Politica estera

Cosa si è detto all’incontro sul mercato Cinese in Italia a Roma

Pochi lo ricordano, ma nel 1978 l’Italia concesse un prestito alla Cina di tremila miliardi di lire. Davvero altri tempi. Della missione faceva parte il ministro Rinaldo Ossola, che era stato direttore generale della Banca d’Italia a metà degli anni Settanta. E tre anni dopo una delegazione di 50 lungimiranti imprenditori italiani sbarcarono in Cina con Paolo Savona, allora direttore generale di Confindustria, un’iniziativa promossa dal settimanale Il Mondo.

Anche di questo s’è parlato, presenti gli Immoderati, al sell training sulle prospettive legate al mercato cinese in Italia organizzato al Grand hotel Plaza di Roma da Andrea Amoruso Manzari, in collaborazione con Montenapoleone District e l’Associazione Via Condotti di Roma, in occasione degli eventi legati al Rome Chinese New Year. A corredo dell’evento una mostra fotografica sui 110 siti Unesco divisi a metà tra Italia e Cina che sarà visibile fino al 2 febbraio nelle boutique di lusso in via Condotti, tra cui Buccellati, Battistoni, Buccellati, Bvlgari, Cartier, Damiani, Dolce & Gabbana, Eleuteri, Falconeri, Ferragamo, Grand Hotel Plaza, Il Bisonte, Man, Stuart Weitzman, Swarovski.

“Cina e Italia hanno il più alto numero di siti Unesco al mondo e da anni la nostra attività editoriale ha fatto della Cina un punto di riferimento, essendo le due Nazioni vicine e coinvolte a livello, imprenditoriale, culturale ed ora principalmente orientato al settore luxury – ha ricordato Antonio Orlando, direttore della rivista “Eccellenza Italia”.

Sun Xiaolin, responsabile del Desk di Roma della Fondazione Italia-Cina, ha illustrato la scuola di alta formazione permanente, che mira ad offrire un supporto integrato per la realizzazione di imprese italiane in Cina, a partire da un’approfondita comprensione di ogni aspetto socio-culturale per costituire un know-how che migliori l’interlocuzione con i cinesi e sia in grado di migliorare la gestione d’impresa. “Proprio grazie agli incontri che la nostra Fondazione sviluppa in sinergia con l’ambasciata – ha evidenziato Sun Xiaolin – è stato evidente negli ultimi anni un rinnovamento negli stessi acquirenti cinesi che mirano non all’acquisto del prodotto in base al range o brand di consumo, ma alla storia che c’è dietro, all’experience

Parallelamente alla crescita culturale, con la lingua cinese ormai entrata nei programmi didattici delle scuole statali italiane, s’è registrata nell’ultimo anno una crescita del 16 per cento del mercato incoming cinese sull’acquisto di beni, in prevalenza di lusso, come ha illustrato in dettaglio Antonella Bertossi di Global Blue Italia.

“Il 2019 è stato un anno positivo per il Tax Free Shopping, in Italia in generale e nella Capitale in particolare, con i turisti cinesi che hanno mantenuto il ruolo di principale nazionalità del mercato”, ha spiegato la manager. “Nel nostro Paese l’anno scorso gli acquisti tax free dei viaggiatori cinesi hanno fatto registrare un più 7 per cento e, secondo i dati da noi registrati dal 2015 al 2019, il trend degli acquisti dei turisti cinesi è sempre rimasto positivo, elemento che li ha confermati prima nazionalità nel mercato del Tax Free Shopping. Sempre guardando alla Città Eterna, emerge come da gennaio a dicembre 2019, si sia concentrato il 20 per cento del Tax Free Shopping dei viaggiatori cinesi: la Capitale, infatti, è stata la seconda meta italiana per acquisti tax free alle spalle dell’intramontabile Milano (40 per cento). Questa nazionalità ha prediletto comprare principalmente nei negozi nelle vie del Tridente (62 per cento del totale delle vendite), seguiti dalle altre boutique del centro. Significativo, infine, il valore dello scontrino medio dei turisti cinesi che a Roma dal 2015 al 2019 è stato del 55 per cento più alto della media degli scontrini delle altre nazionalità. Tendenza che si conferma considerando anche solo il 2019, anno in cui il suo valore è stato il più elevato rispetto alle altre nazionalità: 1.496 euro, a fronte di una spesa media pari a 997 euro”.

Non da ultimo il settore tecnologico, che vede la Cina detenere un primato nella velocità e potenza di connessione.

Secondo Enrico Plateo, Ceo Europa di WeChat, il digitale avanzato ha sicuramente facilitato le azioni cinesi in ogni campo ed i millennials, in tale ambito, sono stati i primissimi ad utilizzarlo sullo shopping. Il canale digitale è diventato così uno strumento di acquisto e di spostamento di ricchezza, oltre che un sistema di entertainment personalizzati in cui i contenuti sono costruiti e promossi dagli stessi utenti tecnologici che si inseriscono in micro e macrocomunità. Un panorama forse inquietante ma sicuramente attuale che vede integrare l’offline con l’online e far confondere realtà e virtuale”.

A continuare sull’argomento è stato Santiago Mazza, business developer manager di Digital Retex, che ha evidenziato l’identikit ideale dell’acquirente cinese in Italia, mosso prevalentemente da un’esperienza da fare, più che dal singolo prodotto, e che si articola in categorie e sottocategorie mosse principalmente da famiglie (in cerca di una vacanza congiunta e personalizzata all’estero), influencer e shopper (entrambi in odore di proselitismo ma anche peculiari ricercatori del trend topic).

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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