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Cosa è il “Manifesto della comunicazione non ostile” firmato da David Sassoli, Presidente del Parlamento EU

Nel corso della cerimonia di conclusione di Matera capitale europea della cultura, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha firmato il “Manifesto della comunicazione non ostile”, promosso dall’associazione triestina “Parole O_Stili”, che dal 2016 si batte per la responsabilizzare degli utenti della Rete contro la violenza delle parole.

“Parole O_Stili” è nata dall’entusiasmo di oltre trecento professionisti della comunicazione d’impresa e politica, ma anche blogger e influencer, a cui si sono aggiunti insegnanti, studenti, imprenditori e professionisti. Persone accomunate dalla volontà di rendere il web un luogo meno violento, più rispettoso e civile.

“Il principio che più mi ha colpito è ‘Le parole hanno conseguenze’ perché mi ha fatto venire in mente quanto diceva Max Weber nel suo saggio ‘Lezioni di Politica’, ovvero che ‘l’etica della responsabilità si misura nella conseguenza delle azioni”, è il commento di David Sassoli che spiega il senso della firma al Manifesto. “Questo mi sembra il modo migliore per chiudere un anno intenso per Matera. Mi farò personalmente promotore dei dieci principi in tutte le occasioni istituzionali e non che mi vedranno coinvolto”.

Un gesto importante che annuncia la condivisione dei dieci principi e l’impegno a osservarli, promuoverli e diffonderli con l’obiettivo di contrastare l’odio in rete e sostenere un uso consapevole del linguaggio, soprattutto da parte di chi ricopre cariche politiche e istituzionali anche a livello europeo.

Il “Manifesto della comunicazione non ostile” è una carta che elenca dieci principi di stile utili a migliorare il comportamento di chi sta in Rete e rappresenta un impegno di responsabilità condivisa. L’obiettivo è che il web diventi un luogo accogliente e sicuro per tutti.

Quali sono questi dieci punti? Il primo impegna a dire e a scrivere in Rete solo cose di cui si ha il coraggio di esprimere di persona. Il secondo, “si è ciò che si comunica”, ricorda che le parole che si scelgono raccontano la persona che uno è, quindi rappresentano chi parla. Il terzo, “le parole danno forma al pensiero”, invita a prendersi tutto il tempo necessario ad esprimere al meglio ciò che uno pensa. Il quarto, “prima di parlare bisogna ascoltare”, equivale al fatto che nessuno ha sempre ragione. Il quinto, “le parole sono un ponte”, è incentrato sulla necessità di farsi capire per avvicinarsi agli altri. Il sesto avverte che “le parole hanno conseguenze”. Il settimo è “condividere è una responsabilità”, per cui la condivisione di testi e immagini va fatta soltanto dopo averli letti, valutati, compresi. L’ottavo ricorda che “le idee si possono discutere e le persone si devono rispettare”, per cui nessuno dovrebbe trasformare chi sostiene opinioni non condivise in un nemico da annientare. Il nono è “gli insulti non sono argomenti” e non ha bisogno di commenti. Il decimo, infine, ricorda che “anche il silenzio comunica”. Per cui quando la scelta migliore è tacere, taccio.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

1 comment

Aldo Mariconda - Venezia 21/12/2019 at 19:57

Il Presidente Sassoli parla saggiamente. Sono regole di civiltà e di buon senso, che tuttavia corrono il forte rischio di essere travolte dalla c.d. civiltà dei “social” che sul terrono della politica ha spesso un effetto negativo. Il messaggio facile e breve è troppo spesso usato dagli estremisti, dai fanatici che esprimono concetti non frutto di ragionamento e approfondimento. In politica, questo effetto è spesso la conseguenza dell’atteggiamento di leaders spregiudicati e che sapientemente sanno manipolare le masse anche supportati da staff numerose e competenti nella comunicazione.
Il fenomeno “social” ha un impatto più generale nella società e quindi nel ns. modo di vivere e di scegliere. A livello del MKTG è interessante un’analisi di Philip Kotler, MARKETING 4.0, Moving fron traditional to digital, Ed. Wiley. Descrive come seguire questa tendenza non è facile: “Companies used to have control over MKTG communications and they used to handle customer complaints individually. With community generated content, companies have no control over the conversation. Censoring content will weaken credibility. They must also be prepared for massive social backlash when something goes wrong.”
E vi è una evoluzione nella comunicazione nel MKTG, che s’impernia sempre più sul “F FACTOR (Friends, Families, Fans and Followers).
Se questa evoluzione possa portare conseguenze positive nel MKTG, può essere, se come scrive Kotler, “companies and brands that have strong reputations and honest claims about their products should have nothing to worry about. But those who make false claims and have poor products will not survive. It is practically impossible to hide flaws or isolate customers complaints in a trasparent digital world”.
Non mi pare che in politica succeda la stessa cosa, almeno nel breve termine. Comunque il fenomeno andrebbe approfondito.

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