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Attualità

Crisi: Opportunità per Riemergere più Forti

Crisi e Opportunità

La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progresso, è nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza e senza crisi non ci sono sfide, non c’è merito” Albert Einstein

La crisi offre l’opportunità per riemergere più forti. È proprio questo il momento di riflettere, noi prima dei politici, su quello di cui ha bisogno il paese per uscire dalla brutale crisi economica in cui cadremo dopo questa emergenza. Si sente parlare di interventi per tenere sotto controllo lo spread, di emissione di Eurobond, di ricorso al fondo Salva-stati. Tutte queste sono medicine per controllare la febbre non sono una cura per guarire dalla vera malattia in cui versa il paese.

Se L’Italia era in affanno già prima dell’epidemia, perché già fiaccata dai suoi debiti, da una crescita economica asfittica di 25 anni, dalle riforme strutturali mai realizzate e dall’inefficienza atavica delle sue istituzioni, dopo questa guerra, scatenata da un nemico invisibile che viene dalla natura ma devastante per le nostre vite, tutto sarà molto peggio.

Allora, l’augurio è che ognuno di noi spenda questo tempo, costretto in casa, per leggere, per informarsi, per cercare di capire su cosa ognuno di noi ha sbagliato per portare il paese ad affrontare questa emergenza già da malato cronico.

Attenzione, sarebbe un errore esiziale pensare che tutti i paesi europei siano entrati in questo momento difficile ad armi pari e quindi mal comune mezzo gaudio. No, noi pagheremo di più, perché semplicemente più deboli degli altri.

Tutto quello che si sta facendo ora, a parte l’estenuante ed enorme lavoro del personale ospedaliero a cui va tutta la mia stima e gratitudine, è fermare attività produttive, costringere la popolazione in casa per rallentare contagio, accumulare debiti, ricorrere all’aiuto della Bce, invocare  comprensione dalla Commissione e pretendere un intervento senza condizioni del Mes.

E’ invece urgente sin da ora pensare a come affrontare il momento della ripresa dopo l’emergenza, come convivere con il rischio del contagio di ritorno, come riequilibrare i nostri conti dissestati, come riformare la nostra PA per renderla efficiente e meno costosa.

Non basta, non abbiamo mai risolto il problema della gestione del conflitto di interessi, normativa presente e severa in molti paesi europei, mai implementata da noi. Senza di essa la nostra PA rimarrà in mano ai prepotenti, alle famiglie e alle corporazioni. In assenza di una legislazione seria che la regoli non avremo mai meritocrazia ed efficienza nelle nostre istituzioni

Abbiamo un’istruzione obsoleta, impostata da Giovanni Gentile nel 1923,  agli albori del fascismo. Un periodo storico molto lontano da tutti i progressi e scoperte compiute ad oggi grazie a innovazione tecnologia e scienza. Un progresso che ha avuto un impatto sulla nostra vita, economia e civiltà senza eguali nella storia.

In molti altri paesi avanzati la scuola è stata riformata e adeguata al progresso della società.  I nostri licei, tanto presuntuosamente ancora elogiati, sono inadeguati a formare i nostri studenti favorendo le loro individuali vocazioni, a una preparazione e selezione fondamentale per guidarli verso la scelta del percorso universitario più idoneo, per formare i nuovi professionisti secondo le necessità del mondo produttivo.

Le nostre università sono rimaste ancora in mano alle corporazioni come del resto la nostra PA, e nonostante gli ottimismi di tanti giornalisti, che parlano a sproposito di eccellenze italiane, i numeri delle valutazioni internazionali, piaccia o no, ci relegano dietro alla maggior parte dei paesi europei. Perché? Semplice, la corporazione accademica non vuole abbandonare il controllo del feudo.

Abbiamo un serio deficit di selezione meritocratica del personale, di gestione del conflitto di interessi, di valutazione delle istituzioni stesse. Non esistono, come in molti paesi avanzati quei ruoli dirigenziali per giovani ricercatori, che sono fondamentali per la libertà di ricerca, creatività e competitività. Se non si mette mano a questi problemi è inutile investire soldi pubblici in istituzioni obsolete.

Le riforme strutturali, eternamente annunciate e mai seriamente realizzate, dalla giustizia alla PA, dalla Governance ad una seria riforma elettorale, alla vexata quaestio della spesa pubblica, per non parlare della timida liberalizzazione del mercato in realtà esageratamente controllato dallo stato, attendono ancora di essere affrontate.

E quindi, se questa crisi rappresenta un’occasione di riflessione per cambiare e progredire, dovremmo tutti promuovere, già da ora nei sondaggi e domani con il voto, solamente quei partiti che vorranno realmente affrontare i nostri problemi e guidare il paese verso una vera riforma e progresso.

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1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 13/04/2020 at 11:44

Apprezzo e condivido, ma purtroppo sono le solite considerazioni che noi tutti di formazione liberaldemocratica e con qualche esperienza o anche solo capacità di confronti internazionali condividiamo. Un piccolo segnale di speranza forse è costituito dalla nomina fatta dal governo di Vittorio Colao per la predisposizione di un’agenda per la ripresa delle attività e di un gruppo di esperti.
Io temo 2 cose, in relazione alla durata oggi non facilmente prevedibile della crisi, per il fatto che siamo un Paese già debole da prima, con il debito pubblico che conosciamo e una struttura di tante PMI o microimprese in genere anche sottocapitalizzater:
1) il livello che raggiungerà il ns. debito e la finanziabilità dello stesso non tanto legata alla EU ma obiettivamente al rating dell’Italia, allo spread e quindi alla disponibilità dei sottoscrittori a comprare i ns. titoli di Stato
2)Alla non disponibilità consolidata della classe politica italiana a fare quelle riforme – V. Cottarelli – che sono condizione necessaria allo sviluppo, ma che romperebbero un establishment, una struttura di potere che finora ha dominato e pare intoccabille
E in questa situazione, è vero che la crisi è anche opportunità. Ma è altrettanto vero che vi saranno vincitori e perdenti

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