Sanità

Coronavirus: La trasparenza dei dati è lo strumento di vittoria

La trasparenza dei dati è lo strumento di vittoria

Ci sono stati ritardi? Forse, certe invece le negligenze delle autorità.

Agli inizi di dicembre Li Wenliang il medico che per primo osservò la pericolosità di questo virus, aveva segnalato alle autorità l’imminente pericolo. La risposta di Pechino fu la sua reclusione. Ma se questa è stata dovuta ad un’errata valutazione del ‘procurato allarme’, vanno considerati due fattori importanti.

I sintomi sono molto simili all’influenza, soprattutto nella fase iniziale. Dicembre e gennaio sono i mesi che coincidono con i picchi influenzali, quindi era difficile poter valutare da subito la possibilità di una nuova forma di virus; ma se questo fatto può essere considerato una scusante per Pechino, non lo è di certo quello di non aver creato in questi anni una rete organizzativa in grado di intercettare e valutare ogni possibile caso di insorgenza di nuovi virus.

Le principali forme virali e influenzali  provengono molto spesso dall’Asia e non è un caso, considerato che in quest’area vive oltre un terzo della popolazione mondiale, in zone ristrette e soprattutto in condizione igieniche sanitari pessime, soprattutto se parametrate ai normali standard occidentali.

A questo si deve aggiungere la gestione degli alimenti e in particolare la loro conservazione, macellazione e trasporto, nonché le condizione deplorevoli  a cui sono soggetti gli animali.

Non illudiamoci nel vedere costruzioni faraoniche e città all’avanguardia; tutto ciò riguarda poco più di 50milioni di persone, di una popolazione cinese che supera il miliardo di individui; il resto vive ancora in povertà e condizioni socio sanitarie pessime.

I dati certi a oggi sul virus:

– Non ci sono né vaccini né farmaci conto il corona virus;

– Per avere un vaccino a disposizione della popolazione ci vorrà almeno un anno

– E’ particolarmente resistente e riesce a vivere ben 9 giorni sugli oggetti (scatole, superfici interne dei bus, metro etc.).

– Ha subito ben 6 mutazioni;

– Si riproduce sul corpo umano  non si trasmette via alimentare,  quindi non ci sono problemi per i ristoranti;

– Ha un periodo di incubazione che può variare da un minimo di 48 ore a 14 giorni, durante il quale è possibile la trasmissione senza sintomi;

– Il ‘salto’ all’uomo non è avvenuto dai pesci come si è pensato all’inizio, ma dai pipistrelli (che in alcune zone vengo macellati in condizioni igieniche pessime per essere serviti come cibo);

– Ci sono oltre 57 sequenze genetiche del virus fatte da vari centri studio sparsi nel mondo;

Il governo cinese doveva, già dai tempi della SARS, mettere in atto tutti quei sistemi di monitoraggio e allarme in grado di intercettare fin da subito i segnali di nuovi focolai virali.

Casi come questi, come la Sars Aviaria, Zika, e altri non devono essere più considerati fatti eccezionali, ma la normalità” come afferma anche la scienziata Ilaria Capua Direttice di One Health Center of Excellence Università della Florida, intervistata da Michele Boldrin e che sarà ospite all’incontro di liberi Oltre a Venezia.

A queste negligenze,  si sono poi sommate due coincidenze quella dei picchi  influenzali di cui abbiamo già parlato con il capodanno  lunare cinese. Wuhan è una città ricca di studenti universitari che in occasione delle festività sono tornati a casa. Molti altri invece sono partiti per le vacanze e tutto ciò è avvenuto prima che le autorità cinesi mettessero in atto le strategie per contenere l’epidemia, la cui gestione è già di per se molto complicata, attraverso l’implementazione delle misure di restrizione.

Come sottolinea la Dott.ssa Capua, “il coronavirus é nuovo, sconosciuto, non ci sono test diagnostici quindi nella fase iniziale è stata difficilissima la diagnosi”, e aggiunge “ va ricordato che ‘pandemia’ non significa che uccidere tutti ma che si diffonderà in tutto il mondo, trovando una prateria libera da infettare, ma questo virus non è altamente letale; finora i casi fuori dalla cina sono molto pochi e non in forma grave“.

Se facciamo un confronto con Ebola, questa su 3500 contagiati provocò 2700 vittime, ossia il 77%, con  il coronavirus siamo attorno al 2%.

Fortunatamente, quello che ha fatto la differenza rispetto al passato è la condivisione dei dati. La trasparenza dei dati è lo strumento di vittoria. Lo Spallanzani il test diagnostico lo ha avuto in 10gg dalle autorità cinesi. I ricercatori e i governi hanno capito che occorre fare ‘squadra’. La condivisione di tutti i dati inerenti la vicenda del corona virus sta permettendo a tutti i paesi di organizzarsi al meglio per contenere e contrastare l’epidemia.

Al momento due studi, uno realizzato dall’Imperial College di Londra e l’altro dall’università di Hong Kong, attraverso modelli matematici hanno consentito di capire e ipotizzare quanti contagi  ci possono essere in Cina e nel resto del mondo. Questi studi mostrano come l’indice di infettività del coronavirus  è molto alto tant’e che risulterebbe che ogni persona contagiata può infettare altre 2,68 persone come racconta il Prof. Rino Rappuoli Direttore scientifico  GSK Vaccines;  “da questi dati si deduce che i casi raddoppiano ogni 6,4 giorni

Quindi le persone infettate in Cina dovrebbero essere molte di più di quelli indicati nei rapporti ufficiali, tendenzialmente quasi 10 volte di più

Conferma Rappuoli che a oggi non ci sono né vaccini né farmaci contro questo virus.

1 comment

Come e' Arrivato il Coronavirus in Italia? | Immoderati 23/02/2020 at 17:48

[…] Intanto fuori dall’Europa Corea e Giappone sono investiti in pieno dall’ondata di contagio, mentre in altri paesi come l’Iran o la Thailandia i governi adottano la strategia dello struzzo. Mentre in questa guerra come gli Immoderati hanno già spiegato, la trasparenza e’ l’arma più efficace. […]

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