Politica estera

Il grido di libertà della Catalogna

Lunedì scorso il Tribunale Supremo spagnolo ha pubblicato la sentenza del processo contro i 12 leader indipendentisti catalani per ciò che accadde nel 2017, dalla proclamazione del referendum, considerato illegale da Madrid, fino alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza. I nove imputati sono stati condannati a scontare dai 9 ai 13 anni di carcere, pene definite molto dure dagli ambienti vicini all’indipendentismo catalano.

Uno degli intellettuali italiani più attivi in Italia per la causa è Carlo Lottieri, docente di filosofia del diritto all’università di Verona, che ha spiegato in un articolo, perché questa condanna sia da considerare autoritaria.

A seguito dell’assurda sentenza è stato proclamato uno sciopero generale che ha portato, nella giornata di venerdì, a una manifestazione oceanica, durante la quale decine di migliaia di catalani hanno invaso Barcellona per dimostrare il proprio dissenso.

Purtroppo dopo cinque notti di proteste e scontri, in cui la polizia ha utilizzato anche un camion idrante per farsi strada lungo le vie del centro brulicanti di manifestanti e costeggiate di barricate in fiamme, il bilancio è arrivato a 31 arresti e 89 feriti.

Il ministro degli Interni spagnolo Fernando Grande-Marlaska, è intervenuto duramente asserendo che “durante questa settimana ci sono stati episodi di violenza da parte di gruppi minoritari ma ben organizzati. Le loro azioni non resteranno impunite”.

Proprio a causa della violenza e della problematicità del conflitto, il Clásico del prossimo sabato tra Barcellona e Real Madrid è stato annullato. I blaugrana sono da sempre considerati un simbolo dell’orgoglio catalano, motivo per cui questa scelta ha una valenza simbolica ancora maggiore. Pep Guardiola, ex allenatore e giocatore del Barça, ha pubblicato martedì un video in cui parla esplicitamente di attacco ai diritti del popolo della Catalunya.

Nel frattempo stanotte il partito nazionalista Vox, appartenente al gruppo europeo dei Conservatori e Riformisti, ha twittato invocando l’arresto di Quin Torra, il presidente della Generalitat Catalana. La formazione guidata da Santiago Abascal chiede, addirittura, l’apertura di un’inchiesta che porti all’individuazione e all’arresto dei leader non ancora indagati, con l’accusa di essere un’organizzazione terroristica.

Il filosofo Riccardo Dal Ferro, pur non essendosi schierato per l’indipendentismo, ha dichiarato a Daily Cogito, il format quotidiano del suo canale Youtube, che l’atteggiamento dello Stato spagnolo è “fuori dalla grazia della ragione”. Dal Ferro rincara la dose: “Lo Stato fa dell’intolleranza, attraverso una violenza ingiustificata, il proprio credo, comportamento e messaggio. Lo Stato costruisce la sua immagine attraverso l’intolleranza e si dice incriticabile, uno Stato in cui lesa maestà è motivo per sbattere in carcere delle persone per 9 o 13 anni”.

A tutto questo si aggiunge un problema di natura strettamente politica. Dato che le ultime elezioni in Spagna non hanno permesso la formazione di un nuovo esecutivo, sono state indette nuove elezioni che avranno luogo il 10 Novembre. Il governo in carica, presieduto da Pedro Sanchez, appartenente al Partito Socialista Operaio Spagnolo, non può fare ulteriori errori nella gestione della crisi per evitare ripercussioni elettorali.

In realtà tutti i grandi partiti spagnoli sono ferocemente avversi all’indipendentismo della Catalogna, tanto è vero che i popolari di Pablo Casado sono allineati ai socialisti, come i liberali di Ciudadanos e i nazionalisti di Vox. Gli unici fuori dal coro sono i populisti di sinistra di Podemos, che hanno proposto di indire un altro referendum in Catalunya dopo le elezioni nazionali.

Il ginepraio attuale deriva sostanzialmente dal rifiuto storico dello Stato spagnolo di trattare e dialogare con i catalani, questa scelta ha portato inevitabilmente a un esacerbazione dei toni e delle strategie politiche che sono sotto gli occhi di tutti.

Dato che la democrazia non è solo il governo della maggioranza, ma è anche la tutela delle minoranze, e che ci sono state diverse manifestazioni a sostegno dei curdi e di Hong Kong, è quantomeno auspicabile che lo stesso entusiasmo e la stessa passione civile vengano profusi per difendere i sacrosanti diritti del popolo catalano.

Leonardo Accardi

Leonardo Accardi

Bergamasco a Roma, studente di Scienze politiche presso l’Università Roma Tre e Coordinatore di Istituto Liberale-Lazio e della Scuola di Liberalismo di Roma. Amo i fatti spiegati con dati, numeri e ironia, disprezzo le semplificazioni e i luoghi comuni.

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