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Speaker's Corner

Gervasoni non è un martire della libertà d’espressione

Gran trambusto ieri sui social dopo che il quotidiano La Verità, house organ del sovranismo Italico, ha pubblicato, con grande risalto, la notizia che il professor Marco Gervasoni è stato allontanato dalla Luiss per via di alcuni suoi tweet inneggianti appunto al sovranismo. Manifestazioni di solidarietà, sdegno a profusione, strali contro l’università della Confindustria, una vera e propria campagna mediatica orchestrata da tutti gli accoliti che orbitano intorno a quell’area politica.

Ma siamo davvero di fronte al tentativo di conculcare la libertà d’espressione, come sostengono costoro? A una manifestazione censoria del pensiero unico che non ammette il dissenso, e pertanto censura chi non si omologa all’ortodossia liberal?

Nulla di tutto ciò. La Luiss è un’università privata, ed ha quindi piena facoltà di selezionare come meglio crede il suo personale docente; Gervasoni teneva ivi dei corsi come docente a contratto; non è stato quindi “epurato”: molto più semplicemente non gli è stato rinnovato il contratto, come accade abitualmente ad altri suoi colleghi senza che ogni volta si invochi, del tutto a sproposito, la censura. Gervasoni seguiterà comunque a mantenere la cattedra da ordinario presso l’università – pubblica – di Campobasso.

È interessante segnalare qui l’evoluzione, o meglio l’involuzione, del Gervasoni pensiero. Prima di diventare un inveterato agit prop della causa sovranista, Gervasoni era infatti considerato uno storico di vaglia. Ed è in virtù della sua fama acquisita come storico contemporaneo che è assurto al rango di editorialista de Il Messaggero o collaboratore della Rivista di politica diretta da Alessandro Campi. Pregevoli alcuni suoi lavori storici, come la biografia di Mitterand, un saggio su Craxi – revisionista rispetto alla damnatio memoriae imperante nei confronti del leader socialista – o ancora la tela di Penelope (con Simona Colarizi), sull’immobilismo della seconda Repubblica.

Politicamente, Gervasoni ha attraversato tutto l’arco partitico: è stato vicino alla Fgci, socialista craxiano, poi berlusconiano, infine bersaniano e pure renziano (all’epoca del referendum costituzionale vergava tendenzosi editoriali per suffragare la causa del sì). Il resto è storia recente. Abbacinato dai leader della destra in orbace, Salvini e Meloni, inizia a collaborare con La Verità e pubblica tweet dai toni veementi come il più bilioso ed estremista degli haters da tastiera. Alla Luiss non devono essere passati inosservati; e anzi saranno stati fonte di imbarazzo e disdoro.

Come ha scritto Mario del Pero, “non sono le opinioni che gli si contestano, quanto le espressioni: spesso, troppo spesso, volgari, violente e offensive. Alla Luiss forse per quello (e si potrebbe dar loro torto?), forse perché non piaceva più come docente hanno deciso di non rinnovargli il contratto”.

È di palmare evidenza che non si tratti di un attentato alla libertà di opinione di un intellettuale dissidente o eterodosso – non si sa perché, ma chi è contro il politicamente corretto di sinistra si picca di essere (o viene definito) così. Siamo certi poi che, come ha segnalato Fausto Panunzi su Twitter, i vari Porro e Giordano si contenderanno il novello martire Gervasoni nella loro trasmissioni tv. E che il professore avrà ampio spazio sui media per ammansirci le sue “nuove” idee inclini al populismo della destra sovranista.

In attesa della prossima risibile polemica, un’ultima considerazione sull’insopportabile ipocrisia di cui fanno sfoggio i sovranisti de noantri. Perché quelli che oggi si stracciano le vesti per Gervasoni, sono gli stessi che, tanto per fare un esempio fra i tanti, si beavano della scelta di Confindustria di estromettere Giannino in quanto non allineato politicamente. Ma si sa, in questo Paese di conventicole e irriducibili faziosi, la libertà d’espressione vale solo ed esclusivamente per chi la pensa come te.

Ps: Nell’articolo, erroneamente, avevo associato Lorenzo Castellani a Gervasoni, in quanto ambedue docenti alla Luiss e con idee non troppo dissimili (in quanto politicamente “conservatori”). Un accostamento invero gratuito e semplicistico. Mi scuso con lui.

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