino degli anni ’60.

Si porrebbe un unico increscioso problema. In bici è difficile leggere i giornali, quindi le tirature avrebbero a risentirne. Ma in fondo è un dettaglio. I quotidiani ormai sono materiale diffuso principalmente nelle RSA, dove, nonostante si possano aprire le finestre, i residui lettori del Corriere non godono di ottima salute. E i tragitti in bici non costituiscono una terapia adeguata.

In compenso, grazie alle finestre aperte, dalla redazione del Corriere potrebbero uscire svariati metri cubi di aria fritta che disperderebbero nell’aree circostante questo pregevole giornalismo di qualità, invece di farlo finire nelle rotative.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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