Regionali 2020

+Europa in Emilia Romagna con Bonaccini

In Emilia Romagna più Europa ha aderito alla coalizione di centrosinistra a sostegno di Bonaccini presidente.

Maggiore concorrenza nei servizi pubblici e legalizzazione della cannabis sono le principali battaglie che +Europa porterà in Regione qualora dovesse eleggere propri rappresentanti. Si presenta in tutte le province con una propria lista, insieme a Repubblicani e Socialisti: “Abbiamo unito le forze per portare a casa il risultato: il nostro voto si concentra nelle città, mentre siamo deboli nelle piccole realtà di provincia, dove Repubblicani e Socialisti continuano invece ad avere una rappresentanza locale”, spiega il vice segretario nazionale Piercamillo Falasca.

Segretario, cosa vi ha convinto a partecipare alla competizione nella coalizione di centrosinistra?

“Le elezioni regionali non sono le più congeniali per una forza politica che ha la nostra visione. Inoltre, non siamo entusiasti del sistema parasociale che la sinistra italiana ha creato e diffuso in alcune regioni, e l’Emilia Romagna ne è il campione. Ma non c’è nulla di tutto questo nella contrapposizione che la Lega sta facendo a Bonaccini. In questa tornata elettorale non si sta confrontando un modello di governo regionale rappresentato dal governatore uscente con un altro modello che a questo si contrappone. E’ uno scontro tutto politico, in cui il vero avversario di Bonaccini è Salvini. C’è il tentativo di imporre anche in Emilia Romagna un messaggio sovranista, usando temi e toni che nulla hanno a che vedere con il governo della regione. Mentre noi difendiamo una società aperta di un territorio votato all’export e ad una imprenditorialità diffusa. Una società che funziona, con un welfare inclusivo. Vogliamo promuovere l’idea di un’Emilia Romagna europea. E lo facciamo con quel candidato a presidente che meglio rappresenta questi valori. ”.

l nostro motto è ‘mai con i populisti, mai con i sovranisti’”.

Se la Lega userà lo stesso tono in altre Regioni al voto nel 2020, +Europa seguirà lo stesso metro?

In Emilia Romagna abbiamo scelto di esserci perché Bonaccini non ha fatto l’alleanza con il M5s. Noi, in generale, rifiutiamo l’idea di allearci con i populisti. Inoltre la presenza di un movimento che essenzialmente dice no a tutto ci avrebbe anche impedito di credere ad un programma fatto di investimenti. Con queste elezioni in Emilia Romagna vogliamo dimostrare che laddove il Pd non si allea con i 5 Stelle ci può essere un fronte unico liberaldemocratico, riformatore ed europeista. Laddove invece il Pd sceglie l’alleanza con il M5s, non potrà avere in coalizione +Europa. Questo è un punto cruciale. Ma vorrei puntualizzare che noi non ci consideriamo una forza di centrosinistra. Siamo un partito liberaldemocratico, e in futuro potremmo anche valutare di collaborare con coalizioni diverse, con forze politiche centriste o che si definiscono di centrodestra, purché non ci sia la Lega. Il nostro motto è ‘mai con i populisti, mai con i sovranisti’”.

In quali zone dell’Emilia Romagna vi aspettate di ottenere un risultato migliore?

“Il voto di +Europa si concentra nelle città. Da qui nasce l’unione con Repubblicani e Socialisti che hanno una rappresentanza locale nelle altre realtà della provincia. Ma in tutte le nostre liste ci sono candidati che provengono dalla società: imprenditori, commercianti, medici non iscritti a nessun partito, che condividono le nostre idee”.

In caso di elezione di almeno un vostro rappresentante, quali saranno le prima battaglie che porterete avanti in consiglio regionale?

“In caso di elezione in maggioranza ci batteremmo innanzitutto per due cose. Primo, una maggiore concorrenza dei servizi pubblici essenziali. Secondo, la legalizzazione della cannabis, che non è una chicca radicale, ma una politica che ha una valenza strategica nazionale enorme in termini non soltanto di gettito ma anche di contrasto alla criminalità organizzata, perché la cannabis è il bancomat attraverso il quale le principali organizzazioni criminali hanno la liquidità necessaria per inquinare l’economia nazionale ed europea. La Regione può proporre una legge che ne regolamenti sia l’uso terapeutico sia l’uso privato, sebbene con una serie di paletti”.

Altri punti del vostro programma?

“Come lista abbiamo realizzato dei programmi specifici su scuola, sviluppo ‘verde’ e sostenibile, democrazia partecipata, disponibilità abitativa per i giovani, assistenza pre-parto in tutti gli ospedali, maggiore sicurezza anche con un aumento delle telecamere. L’Emilia Romagna è già molto avanti nella gestione dei centri di accoglienza per immigrati. ma si può fare di più e meglio con specifiche leggi”.

Proposte accettate da Bonaccini?

Con il governatore abbiamo concordato che una sua eventuale giunta si farà promotrice del grosso di queste proposte. Ma con lui ci siamo confrontati soprattutto sulle sue proposte. Abbiamo apprezzato l’intenzione di mette a gara tutti i servizi pubblici essenziali e di liberalizzare molti di quei servizi che sono ancora in mano a società municipalizzate. Così come abbiamo apprezzato il suo impegno sull’autonomia regionale, serio e pragmatico”.

Come giudica i primi 5 anni di governo Bonaccini?

Bonaccini ha rappresentato un esempio di buon governo. E’ partito senza i favori della critica, con un’affluenza bassissima alle urne dove aveva votato solo il 37,7% degli aventi diritto, e ha saputo gestire la regione in maniera adeguata in anni di crisi. E’ una delle regioni che ha aumentato di più il tasso di esportazione verso l’Europa e i Paesi extra europei, è una delle regioni che ha aumentato di più il tasso di occupazione”.

I sondaggi danno il centrosinistra in vantaggio, ma la Lega va più forte nelle zone periferiche, dove soffrono soprattutto la chiusura dei piccoli ospedali. Avete una strategia per accrescere i consensi in queste zone?

Qui c’è una classica questione all’italiana: la riorganizzazione della sanità non può essere fatta solo a casa degli altri perché noi vogliamo l’ospedale sotto casa. +Europa propone una riorganizzazione intelligente, con una diffusione capillare sul territorio di Pronti soccorso e strumenti di Prima necessità ed emergenza. Dopo di che, è giusto che i reparti si concentrino nei centri urbani. D’altronde già adesso tutti cercano le eccellenze, nessuno si serve dei reparti dei piccoli ospedali per le cose importanti. Per accrescere il consenso anche nelle zone montane abbiamo avviato una grande campagna di ascolto per fare capire a tutti i cittadini che la semplificazione sovranista è sbagliata. Siamo presenti ovunque, in tutti i mercati”.

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