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Approfondimenti Giustizia

Guida semplice ai referendum di domenica 12 giugno

Il 12 giugno ci saranno le votazioni per amministrative e per i referendum proposti da Lega e Partito Radicale sulla giustizia.

I quesiti sono cinque e riguardano sia l’amministrazione della giustizia che alcuni decreti e leggi nello specifico. Essi riguardano: decreto Severino, custodia cautelare, separazione delle carriere, valutazione dei magistrati, riforma del consiglio superiore della magistratura.

Decreto Severino, scheda 1 di colore rosso

Il primo quesito mira all’abrogazione completa del decreto Severino, che stabilisce il divieto di ricoprire incarichi di governo, l’incandidabilità o l’ineleggibilità alle elezioni politiche o amministrative, e la conseguente decadenza da tali cariche, per tutti coloro che vengono condannati in via definitiva per determinati reati, anche se commessi prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.

Se vincerà il “sì” anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi o di continuare il proprio mandato e verrà cancellato l’automatismo della sospensione in caso di condanna non definitiva.

Rimane ferma la possibilità per il giudice di applicare misure interdittive, che limitano le capacità giuridiche di una persona.

Custodia cautelare, scheda 2 di colore arancione

Il quesito referendario vuole limitare i casi in cui è possibile disporre l’applicazione della custodia cautelare in carcere, a cui un imputato può essere sottoposto prima della sentenza.

Queste misure possono essere applicate in tre casi: pericolo di fuga, inquinamento delle prove, o quando c’è il pericolo che la persona commetta altri reati dello stesso tipo o più gravi di quelli per cui è indagato.

Il “sì” andrebbe ad eliminare l’ultima parte dell’articolo, il giudice non potrebbe più usare la reiterazione come motivo per disporre la misura cautelare. Questo andrebbe ad incidere sull’abuso che i magistrati fanno di questo strumento, che viene usato anche quando il soggetto non è colpevole. I sostenitori dell’abrogazione di parte di questo articolo sostengono che l’effetto sarebbe di alleviare il cosiddetto sovraffollamento carcerario.

Chi si schiera per il “no”, invece, sostiene che questa abrogazione non andrebbe a incidere sul sovraffollamento carcerario.

Tutti sono concordi sul fatto che sia uno strumento abusato dai magistrati, ma l’eliminazione totale non sembra a molti la strada più opportuna.

Separazione delle carriere, scheda 3 di colore giallo

Il quesito vuole abrogare la possibilità per i magistrati di passare dalla funzione requirente (accusa) alla funzione giudicante, o viceversa.

Oggi i magistrati, nel corso della loro vita professionale, possono passare da una funzione all’altra con delle limitazioni e non più di quattro volte. Esistono comunque dei limiti, infatti il magistrato deve prima di tutto cambiare distretto di corte d’appello ma non può andare in uno dei distretti confinanti, inoltre ha l’obbligo di rimanere almeno per cinque anni nel distretto cui è stato assegnato.

Se vincesse il “sì” le due funzioni sarebbero separate: a inizio carriera il magistrato dovrebbe dunque scegliere o per la funzione giudicante o per quella requirente, senza più la possibilità di passare dall’una all’altra.

La riforma Cartabia, su questo tema, consentirebbe solamente un cambio.

Valutazione dei magistrati, scheda 4 di colore grigio

Il quesito chiede che la componente laica del Consiglio direttivo della Corte di Cassazione e dei Consigli giudiziari non sia esclusa dalle discussioni e dalle valutazioni che hanno a che fare con la professionalità dei magistrati.

I magistrati vengono valutati dal Csm (Consiglio superiore della magistratura) ogni 4 anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti.

Avvocati e docenti partecipano come gli altri membri all’elaborazione di pareri su diverse questioni tecniche e organizzative, ma sono esclusi dai giudizi sull’operato dei magistrati.

Se vincesse il “sì”, i membri laici (appunto, questi avvocati e docenti) avrebbero diritto di voto in tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo della Corte di cassazione e dei Consigli giudiziari con l’obiettivo di rendere più oggettivi e meno autoreferenziali i giudizi sull’operato dei magistrati.

Riforma Csm (Consiglio superiore della magistratura), scheda 5 di colore verde

Il quesito mira ad abolire la raccolta firme necessaria per candidarsi al Consiglio superiore della magistratura, cioè l’organo di autogoverno della magistratura. I 24 membri eletti del consiglio sono eletti per due terzi dai magistrati (membri togati), per un terzo dal Parlamento in seduta comune (membri laici).

Se vincesse il “sì”, il singolo magistrato potrebbe presentare la propria candidatura in autonomia e senza l’appoggio delle “correnti” politiche interne al Csm. L’obiettivo è ridurre il peso di queste correnti nella scelta dei candidati, evitare la lottizzazione delle nomine e rimettere al centro la valutazione professionale e personale del singolo al di là dei suoi diversi orientamenti politici.

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