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Il Governo Minkio-rosso e le Fake News dalla Cina

Fake Dalla Cina

La Cina sta disperatamente cercando di ripulire la sua immagine internazionale dopo aver infestato il mondo di fake news sull’epidemia di Wuhan virus. In questa campagna di pubbliche relazioni ha arruolato ovviamente i suoi gregari in giro per il mondo a cominciare dall’ex santone della setta grillina al secolo Giggino DI Maio. Il più noto fuoricorso della Penisola in qualità di Ministro degli Esteri e’ stato chiamato da Pechino a propagandare l’arrivo di mascherine dalla Cina.

Tali dispositivi di protezione individuale (DPI) sono stati presentati come un aiuto umanitario all’Italia (dove il governo non ancora riesce a dotare di mascherine gli ospedali). Esaurita l’ondata di fake news del regime minkio-rosso a reti unificate, pero’ si e’ scoperto che la Cina ci aveva VENDUTO, non REGALATO,  questi mirabolanti DPI. 

Anzi secondo fonti dell’Amministrazione Trump (da prendere con le molle) per colmo di ironia (usiamo un eufemismo) il governo cinese ha indotto Giggino a riacquistare la fornitura di DPI che l’Italia aveva inviato alla Cina a gennaio. Insomma cornuti e truffati dal paese che ha causato il disastro.

La Cina che si fa beffe dell’Italia è solo un esempio della diplomazia cinese ai tempi della pandemia. Molte forniture e kit di test venduti dalla Cina ad altri paesi erano fake.

La Spagna ha rimandato indietro alla Cina 50.000 kit di test rapidi perché difettosi, ma i fornitori cinesi hanno ritorto le critiche ai truffati. Addirittura all’Olanda dove il 50% delle mascherine cinesi non superavano gli standard di sicurezza, hanno consigliato di “ricontrollare le istruzioni””.

L’amministrazione Trump  ha stigmatizzato (anche per coprire le proprie responsabilità) la campagna di disinformazione della Cina che ha ritardato la risposta degli Stati Uniti di almeno un mese, poiché il Coronavirus inizialmente appariva un problema regionale piuttosto che globale.

Durante il periodo in cui la Cina ha minimizzato l’epidemia e la trasmissibilità tra umani, quasi mezzo milione di persone hanno viaggiato negli Stati Uniti infettando i 50 stati. Insomma con il disastro in pieno corso la Cina sta cercando di precostituirsi un capitale di benevolenza che ne attenui le responsabilità di fronte all’Umanità e alla storia. Ma ci vorrà ben altro che le mascherine rivendute a Giggino per evitare l’esecrazione.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

1 comment

Di Battista si inchina alla dittatura cinese perché "vincerà la III Guerra Mondiale" 20/04/2020 at 14:10

[…] usano come arma di ricatto per ottenere soldi in elemosina? Il rapporto privilegiato con la Cina, che INDUBITABILMENTE, secondo Di Battista, vincerà la terza guerra mondiale “senza sparare […]

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