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Approfondimenti Storia

Dante fondò il pensiero di destra e a Cartagine c’era un Apple Store

Potremmo estinguere la dipendenza europea dal gas russo attaccando un trasformatore alle tombe degli illustri che hanno vissuto nella penisola italiana. Infatti, sarebbero delle efficientissime turbine data la quantità di giravolte che le loro salme sono costrette a compiere ogni giorno per colpa dei contemporanei che li nominano a vanvera.

Ancora una volta la vittima sacrificale all’altare dell’impostura intellettuale è Dante, disturbato nel suo sonno secolare da nientemeno che un Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Come se non bastasse, anche in questa occasione Il Fatto Quotidiano ha offerto un ottimo contributo sulla questione. Insomma, gli astri si sono di nuovo allineati, e si sono mestamente ripresentati nel dibattito italiano quei fattori che hanno guidato la mia penna in “Dante come la pizza, come la carbonara“. Quindi, mi sono chiesto, perché non scriverne una seconda parte?

Beh, ci sarebbe un grandissimo “perché no”. Ovvero che mentre nel primo caso v’era almeno qualche straccio di ragionamento da fare come si fa per un esempio in negativo dal quale trarre una lezione, questo secondo caso mi sembrava essere del tutto arido di contenuti. Ma poi, alla stravagante affermazione del ministro Sangiuliano si è accodato tutto un corteo di opinionismi talmente curioso da rendermi difficile ignorarlo. Un esempio? Il Senatore della Repubblica Lucio Malan si è chiesto se Dante sarebbe stato mai favorevole a cose come l’utero in affitto, il “genitore 1 e genitore 2”, l’immigrazione in Italia, et cetera… Oppure il goffo tentativo di Fabio Rampelli di metterci una toppa con un post su facebook dal titolo in caps lock: “DANTE ALIGHIERI DI DESTRA? [magari no, ma era] CERTAMENTE UN PATRIOTA E UN CONSERVATORE”. Si. Certamente.

Per fortuna non mi sono più laureato in Storia, altrimenti sarei stato colto da un’improvvisa autocombustione spontanea. Da un punto di vista meramente tecnico questi errori si chiamano anacronismi, ed essi si verificano quando ci scappa di interpretare fatti, cose o persone di un’epoca passata con parametri moderni ignorandone il contesto di provenienza. Un po’ come fa Popper con Platone quando gli rimprovera di essere un totalitario. Chiaramente i nostri politici non sono Popper, e chiaramente qui siamo oltre l’errore, oltre il refuso. La menzogna è plateale, e se fossi un loro elettore mi sentirei offeso dalla facilità con la quale provano a vendermi certe argomentazioni come se fossero basate su chissà quale spessore intellettuale.

Come se la figura fatta non fosse già abbastanza barbina, per rimediare al polverone innalzatosi il ministro ha provato a rispondere alle polemiche con un trafiletto di giustificazioni sul Corriere dove ci spiega che in verità vi dico, la sua era chiaramente una provocazione. Del tutto imprevedibile, signora mia. E dopo un appello pomposo di intellettuali citati per dare al “popolino” l’impressione di essere uno che ce capisce, Sangiuliano conclude con:

“… se la provocazione che ho fatto è servita a far riprendere a qualcuno in mano i libri di Dante Alighieri, posto che lo abbiano mai fatto, è già un buon risultato.”

Ministro Sangiuliano, Corriere della Sera

Per prima cosa c’è da sottolineare ipocrisia snob dell’inciso rivolto ai suoi critici “posto che lo abbiano mai fatto”, scritto da uno che sull’argomento ci ha appena fato una figuraccia in mondovisione. Dopodiché, anche se qualcuno dovesse aver ripreso a studiare Dante grazie al polverone generato dal suo intervento in tv, la lezione che ha dato all’Italia questa vicenda è solo e soltanto che si può arrivare ai piani alti anche rimanendo mediocri.

In conclusione, se provare ad interpretare Dante con le categorie contemporanee di destra o di sinistra è un’operazione del tutto priva di senso, ciò non toglie che si possa timidamente sollevare qualche paragone o, se preferite, qualche provocazione. In effetti, volendo stare al gioco, c’è una caratteristica che accomuna la destra italiana a Dante, e questa è l’hobby pittoresco di puntare il dito contro il prossimo e di scagliarlo all’inferno sulla base di – nel 2023, soggettivi – precetti morali, che non è esattamente una cosa di cui andar fieri.

C’è poi di Dante anche una seconda caratteristica, che stavolta lo pone in netto contrasto sia con la destra in generale, sia con il ministro Sangiuliano in persona: quella di aver scelto come propria prediletta, donandole un’immortale dignità, la lingua del volgo. Fosse vissuto ai tempi di Dante, infatti, il ministro Sangiuliano lo avrebbe etichettato quale “radical chic“, come etichetta oggi chi utilizza gli inglesismi. (Rileggere la frase per cogliere un’ulteriore layer di ironia).

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1 comment

Dario+Greggio 25/01/2023 at 13:06

😀 eh sì

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