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Approfondimenti Esteri

Dugin: l’angelo rossobruno di Putin – parte 5

Dugin

Nella puntata precedente della nostra inchiesta abbiamo incontrato Maurizio Murelli, colui che avrebbe infiltrato Savoini nella Lega di Salvini.

In questa parte, la quinta e ultima, ritorniamo su Murelli, sulla sua influenza sul rossobrunismo italiano, su come sia stato il principale sponsor italiano di Dugin e infine vedremo anche come la sinistra intellettuale e radicale italiana sia caduta dentro questo pantano.

Dugin e Murelli

Murelli, che ha trascorso alcuni anni in carcere per i fatti del giovedi nero di Milano del 1973, in cui l’agente Marino fu ucciso da una bomba a mano, inizia la sua carriera editoriale ancora giovanissimo durante la detenzione, collaborando con la rivista clandestina carceraria Quex, insieme ai terroristi neri Zani, Tuti e Izzo. Nella rivista, oltre a una simpatica rubrica in cui si indicavano gli infami da giustiziare (Écrasez l’infâme) si esaltava la lotta armata, persino quella delle Brigate Rosse.

Nel 1981 fonda le edizioni Barbarossa (attualmente AGA edizioni) e successivamente la rivista mensile Orion, palestra culturale per i futuri leghisti Savoini e Borghezio, per Gabriele Adinolfi (fondatore di Terza Posizione, insieme a Giuseppe Dimitri e Roberto Fiore, attualmente leader di Forza Nuova), per il terrorista rosso Enrico Galmozzi (tra i fondatori di Prima Linea) e per Adriano Scianca, attualmente direttore de Il Primato Nazionale (rivista di Casa Pound). Negli anni 80 Orion auspica “un impero euroasiatico che si estenda dall’oceano Pacifico a quello Atlantico, che abbia come guida spirituale e politica l’Europa. Uno Stato-impero formato da regioni nazionali a conduzione organica i cui confini rispettino non gli interessi del mondialismo ma quelli delle etnie”.

Negli anni 90 Murelli su Orion invita a votare per Rifondazione Comunista. La motivazione? RC è l’unico partito importante a livello istituzionale (ricordiamo che in quegli anni Rifondazione arriva all’8.5% e partecipa due volte al governo) anti-americano e anti-atlantista.

Murelli stesso ammette, in un video reperibile su YouTube, che dal 1945 tutto ciò che si è determinato nella destra radicale è all’insegna del rossobrunismo, a partire (come per Dugin) da Jean Thiriart, che era comunista quando fu siglato il patto Molotov-Ribbentrop, e da qual momento aderisce a quell’idea, che sarà l’ispirazione dell’organizzazione Giovane Europa.

Recentemente le edizioni AGA hanno pubblicato un libro a quattro mani, opera di Dugin e Murelli, dal titolo Spasibo Russia. Operazione militare speciale (taccuino 24 febbraio – 24 maggio 2022).

Un altro personaggio dell’area è Rainaldo Graziani, figlio di uno dei fondatori di Ordine Nuovo e leader di Meridiano Zero, che ha affermato: “Parola d’ordine: tecnoribellione. Nè destra, nè sinistra, forza uomo. Nell’eternità del mito si incarna la lotta. Noi siamo la tradizione”.

Dugin e la sinistra italiana.

Dugin stesso ha scritto l’introduzione all’edizione italiana de La quarta teoria politica, pubblicato da una delle case editrice della solita rete editoriale di estrema destra.

In essa troviamo un capitolo intitolato La Quarta Teoria Politica e la sinistra: Preve, Cacciari, Agamben.

Dugin sostiene che la quarta teoria politica si rivolga ai rappresentanti della sinistra italiana. In Italia si può notare già un precedente nell’avvicinamento dei tradizionalisti e degli eurasiatisti al filosofo di sinistra Costanzo Preve (morto nel 2013) che capì la necessità di un fronte comune fra destra e sinistra per contrastare la globalizzazione, l’egemonia americana e la dominazione liberale. Se si analizzano le tendenze anticapitaliste di sinistra all’interno della filosofia italiana si notano degli autori abbastanza vicini alla quarta teoria politica. Di Massimo Cacciari dice “unisce l’orizzonte del sogno comunista alla natura angelica dell’essere umano”. Secondo Agamben, invece, le democrazie europee della nostra epoca rappresenterebbero velate forme di dittatura. I punti di contatto tra Dugin e questi autori sarebbero Heidegger, Carl Schmitt, Deleuze, Deridda, Spengler (Il tramonto dell’Occidente), la critica alla società capitalistica e consumistica e alla tecnologia.

Ricordiamo che Diego Fusaro, il turbo-filosofo antioccidentale, marxista-sovranista, complottista e no-vax, che scrive sulla rivista di CasaPound e adesso è ovviamente pro Putin, è stato un allievo di Preve.

Quanto a Cacciari e Agamben, in prima linea contro il Green Pass (Agamben addirittura ha negato a lungo l’esistenza della pandemia e ha sostenuto imbarazzanti parallelismi tra il nazismo e le misure anti-covid), sono creatori della Commissione Dubbio e Precauzione, con altri intellettuali di sinistra come Freccero (“un giorno apriremo anche la questione dei camion e delle bare di Bergamo”, “l’élite vuole imporre nuove forme di controllo sulle persone per trasformare l’occidente nella Cina attraverso la politica sanitaria”) e il giurista Mattei (“i paesi che praticano l’estremismo vaccinale orbitano tutti intorno agli USA, ruotano intorno a quell’asse economico, controllano gli stessi pacchetti azionari sia in Big Pharma sia nelle industrie militari. Questo gruppo è lo stesso che oggi costruisce la narrativa semplificata della guerra”).

Tutto questo filone della sinistra che, consapevolmente o no, si pone in una posizione quantomeno giustificazionista dell’intervento militare di Putin, è decisamente molto ampio. Oltre, per alcuni, a una nostalgia per l’URSS, e per molti un deciso antiamericanismo, probabilmente gioca un decisivo ruolo, almeno nelle menti meno raffinate, il disinvolto uso dell’epiteto spregiativo di nazista, frequentemente usato da Putin, dai giornalisti di regime russi e persino da Dugin e dai numerosissimi gruppi filonazisti russi che combatto in Donbass dal 2014.

Come cercò inutilmente di spiegare la giornalista Marta Ottaviani, esperta della materia, al vignettista comunista Vauro (che indossa spesso la maglietta a righe degli Spetsnaz), l’uso di nazista come insulto da parte dei nazionalisti russi non ha un significato politico, ma è un termine che definisce gli stranieri e i nemici della Russia. Nazisti erano gli invasori tedeschi del 1941 (nonostante fosse ancora in vigore il patto Molotov-Ribbentrop, che, ricordiamo, non era soltanto un patto di non aggressione ma un accordo che lasciava mano libera ai tedeschi ai tedeschi nell’europa centro-orientale, ai russi nei paesi baltici, che vennero annessi all’URSS, e alla Finlandia, che si dimostrò un osso molto duro per Stalin, e ad entrambi la spartizione della Polonia) quindi per estensione nazista vuol dire soltanto straniero nemico. D’altronde, anche i gruppi di estrema destra e QAnon americani affermano di lottare contro le élite pedosataniste e naziste del Deep State. Uno degli assalitori di Capitol Hill dichiarò qualcosa di simile a un giornalista, indossando una maglietta che inneggiava ad Auschwitz.

Dalle posizioni nettamente pro Putin degli stalinisti del PC, e del PCI (che a Zagarolo ha organizzato una Festa della Vittoria sovietica con la Z disegnata con il nastro di S. Giorgio), a quelle più sfumate di ManifestA, Potere al Popolo (“ho sempre condannato Putin ma se lui è un dittatore lo è anche Zelensky, dice il portavoce”) e Rifondazione (i cui dirigenti, tra un post di Che Guevara e l’altro affermano di essere pacifisti, ma si chiedono se la Russia sia davvero una dittatura), all’evento Pace proibita (evento organizzato da Michele Santoro “gli USA stanno distruggendo l’Ucraina”- e sponsorizzato da Byoblu, rete complottista gestita da e Novax vicina a QAnon e all’alt-right), in cui artisti e intellettuali di sinistra dichiarano che “il problema non è Putin ma la guerra”, affermano che il problema sono “le annessioni della Nato”, dicono che gli ucraini si dovrebbero arrendere per non far arrabbiare ulteriormente Putin, come un noto sociologo dall’atteggiamento isterico che prima di diventare una star televisiva si faceva notare per scrivere imbarazzanti elogi nei confronti di Erdogan, e citano, come fonti attendibili, Lara Logan, giornalista complottista dell’alt-right americana vicina a QAnon, che ha paragonato il dottor Fauci a Mengele. 

Ma forse il top del rossobrunismo si compie quando il prestigioso storico e filologo comunista Luciano Canfora scrive l’instant-book sull’Ucraina Guerra in Europa, insieme al giornalista alt-right Francesco Borgonovo, nel passato autore di libri, fumetti e articoli contro la Resistenza, gli immigrati e i diritti LGBT+, vicedirettore de La Verità (il quotidiano sovranista complottista più putiniano e novax che ci sia in Italia) e collaboratore della rivista di Casapound, che ha scritto anche prefazioni a libri di Dugin. L’editore di Guerra in Europa è una casa editrice di estrema destra, anticapitalista, antimodernista e antioccidentale.

Il cerchio è così chiuso.

1 comment

Dario+Greggio 02/10/2022 at 20:05

“ai tedeschi” è ripetuto 2 volte di seguito

ps : La verità deve morire.

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