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Covid-19: La politica monetaria non serve

In questa intervista ad Annalisa Lospinuso di LeFontiTV spiego perché le misure finora adottate dai governi e dalle banche centrali sono di dubbia efficacia di fronte allo shock causato dall’epidemia di Covid-19.

Occorre una terapia d’urto che dia un impulso alla produttività e agli investimenti, non l’ennesimo programma di spesa finanziato in deficit, tassi di interesse e iniziezioni di liquidita’ che non stimolano l’economia reale perché il sistema bancario e’ in coma.

Insomma sarebbe ora di attuare quelle riforme strutturali di cui si parla da decenni per rendere il sistema economico europeo business friendly e non un campo minato di regolamentazioni astruse ed impedimenti all’attività imprenditoriale.

Mentre l’attenzione era calamitata dall’emergenza Covid-19 il governo ha firmato un accordo con ArcelorMittal sull’Ilva di Taranto, praticamente rinviando tutto ad un fantomatico piano industriale che il governo dovrebbe presentare entro il 30 novembre e che lascia alla multinazionale franco-indiana una via d’uscita al costo di appena 500 milioni.

Nel marasma almeno una buona notizia: in Francia Macron e’ riuscito ad approvare la riforma delle pensioni. Adesso si spera che per reazione i gilet gialli organizzino migliaia di manifestazioni in tutta la Francia. E che marcino tutti stretti gli uni agli altri.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

4 comments

Aldo Mariconda - Venezia 07/03/2020 at 11:38

Parole sante. Oltretutto le banche, con i tassi bassi, il QE della BCE che si prolunga da tempo, non hanno neanche tante possibilità di operare in senso anticrisi. E il problema del ns. debito pubblicio è un nodo che viene al pettine proprio con le crisi, perché il problema non è tanto la “flessibilà” ottenibile dall’Europa ma la credibilità dell?Italia vs. chi ci finanzia il debito, ossia chi acquista i ns. titoli di stato, come peraltro più autorevolmente afferma Cottarelli.
Certo che bisogna fare le riforme per rendere più attraente il paese vs. chi investe. Ma da secoli non si fanno, né con governi di destra né di sinistra.
io credo che chi come anche il sottoscritto sostiene la necessità delle riforme, si cimentasse in un’analisi schietta e senza riguardo per nessuno, sul perché le riforme in Italia sono impossibili.

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Covid-19: Quali settori colpirà? | Immoderati 08/03/2020 at 07:55

[…] E non possono nemmeno inglobare gli effetti rovinosi che la pandemia avrà sulle catene globali del valore e la loro successiva riorganizzazione. La seconda è che, almeno per il momento, è difficile dire se allo shock di offerta ne seguirà uno di domanda (le banche centrali cercheranno di prevenire tale eventualità tagliando i tassi di interesse). […]

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Covid-19: il Caldo Bloccherà l'Epidemia? | Immoderati 26/03/2020 at 17:39

[…] Senza voler rubare il mestiere ai virologi, in questo IngloriousGlobastards abbiamo fatto alcune considerazioni empiriche su questo punto, al termine di un lungo soggiorno a Bangkok. Se fosse possibile stabilire che al di sopra di una certa temperatura (o range di temperature) il contagio si attenua si potrebbe iniziare a stimare concretamente l’impatto economico e stabilire che si tratta di resistere qualche settimana in emergenza magari con misure di politica economica mirate. […]

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Crisi Economica tra Chiusura della Borsa e Patrimoniale | Immoderati 26/03/2020 at 17:42

[…] reale sottostante dai valori degli asset quotati. Se nascondi il termometro la febbre non passa! Le politiche monetarie espansive hanno potuto solo comprare tempo, hanno fornito continuamente cibo all’elefante nella […]

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