Regionali 2020

Elezioni calabresi, queste sconosciute

Le ormai prossime elezioni regionali in Emilia-Romagna stanno monopolizzando la scena politica italiana. Ormai sappiamo tutto della biografia del modenese Stefano Bonaccini, cresciuto nei movimenti per la pace e della leghista bolognese Lucia Borgonzoni, nonché persino del di lei padre. Per non farci mancare nulla in questa terra tradizionalmente generosa, proprio a seguito di questa sfida la sinistra ha trovato l’ennesimo motivo di ammaliamento nelle Sardine, nate proprio in queste piazze, tanto che alla vigilia della prova elettorale l’Espresso in edicola le ha piazzate in copertina, là dove un tempo sfoggiava le licenziose pin-up.

D’accordo, la partita è importante, più del derby Modena-Sassuolo. E lo sarà ancora di più nel caso della vittoria del centrodestra. Sarebbe una sorta di inversione ad U che farebbe dimenticare persino la totale – e per molti scioccante – conversione al cattolicesimo del padre del punk italiano, l’emilianissimo Giovanni Lindo Ferretti da Collagna, ex leader dei Cccp.

L’abbuffata mediatica emiliano-romagnola, però, ha totalmente oscurato l’altra sfida, che sembra lontana anni luce: quella per il vertice della Calabria.

Certo, mentre da una parte, lambita dal Po, c’è una tra le regioni più ricche e ben organizzate dello Stivale, dall’altra, nel “profondo Sud”, la terra dei Bruzi ha il Pil più basso d’Italia, 33 miliardi e 435 milioni. Che poi significa un Pil pro capite di appena 17.051 euro, addirittura il 59,8 per cento di quello medio italiano, nonostante per paradosso benefici del vero e proprio salasso di residenti a causa dei trasferimenti verso nord e verso l’estero (la popolazione si è contratta, quindi la torta si divide tra meno persone). E mentre in Emilia-Romagna il governatore uscente è nel pieno dell’agone elettorale, in Calabria il presidente uscente Mario Oliverio, con molteplici interessamenti da parte della magistratura, è fuori dai giochi.

Certo, la sfida emiliano-romagnola è più avvincente perché la sinistra è saldamente al potere da sempre. Mentre la Calabria è stata soggetta a continui ribaltamenti di fronte, benché talvolta solo apparenti e con scarsi afflati ideologici. Tuttavia, se tra Piacenza e Rimini cambierà sostanzialmente poco in termini di dinamismo economico e di qualità dei servizi anche in caso di svolta a destra, in Calabria molti temono che succederà più o meno lo stesso, ma in termini di perpetuazione del disastro sociale. E forse proprio questo dovrebbe calamitare l’attenzione di un po’ più di analisti, perlomeno quelli più seri e fuori dal coro e dalle mode. Perché, se proprio vogliamo adottare il solo peso demografico, la distanza tra Calabria ed Emilia-Romagna non è come marcata come quella tra Valle d’Aosta e Lombardia. Se i calabresi “in patria” sono circa due milioni, gli emiliani e i romagnoli sono poco più del doppio.

Il nodo vero è che la Calabria è un’emergenza nell’emergenza nazionale, con la quale pochi si vogliono sporcare le mani. E se i problemi calabresi non verranno affrontati alla radice, questo territorio accentuerà ancora di più le distanze con il resto del Paese, costituendone una pericolosa zavorra.

In Calabria, ad esempio, il tasso d’occupazione è al 42,2 per cento, mentre in Italia la media è del 59 per cento. Quasi 17 punti di differenza. Nel 2018 la percentuale dei disoccupati è addirittura aumentata del 2,7 per cento, raggiungendo il 21,6 per cento, più del doppio di quella italiana. Lavoro nero e precariato sono piaghe sempre più diffuse. La povertà ha tassi più alti di quelli medi del Mezzogiorno. Nel 2017 i calabresi avevano un patrimonio medio di 83.600 euro a testa, meno dei 99mila medi del Sud e dei 160.200 italiani.

A sfidarsi, in Calabria, saranno in quattro: Francesco Aiello (Movimento 5 Stelle, Calabria Civica), Pippo Callipo (Partito Democratico, Democratici e Progressisti, Io Resto in Calabria), Jole Santelli (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, UdC, Jole Santelli Presidente, Casa delle Libertà) e Carlo Tansi (Tesoro Calabria, Calabria Libera, Calabria Pulita).

Se in Emilia-Romagna la sfida è avvincente, purtroppo in Calabria sembra dominata dalla rassegnazione. Quella per un declino che continua ad essere persino più accentuato di quello nazionale.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

1 comment

Dario Greggio 18/01/2020 at 19:33

“set fire to calabria” (C) Adele

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