fbpx
Corsivi corsari Speaker's Corner

Dante come la pizza, come la carbonara

Il 25 Marzo è stato il Dantedì, ovvero la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri. Essendo nel 2021 il settecentesimo anniversario della sua morte, il Dantedì ha avuto un rilievo oltre che fuori dal comune, anche fuori dal limes. Infatti, tra le varie voci che si sono levate a raccontare il Sommo poeta, è saltata agli onori delle cronache quella di Arno Widmann, critico tedesco reo di non aver scritto di Dante l’ennesima agiografia. Non fraintendetemi, questo signore non ha scritto comunque nulla di originale, ma non sia mai che si tratti Dante come un essere umano, che si facciano appunti pungenti sulla sua persona e sulla sua opera! Per di più, non sia mai che a farlo sia un forestiero!

E allora apriti cielo. Quando il rotocalco Frankfurter Rundschau ha dato inchiostro a questa discutibile creatura, tutta la stampa nazionale Italiana, già medaglia d’oro di sensazionalismo carpiato, si è spesa in lamenti funesti e grida di disperazione per lesissima maestà. Titoloni esagerati sono comparsi su tutte le testate dando vita ad una commedia dell’assurdo –talmente assurdo che l’unico articolo decente sulla questione è del Fatto– fondata sulla strumentalizzazione di un trafiletto d’opinione, comparso su un giornale estero minore e che non dice nulla di offensivo né di illegittimo. Una ricerca dell’inutile fatta con il bisturi per montarvi sopra una polemica inesistente e cavalcare un po’ di sdegno nazional-popolare per fare bait. Nulla di nuovo dallo Stivale. E in effetti, alla stampa ed alle sue vesti inutilmente strappate ci abbiamo fatto un certo callo. Ma, ovviamente, la storia non si conclude qui. Lo psicodramma nazionale non sarebbe stato completo senza l’entrata in pompa magna della politica con la “p” minuscola, anzi minuscolissima.

«Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!»

La reazione sguaiata proviene in particolare dal ministro Dario Franceschini il quale, offeso, carica una cit. sui social nel tentativo di pavoneggiare una certa superiorità intellettuale e morale non richiesta e non pervenuta. Seguito a ruota da Di Maio, il grande e irreprensibile Di Maio, molto sensibile sulle questioni culturali come ci ricordano i suoi elogi alla democrazia millenaria Francese o alla Russia mediterranea.

I due Ministri hanno deciso di fare di questo articolo un affare di Stato, andando a chiedere ad i loro corrispettivi tedeschi di scusarsi pubblicamente a nome della Germania. Una scenata dal sapore pre-bellico, post-risorgimentale, infatti fascista. Non nell’olio di ricino e nello stivale, ma fascista nella cultura signorile e paternalista che si evince dal modo di concepire le nazioni, i popoli ed il potere; nel loro ergersi a difensori dell’Onor di Patria, custodi dei valori e della moralità del popolo; nel considerare la libera opinione di un libero cittadino un affronto che i suoi padroni dovranno ripagare con delle scuse istituzionali; infine, nel reputare loro stessi e la nazione che rappresentano i legittimi eredi della grandezza passata: gli eredi di Roma, i pro-nipoti di Dante, Boccaccio e Petrarca, gli alfieri di Alfieri, uomini nati nella terra di Manzoni e di Leopardi; insomma poeti, santi e navigatori.

Questa cultura viene impartita a scuola, in università, dai giornali, nei circoli. Ne sono impregnate le grandi masse, ne sono impregnate le élites. Ed è un’architettura identitaria fatiscente, costruita abusivamente sul vuoto. L’assenza di spessore attuale e la perenne decadenza del Paese ci rendono estremamente allergici a qualsiasi cosa minacci di compromettere l’onore dei nostri feticci nazional-popolari. Accade con la pizza se provi a metterci due fette di ananas, con la Carbonara se non metti il guanciale e accade con Dante se provi a sottolineare che, forse forse, aveva un po’ l’ego gonfio.

E no, non è un paragone forzato.

Pensate davvero che se fosse toccato a Shakespeare, a Goethe, o a Hugo le istituzioni dei corrispettivi stati avrebbero avuto la stessa reazione? Ovviamente no. Perché un Boris Johnson sa benissimo che Shakespeare non ha bisogno che lui gli faccia da avvocato, ne ha bisogno che un altro Stato si scusi pubblicamente per ripagare del “disonore”. Così vale per tutti, così vale (dovrebbe) per Dante. Solo noi che abbiamo la coda di paglia; che probabilmente non lo abbiamo neanche mai letto – sicuro non Di Maio -; che probabilmente non abbiamo gli strumenti culturali per riconoscerne realmente il valore, nonostante lo sforzo gentiliano; solo noi abbiamo bisogno di imbastire sceneggiate del genere per sentirci importanti, per dimostrare qualcosa. Ma così facendo dimostriamo soltanto quanto in realtà non ci importi nulla di Dante, è per noi una forma vuota, un idolo, un feticcio: come la pizza, come la carbonara.

2 comments

Dario Greggio 29/03/2021 at 00:09

😀 fantastico!!
Fascismo… la “patria” è la ricchezza degli inutili, dei vuoti, delle nullità. Come la “famiglia”, come i “figli”: chi si riempie di questi “concetti” dimostra di valere zero, e di aver quindi bisogno di qualche Branco in cui identificarsi.

Reply
Dario 09/04/2021 at 11:37

Bravo, omonimo!

Reply

Leave a Comment

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com