fbpx
Finestra sull'Europa Terza pagina

Francia e UK unite in un solo Stato: la Proposta Churchill

“In un momento fatidico della storia del mondo moderno, i governi del Regno Unito e della Repubblica Francese vogliono fare dichiarazione di loro indissolubile unione; ed assumere irremovibile risoluzione in difesa della libertà e della giustizia, contro la sottomissione ad un sistema che riduca l’umanità ad un vivere di automi e di schiavi. I due governi dichiarano che Francia e Inghilterra non saranno più due nazioni ma una sola. Sarà costituita un’unione Franco-Britannica. Ogni cittadino francese godrà immediatamente della cittadinanza britannica e del pari ogni suddito inglese diverrà cittadino francese. Le devastazioni della guerra ovunque prodottasi saranno a carico dei due paesi: le risorse di entrambi saranno equamente impiegate per l’opera di ricostruzione. Saranno abolite le dogane. Vi sarà un’unica moneta. In tempo di guerra vi sarà un unico gabinetto di guerra, e governerà da dove meglio potrà. I due parlamenti si uniranno. Sarà compilata una costituzione dell’Unione che prevederà organi unitari per l’economia e per la difesa. L’Inghilterra sta già formando un esercito di parecchi milioni di uomini. L’Unione chiede agli Stati Uniti di mobilitare le loro risorse industriali per contribuire al rapido equipaggiamento di questo nuovo esercito. Tutte le forze armate inglesi e francesi, di terra di mare e del cielo, saranno poste agli ordini di un comando supremo. Siffatta unità, siffatta unione, concentrerà tutte le sue forze contro la potenza nemica ovunque la lotta si svolga. È così che vinceremo.”

La Proposta Churchill, traduzione tratta dal libro “Storia dell’Unificazione Europea“, Emilio Papa, 2017, Giunti Editore, Bompiani

Ad una prima e poco approfondita lettura sembrerebbero parole tratte da un romanzo ucronico, uno di quelli in cui lo scrittore si diverte a manipolare la storia del mondo per cambiarne gli esiti. In realtà, come avrete probabilmente intuito dall’uso del condizionale, ciò che avete appena letto è stato scritto da Sir Winston Churchill himself in un disperato tentativo di salvare il salvabile. Ma andiamo con ordine.

Il contesto storico

L’irruzione epocale di tanto avventato progetto avviene in un frangente drammatico della Seconda Guerra Mondiale. La proposta verrà inoltrata al governo francese il 16 giugno 1940, durante uno dei periodi più critici del conflitto. L’offensiva alla Francia ebbe inizio il 10 maggio, ed in pochi giorni i tedeschi registrarono un ennesimo successo bellico. La Francia disponeva dell’esercito meglio equipaggiato e solido in Europa, eppure nel giro di pochi giorni venne messa in ginocchio. La causa? Una concezione oramai troppo antiquata della guerra e un’eccessiva fiducia nelle fortificazioni sul confine con la Germania: infatti, ai tedeschi bastò invadere il Belgio violandone la neutralità per poter poi facilmente aggirare l’ostacolo della cosiddetta Linea Maginot. Superata in fretta la foresta delle Ardenne, l’armata Nazista entrò in Francia e dalle pianure si diresse verso la Manica, chiudendo in una morsa un gran numero di reparti Francesi, Belgi e un intero corpo militare britannico appena sbarcato. Un errore strategico di Hitler consentì, dal 29 maggio al 4 giugno, la fuga dal porto di Dunkirk a circa 330.000 unità. Per la Francia, la disfatta era ormai ineluttabile.

In questo frangente, i vertici militari Weygand e Pétain (generalissimo il primo, maresciallo e vicepresidente di gabinetto del primo ministro il secondo) cominciano a fare pressione affinché si dichiari la resa e si cerchi l’armistizio con la Germania. Il primo ministro Reynaud, per contro, è fautore di una linea di ostinata belligeranza. Il 6 giugno, in un ennesimo rimpasto di governo, il primo ministro nomina De Gaulle quale sottosegretario di stato alla Difesa nazionale. In poco tempo – appurata l’irremovibilità delle posizioni di Weygand e Pétain – quale alfiere della linea governativa, attraverserà la manica numerose volte nel tentativo di costituire un asse con Londra per un fronte unico di “no appeacement.

Nel frattempo, il 10 giugno l’Italia entra in guerra ormai convinta dell’esito vittorioso dei fascismi contribuendo a creare un clima di capitolazione inarrestabile.

L’11 giugno, a Briare, Churchill incontra il colonello Pétain, il generale Weygand e il primo ministro Reynaud nel tentativo di persuadere gli scettici di continuare a combattere. La spaccatura istituzionale francese, fra i vertici militari e il primo ministro, è però più grave ed irrimediabile del previsto. Il pessimismo di Pètain è impenetrabile persino al carisma di Churchill, il quale – forse nel tentativo di riaccendere una qualche passione – riesuma la battaglia di Amiens (la battaglia che pose fine al primo conflitto mondiale) dove Francia ed Inghilterra combatterono fianco a fianco. Ciò servì al colonnello soltanto come pretesto per rinfacciare agli Inglesi l’aiuto che i francesi gli diedero in quell’occasione e che, 22 anni dopo, essi non stavano dando ai francesi. Infatti, senza curarsi un minimo di valutare i differenti contesti, i due militari chiedono al governo inglese un massiccio e del tutto anti-strategico intervento aereo. Era una richiesta provocatoria, che servì più che altro ad alzare un muro e riconfermare per l’ennesima volta la loro posizione. Insomma, lo straziante incontro si era concluso in un nulla di fatto.

Il 12 giugno si tiene il Consiglio dei Ministri francese: una larga maggioranza si consolida sotto l’ala di Pétain. Churchill nello stesso giorno è alla Conferenza di Tours durante la quale dichiara che l’Inghilterra combatterà anche qualora dovesse essere lasciata sola dai Francesi.

Il 14 giugno i Nazisti marciano su Parigi. Il governo si trasferisce a Bordeaux. Pétain convoca arbitrariamente il generale Weygand a conferire con il governo. Consiglierà – ovviamente – l’armistizio.

Il 16 Giugno arriva la proposta Churchill. La Francia rifiuta. Reynaud si dimette, il governo Pétain viene varato. Weygand sarà Ministro della Difesa.

Il 17 giugno Pétain proclama la resa con un messaggio alla nazione.

Il 18 giugno, De Gaulle – forse in un ultimo e disperatissimo tentativo di non mollare la presa e non darla vinta al colonnello – risponde al proclama di Pétain con l’invito ai francesi di non arrendersi, ma anzi di tenere accesa con ogni mezzo la fiamma della Resistenza al fianco degli alleati.

Cosa pensare della Proposta Churchill?

Per quanto possa apparire tale, l’idea non è del tutto un fulmine a ciel sereno. Proposte simili non erano infrequenti nei circoli intellettuali inglesi che si occupavano di Federalismo Europeo e che, in quegli anni, erano in fermento a tal punto da aver catturato l’interesse di alcuni uomini di governo. Secondo lo storico Emilio Papa, per quanto questi circoli avessero potuto stimolare la curiosità di Churchill e per quanto costituirono effettivamente il quadro ideale della Proposta, lo spirito federalista non fu una vera vocazione. Era per lo più una veste ideologica strumentale al conseguimento di obiettivi di brevissimo termine. Immersa adeguatamente nel suo contesto storico, è infatti facilmente riconducibile alla necessità di preservare le ancora utilissime risorse militari francesi rimaste e di integrarle organicamente all’esercito britannico; risollevare l’animo di tutti i nemici di Hitler, soprattutto quello dei francesi, con una proposta di questa portata del tutto out of the blue sul piano pratico; e infine, dare al popolo francese un riferimento istituzionale più solido.

In futuro, sia De Gaulle che Churchill se ne discostarono se non apertamente quanto meno indirettamente, non dimostrando mai di avere molta fiducia nei principi del federalismo e, almeno nel caso di Churchill, non nominandola quasi più.

Ma in quel momento si doveva tentare il tutto e per tutto, le dittature stavano avvelenando l’Europa dall’interno per trasformarla in qualcosa di oscuro, drammatico. E ci stavano riuscendo. Morte, ideologia, dittatura era tutto ciò che all’orizzonte si riusciva a intravedere. Una nube grigia incombeva sull’Europa dell’illuminismo, del diritto e della libertà. Pur consapevoli di questo, per noi che non lo abbiamo vissuto rimane un esercizio arduo riuscire ad immaginare cosa volesse dire, nel pieno della darkest hour, provare ad accendere una stella polare negli animi di tutti. Da questo punto di vista, la Proposta Churchill ci appare straordinariamente ricolma di speranza (sebbene non raccolta dai destinatari). E, per quanto contingentata al conseguimento di necessità materiali, rimane senza ombra di dubbio un documento emozionante, dalla carica simbolica e dalla portata politica tutt’ora sorprendenti.

Fonti: Storia dell'Unificazione Europea, Emilio Papa, 2017, Giunti Editore, Bompiani ; Storia Contemporanea, Sabbatucci, Vidotto, 2019, Editori Laterza.

1 comment

Dario+Greggio 05/10/2021 at 19:23

bello 🙂 e come sempre da Churchill, apprezzabilissimo

Reply

Leave a Comment

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com