Approfondimenti Politica interna

Il “politicamente corretto” delle bacchettate dell’Agcom

L’AGCOM contro la Rai, giudicata faziosa e servile nei confronti di alcune forze politiche. L’Authority non risparmia nemmeno “il sessismo” del Festival di Sanremo. Scatta la maxi-multa: indovinate chi la pagherà?

“L’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia: la legge istitutiva affida all’Autorità il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali degli utenti”. Questo si legge sul sito dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, organismo istituito nel 1997.

Ora l’Authority torna a conquistarsi grande visibilità mediatica grazie ad una pesante multa inflitta alla Rai per “il mancato rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo”. In sostanza, secondo quanto scrive l’Agenzia, mentre la televisione pubblica dovrebbe rappresentare uno spazio “credibile e neutrale”, la Rai in più occasioni sarebbe venuta meno a tale ruolo, rendendosi protagonista, soprattutto attraverso il Tg2, di servizi giudicati “faziosi”.

La RAI è stata multata per il mancato rispetto dei principi di indipendenza, imparzialità e pluralismo.

L’esempio citato dall’Agenzia è il servizio che il Tg2 ha dedicato al supposto “fallimento del modello svedese di accoglienza dei migranti”, andato in onda a maggio 2019. La segnalazione sembra sia susseguente alla presa di posizione dell’Ambasciata svedese in Italia. Analogamente il Tg2 è stato contestato per le vicende legate ai gilet gialli in Francia, per aver raccontato di “una pagina buia della storia repubblicana francese con episodi che hanno messo a nudo il carattere reazionario e in qualche modo repressivo della sua presidenza”.

L’AGCOM non risparmia nemmeno un’intervista del TG2 al guru della destra sovranista Steve Bannon.

L’Agcom cita poi un’intervista del 25 gennaio 2019, sempre Tg2, a Steve Bannon, presentato come “teorico della destra sovranista americana”. I contenuti dell’intervista, secondo l’Authority, non trattavano il punto di vista della destra sovranista americana, ma si sostanziavano, esclusivamente, in una serie di commenti sui leader delle forze di governo italiano di allora, senza fornire alcun chiarimento in ordine alle ragioni per le quali si riteneva di dare spazio a Bannon e, dunque, senza alcuna precisazione circa la sua figura e il suo ruolo.

Tutti questi rilievi redazionali possono avere anche un fondamento. Ma, trattandosi di segnalazioni relative ai contenuti, non è chiaro perché tutto ciò non parta dall’Ordine dei giornalisti. Il problema è che questi servizi, secondo l’organismo, sosterrebbero un unico punto di vista. Ben diverso è infatti l’altro rilievo espresso dalla delibera dell’Agcom sui tempi concessi in tv alle singole forze politiche, che penalizzerebbero in particolare il Movimento 5 Stelle (“costante, reiterata e sistematica sotto-rappresentazione della prima forza politica presente in Parlamento”) nel periodo agosto 2019-gennaio 2020.

Il M5s avrebbe avuto solo il 19,9 per cento del tempo di parola, contro il 20,48 per cento della Lega e il 23,15 per cento del Pd.

Ma anche qui riemergono tutti i limiti della legge sulla par condicio, che sebbene imponga il legittimo pluralismo, finisce per privilegiare l’analisi quantitativa rispetto a quella qualitativa. Ben più discutibile l’aver messo nel mirino persino il Festival di Sanremo 2020. “Si evidenzia che sono pervenute all’Autorità diverse segnalazioni che lamentavano la scorretta rappresentazione dell’immagine femminile e il ruolo stereotipato della donna nelle trasmissioni Rai. Anche in questo caso è stata verificata una carenza della particolare responsabilità richiesta alla Rai nella garanzia della dignità della persona e nella rappresentazione dell’immagine femminile”.

Avendo seguito il festival, onestamente non riusciamo ad individuare tale carenza nell’assicurare degna “rappresentazione dell’immagine femminile” o addirittura “dignità della persona”. Tanto più che mai come quest’anno Sanremo ha avuto tante donne sul palco: le giornaliste Laura Chimenti, Emma D’Aquino, Diletta Leotta e Rula Jebreal, la showgirl Sabrina Salerno, le presentatrici Antonella Clerici, Mara Venier e Alketa Vejsiu, le “fidanzate” eccellenti Georgina Rodriguez (di Ronaldo) e Francesca Sofia Novello (di Valentino Rossi). Ben dieci, tra l’altro rappresentanti di esperienze diverse tra loro.Il problema è che il “politicamente corretto” non passa mai di moda. E tra le accuse di “maschilismo”, non ne è mancata una davvero risibile: nella classifica finale la prima donna è solo al sesto posto. Un consiglio banale: l’anno prossimo, trovassero autori più intriganti per le giurie…

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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