Videointerviste

I Deliri delle Misure Fiscali

Con Alessio Argiolas, uno dei più illustri tributaristi italiani, parliamo delle follie giuridiche contenute negli ultimi provvedimenti fiscali del governo giallorosso.

I provvedimenti fiscali delle scimmie giallorosse al volante sono un delirio di incompetenza, unito all’assoluto disprezzo per i diritti dei cittadini, trattati peggio dei servi della gleba ai tempi del Feudalesimo. Oggi ciascuno di noi può diventare vittima di funzionari pagati e premiati in moneta sonante in base ad accertamenti (spesso del tutto arbitrari quando non di pura fantasia) che non reggono alla verifica in giudizio.

Il Fisco nemico dei cittadini

Purtroppo la legge e’ talmente vaga e intricata e l’interpretazione varia senza un criterio logico per cui ogni pretesto fa scattare la mannaia fiscale. Pero’ per ottenere giustizia da un tribunale un contribuente e’ costretto a spendere migliaia di euro in avvocati e periti. In pratica si tratta di un ricatto legalizzato che distrugge la vita della gente onesta e delle imprese come spiegato anche durante la trasmissione Le Belve su Radio Capital.

Non e’ da oggi che questo regime di feudalesimo fiscale imperversa e non se ne intravede la fine. Chi crede che un accertamento fiscale non lo riguardi veda questo video per ricredersi. Domani potreste svegliarvi in un incubo. Oggi il Fisco e’ nemico dei cittadini.

Le residue eccellenze economiche che tengono in piedi l’Italia devono acquisire consapevolezza dello strapotere affidato, spesso in spregio alle garanzie costituzionali, all’Agenzia delle Entrate. La palude burocratica e politica fa leva sull’onda emotiva creata scientemente stamburando la retorica della lotta all’evasione fiscale. Se non viene contrastata con azioni politiche forti e chiare l’economia italiana verrà progressivamente desertificata.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

2 comments

Aldo Mariconda - Venezia 15/12/2019 at 19:33

Concordo, ma a mio avviso vi sarebbe un discorso più vasto da fare: abbiamo una legislazione “monstre” fiscale e non solo. Vi è una recente indagine della CGIA di Mestre che richiama uno studio di House Ambrosetti. Possibile che nessuno, da destra a sinistra, si ponga come obiettivo il taglio e la semplificazione? Ricordiamo quante volte ci è stato promesso il cambiamento, a cominciare da Berlusconi 1994, quando Calderoli e Tremonti apparivano ripetutamente in TV con montagne di scartoffie alle spalle, promettendo tagli e semplificazioni.
Se solo si affrontasse questo tema, ponendo al lavoro un team di esperti, si metterebbe in moto un fattore di spinta per l’economia. La PMI in particolare è vessata dalla burocrazia e dagli adempimenti fiscali e non.
Ma le conseguenze di questa “over-regulation” sono anche altre: Giavazzi e Barbieri ne “I Signori del Tempo Libero” Edizioni Longanesi, scrivono di un cerchio perverso costituito da una classe politica debole e prevalentemente demagogica e ignorante, una burocrazia forte, l’eccesso e la complicanza normativa, il tutto come terreno fertile che alimenta la corruzione.
Solo che a questo punto dovremmo chiederci il perché nulla si muiove in Italia. Qualcuno autorevolmente ha parlato di “poteri forti”. Ricordo un articolo di Angelo Panebianco quando erano in corso i colloqui del Presidente Mattarella dopo il 4 marzo 2018, che si domandava ironicamente perché il Presidente oltre ai rappresentanti dei partiti non chiamava anche i poteri forti, indicati negli alti vertici della burocrazia e della magistratura. A mio avviso questi poteri sono un ostacolo alla semplificazione. Aggiungerei gli avvocati: duro e antipatico a dirsi ma il loro numero è un indice patologico del sistema Italia. 250.000 o quasi sono iscritti all’albo, 1 ogni 240 italiani. Secondo i Rapporti CEPEJ, Commission Européenne pour l’Efficacité cde la Justice, la media EU della vecchia Europa dei 15 era di 1 ogni 1000/1500, ogni 2500 in Svezia. Solo a Roma vi sono più avvocati che nell’intera Francia! E in Parlamento, magistrati e avvocati siedono in tutto l’arco costituzionale, dall’estrema destra all’estrema sinistra.
Forse anche questo spiega in parte quanto scriveva recentemente su Il Sole 24 Ore (30marzo 2019 l’economista spagnolo Xavier Vives: “La differenza tra Spagna e Italia è che nel primo caso fare riforme strutturali è molto difficile, mentre nel secondo caso appare impossibile”.
Amara considerazioine finale: questi poteri forti non sono soltanto trasversali, ma temo siano anche molto concentrati in quell’area LIBERALE che è quella in cui crediamo e vorremmo promuovere!!!

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anthony 16/12/2019 at 09:46

Bellisismo articolo , concord al 120% !
grazie

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