Speaker's Corner

Dove va il mondo del lavoro

I nuovi modelli lavorativi, sempre più flessibili, impongono anche l’esigenza di analisi più dettagliate. Oltre ai dati sul quadro occupazionale sfornati dall’Istat – gli ultimi, relativi al primo trimestre 2019, parlano di 207mila posizioni a tempo indeterminato in più e 69mila in meno rispetto agli ultimi tre mesi del 2018 – e alle previsioni sulle tendenze occupazionali dei prossimi mesi, che in generale vedono un Paese poco dinamico, l’attenzione degli analisti si concentra sull’evoluzione di parametri e strumenti aziendali, dalle retribuzioni agli orari di lavoro, dal welfare al wellbeing fino allo smart working.

Un lavoro interessante è quello presentato nell’edizione 2019 della Hays Salary Guide, indagine annuale sull’andamento del mercato del lavoro in Italia, condotta dal leader mondiale nel recruitment specializzato. Ha coinvolto un campione di oltre 600 professionisti.

Nonostante le novità introdotte dal Decreto Dignità, le aziende italiane risultano decisamente titubanti rispetto al futuro. Solo un cauto 18 per cento dichiara che aumenterà il livello di investimenti nelle risorse umane nel corso del 2019, mentre il 71 per cento dichiara di volerlo mantenere stabile. Un dato che conferma la fase di grande incertezza che investe anche il mondo imprenditoriale. Nel dettaglio, secondo la ricerca del colosso del recruitment, le selezioni di personale potrebbero focalizzarsi soprattutto su profili tecnici o di middle management (71 per cento), figure con una breve esperienza professionale (48 per cento), oltre a tirocinanti e apprendisti (35 per cento). Più contenuta la richiesta di profili di top management (13 per cento). Anche in questo caso si conferma l’esigenza di mantenere le posizioni di mercato piuttosto che rischiare ampliando investimenti, organici e aspirazioni.

Interrogati sul futuro, i professionisti confermano reazioni “tiepide” alle novità introdotte del nuovo Decreto: secondo il 49 per cento non ci saranno significativi miglioramenti per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro, mentre il 44% dichiara di non saper ancora valutare l’impatto delle nuove misure varate dal governo sull’occupazione.

Lo studio conferma la fase di forte incertezza andando a sondare i livelli di soddisfazione. Ben otto professionisti su dieci rivelano di voler cambiare lavoro nell’arco del 2019. Le principali ragioni? La ricerca di una maggiore soddisfazione professionale (59 per cento), uno stipendio o una prospettiva di crescita migliori (54 per cento), seguiti dall’esigenza di far coincidere meglio vita lavorativa e personale (anche se con una percentuale più bassa rispetto alle altre motivazioni, 22 per cento). Tra coloro che hanno dichiarato di voler cercare alternative all’attuale situazione lavorativa, il 50 per cento lo sta facendo da meno di sei mesi e il 15 per cento da meno di un anno.

Interessante l’approfondimento di tematiche collegate al mondo del lavoro. Ad esempio, emerge una maggiore attenzione al welfare aziendale. Il campione non nasconde l’esigenza di realtà aziendali maggiormente attente ai bisogni del personale e le stesse aziende manifestano la volontà di fidelizzare i talenti migliori anche attraverso il welfare in ufficio. I servizi di welfare a cui i professionisti accedono maggiormente si concentrano nelle aree “medicina e salute” (con il 70 per cento delle preferenze), “previdenza integrativa” (44 per cento), “cultura e tempo libero” (41 per cento), oltre ai “servizi per la famiglia” (31 per cento).

Se il welfare aziendale sta ormai prendendo piede nel nostro Paese, soprattutto nelle realtà più strutturate, il wellbeing appare ancora in fase di lancio, pur con datori di lavoro consapevoli che il benessere psicofisico dei dipendenti contribuisce a motivarli. Secondo la ricerca, soltanto il 17 per cento delle imprese offre ai dipendenti servizi e corsi focalizzati sul giusto equilibrio tra mente e corpo. Tra le poche aziende pioniere, il 67 per cento offre corsi sulla gestione dello stress lavorativo, il 47 per cento workshop sulla corretta alimentazione, il 40 per cento campagne di sensibilizzazione su una vita sana e attiva, oltre al 33 per cento che propone corsi di yoga, meditazione e fitness.

Altro dato interessante che emerge dal sondaggio riguarda il tema della flessibilità lavorativa, prevista dal 61 per cento delle aziende intervistate, a dimostrazione della diffusione sempre più capillare di queste politiche. Le realtà aziendali coinvolte nell’indagine offrono nell’85 per cento dei casi la possibilità di usufruire di orari di lavoro flessibili e nel 55 per cento di praticare lo smart working, o lavoro agile. Quest’ultima modalità di lavoro sta prendendo sempre più piede grazie ai molteplici vantaggi che presenta: per il datore di lavoro, si concretizzano in una riduzione dei costi di gestione degli uffici e in un aumento della produttività dei dipendenti.

I tempi non sembrano essere ancora maturi, invece, per il discretionary time off, ovvero la possibilità di assentarsi o prendere ferie senza richiedere l’autorizzazione formale: solo il 2 per cento delle aziende offre, infatti, questa alternativa a quadri e manager.

Altro dato interessante che emerge dal lavoro di Hays è la grande attenzione alle digital skill: l’84 per cento degli intervistati le ritiene fondamentali. Il digitale, infatti, è ormai una componente chiave in tutte le professioni e le aziende cercano profili sempre più formati da questo punto di vista. Ma quali sono le skill digitali più richieste nel mondo del lavoro secondo il campione? Per il 49 per cento una delle abilità fondamentali è la capacità di comprendere e utilizzare al meglio i social media, perché è ormai certo che hanno assunto un’importanza strategica anche nei piani di sviluppo aziendali. Altre skill gettonate sono quelle relative all’analisi e gestione dei Big Data (48 per cento delle preferenze) e le competenze in ambito digital marketing (45 per cento).

Infine, i professionisti italiani puntano ad arricchire il proprio curriculum, concentrandosi sullo sviluppo delle cosiddette soft skill, ovvero tutta quella serie di competenze trasversali che permettono di affrontare con successo il mondo del lavoro e che, pertanto, sono sempre più ricercate dai recruiter. Rispetto allo scorso anno, la percentuale di professionisti che ha investito in questo ambito della formazione è passata dal 53 al 59 per cento.

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Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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