Economia & Finanza

Decreto Liquidità (a prestito)

Il coro di perplessità per il Decreto Liquidità è assordante. Vi stanno contribuendo principalmente esponenti del mondo imprenditoriale e bancario. Diffidenza sui tempi, sconcerto sulla complessità delle norme, sfiducia sulla loro esecuzione. Una pioggia di critiche al decreto approvato lunedì scorso dal governo e pubblicato l’8 aprile nella Gazzetta ufficiale numero 94.

Il provvedimento, in sintesi, attiva prestiti bancari alle imprese, coperti dal Fondo di garanzia dello Stato, da restituire entro sei anni (Confindustria chiedeva 30 anni) e con tassi di interesse dallo 0,2 allo 0,5 per cento. Per le realtà più piccole il prestito è fino a 25mila euro o il 25 per cento del fatturato, coperto dallo Stato al 100 per cento ed erogato senza valutazione del merito di credito; per le imprese più grandi la garanzia è al 90 per cento dai 25mila agli 800mila euro, con valutazione del merito di credito, che diventa al 100 per cento se interviene Confidi; la garanzia dal Fondo prestiti è al 90 per cento da 800mila a 5 milioni di euro per le piccole e medie imprese che hanno fino a 499 dipendenti, il tutto con valutazione del merito di credito.

Per le grandi imprese interviene con 200 miliardi Sace (Cassa depositi e prestiti), con garanzia che copre tra il 70 e il 90 per cento dell’importo finanziato.

La critica più comune riguarda la concessione di ulteriore indebitamento per far fronte, sostanzialmente, a tasse e scadenze varie, per le quali sono previste solo proroghe.

“Mi sarei aspettato una parte a fondo perduto – è il secco commento di Maurizio Casasco, presidente di Confapi.

La sintesi della nota di Confcommercio: “Indebitandosi si sposta il problema, non lo si risolve”. E secondo Fipe Confcommercio “le misure del governo si rivelano utili solo per gli imprenditori che chiederanno prestiti sotto i 25mila euro. Chi chiederà cifre superiori ai 25mila euro deve fare diversi passaggi e rischia di dover aspettare tempi lunghi. E chi riuscirà ad accedere ai prestiti, rischia di dover utilizzare buona parte del credito per pagare le tasse, la cui scadenza è stata prorogata solo fino a maggio”.

Patrizia De Luise, presidente di Confesercenti, spiega all’Adnkronos “I negozi, gli artigiani, le partite Iva, in questo mese e mezzo di fermo hanno perso redditività. Quindi se da una parte diamo liquidità con un pre ammortamento di 24 mesi come avevamo chiesto, è chiaro che le aziende quando potranno ripartire oltre a risarcire il debito che andranno a fare dovranno fare i conti con una forte perdita di ricavi. E questi dovranno essere supportati da un altro provvedimento che preveda un fondo perduto”.

Sulla stessa linea Renato Della Bella, presidente di Apindustria Confimi Verona: “Lo Stato sta mettendo solamente garanzie, non soldi. In altri Paesi lo Stato ha proposto, almeno in parte, finanziamenti a fondo perduto, in Italia questo non è avvenuto”.

Più articolato il ragionamento di Domenico Mamone, presidente dell’Unsic, sindacato di piccoli imprenditori. “Il provvedimento parte da una logica sbagliata: far indebitare ulteriormente le aziende anziché farle ripartire. Offrire prestiti, ma lasciare invariati i pagamenti, specie i versamenti contributivi e fiscali, equivale a rinviare a qualche mese i problemi con il sovraindebitamento del tessuto produttivo e dar vita ad una partita di giro tra l’imprenditore, costretto comunque a far fronte alle scadenze, e lo Stato. Bisogna capire che il cuore pulsante della ripresa può essere solo il tessuto imprenditoriale, che va alleggerito di scadenze e di incombenze più che appesantito di debiti. L’abbattimento dei contributi ha già dimostrato, in passato, di essere una misura efficace sia per la crescita sia per l’occupazione: potrebbe essere attuato rivedendo l’impalcatura generale del sistema contributivo, orientato in una nuova solidarietà tra generazioni e tra contribuenti. In tal senso un provvedimento quale ‘quota 100’ è un privilegio che mal si concilia con il momento che stiamo vivendo e dovrebbe essere rivisto in nome del principio di equità – conclude Mamone.

Su Twitter molti giudizi di piccoli imprenditori sono impietosi: “Questa misura sbandierata come un grande successo e la sua ‘potenza di fuoco’ rappresentano non solo un insulto per le piccole e medie aziende, ma anche la dimostrazione di non aver compreso minimamente la situazione”.

Ben diverso il concetto di “liquidità” che ha la criminalità organizzata, emerso in un fatto di cronaca: mezzo milione di euro in contanti che alcuni calabresi nascondevano in un furgone. Soldi probabilmente destinati all’usura, prontissima ad attivarsi con gli imprenditori in difficoltà.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

2 comments

Il Direttore dell'Abi Spiega Cosa Fare con le Banche | Immoderati 10/04/2020 at 01:44

[…] perplessità sulle procedure necessarie per ottenere l’agognata liquidità su cui cerchiamo di fare chiarezza. La chiave di volta […]

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Più Debiti per Pagare più Tasse allo Stato | Immoderati 15/04/2020 at 17:07

[…] Prendiamo l’annuncio sul Decreto Liquidità. Conte in televisione gongola e tripudia: “Abbiamo fatto una manovra da 400 miliardi, la più grande mai vista in Italia e in Europa di tutti i tempi!”. E nessuno degli astanti imbellettati scoppia a ridere. […]

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