Corsivi corsari Speaker's Corner

Covid-19: L’Orgia di Flessibilità

Lagrime di spesa pubblica

Il Partito Unico della Spesa Pubblica è in preda un’euforia incontenibile. Erano decenni che cercava il Pretesto Inoppugnabile per sfasciare i conti pubblici: l’epidemia lo scodella su un piatto d’argento e quindi destra e sinistra, (s)governo centrale e cacicchi regionali pregustano l’orgia di misure clientelari.

La Commissione europea, che sulle plateali porcherie legate ai prestiti Alitalia non ha mosso paglia, sembra propensa a garantire il disco verde per riempire la greppia del voto di scambio. Grazie all’ulteriore flessibilità, il deficit potrà propagarsi come uno smottamento tellurico da via XX settembre, con la scusa di contrastare la gelata sulle attività economiche causata dal Coronavirus.

Questa immonda frenesia dovrebbe suscitare un moto di ripulsa e invece coglie pure quelli che fino a ieri si ergevano a difensori dei conti in ordine. Possibile che in questo paese eternamente governato da cialtroni di ogni risma e colore si riesca solamente a concepire politiche di spesa e debito e mai uno straccio di riforma vera?

Non sarebbe proprio questa l’occasione per recuperare risorse preziose azzerando i saccheggi delle casse pubbliche più plateali e disastrosi varati per compiacere la masnada grullo-sovranista?

In particolare Quota 100 va abolita immediatamente, per far fronte all’emergenza. Il Reddito di Cittadinanza va ristretto solo agli indigenti e a chi non è in grado fisicamente di lavorare. Per tutti gli altri beneficiari si reintroducano i voucher in modo che trovino occupazioni utili senza gravare sulla collettività. I navigator potrebbero rendersi utili negli ospedali invece di posare come statuine del Presepe fuori stagione nei fantomatici Centri per l’Impiego (così denominati in un tripudio di linguaggio orwelliano).

Tantissime altre forme di sperperi non sono più sostenibili da un’economia in picchiata. Ad esempio i piccoli comuni si dovrebbero accorpare immediatamente eliminando decine di micro burocrazie municipali inefficienti. Quasi tutte le migliaia di società il cui capitale è detenuto da enti locali andrebbero liquidate o vendute entro sei mesi visto che costituiscono una dilapidazione gigantesca.

Più in generale e’ imperativo riesaminare tutta la spesa della Pubblica Amministrazione e abrogare le leggi che garantiscono prebende clientelari a partire da quelle per le pensioni che stanno distruggendo le prospettive di due generazioni. Se non si fa ora questa operazione di pulizia quando mai si riuscirà a farla? L’epidemia assesterà una batosta al tessuto produttivo italiano.

Per risalire la china occorre ridare slancio ai settori penalizzati dalle incrostazioni mefitiche di uno stato indegno, inefficiente e corrotto. La feccia che invoca più debito va sottoposta ad una terapia di decontaminazione cerebrale: più debito oggi si traduce in più tasse, più povertà e meno sviluppo domani.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

5 comments

Franco Puglia 10/03/2020 at 14:02

Condivido, caro Fabio, e questa tua denuncia, con altre parole, la ho formulata anch’io sul mio profilo nei giorni scorsi.
Aumento della spesa pubblica per FARE COSA? Perché i danneggiati da questo tornado che si è abbattuto sull’Italia non saranno mai i beneficiari di qualsiasi aumento di spesa pubblica.
Perché i danneggiati, quelli che falliranno, o che nella migliore delle ipotesi dovranno contabilizzare danni pesanti, sono imprese private, imprese di quel tessuto produttivo che non campa di spesa pubblica, ma la sostiene con le tasse sui suoi redditi.
Paese senza speranza.

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Twitter Parade: i cinguettii ai tempi del coronavirus | Immoderati 10/03/2020 at 18:22

[…] Nel frattempo, chi spera di usare il deficit necessario per far fronte all’epidemia anche per clientele e marchette elettorali si sfrega già le mani… […]

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Mes: Riemergono le Paturnie Sovraniste | Immoderati 12/03/2020 at 20:11

[…] Supponiamo uno scenario in cui lo stop dell’economia dura 15 giorni. In Italia mediamente il PIL è pari a 430 bn a trimestre. Due settimane di fermo quasi completo (considerando le ridotte capacità di ripresa) sono all’incirca 70 bn di mancata produzione, compensata in parte dai 25 miardi di intervento pubblico straordinario (cui si aggiungeranno 20 bn di clausole di salvaguardia posticipate o annullate); intervento, ovviamente, in deficit. […]

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Pandemia: Entusiasmi Esagerati e Falsi Modelli | Immoderati 20/03/2020 at 08:02

[…] Passiamo ora alla strategia economica scelto dal governo per affrontare la crisi. Il governo dopo due anni di spesa in deficit non è riuscito a proporre alcuna riforma strutturale del paese. In occasione dell’emergenza Covid19, quando il paese si ferma con un PIL già in caduta dello -0,3% nel quarto trimestre il governo sceglie di aumentare la spesa in deficit.  […]

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Manovra 2021: Appuntamento con la patrimoniale | Immoderati 28/03/2020 at 15:45

[…] contiene spese per ulteriori 25 miliardi, fra spese sanitarie, casse integrazioni speciali e sussidi vari. Il conto del post-emergenza sarà salto: diverse imprese saranno fallite, tanti lavoratori avranno […]

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