Speaker's Corner

Cinque Stelle: da San Giovanni a San Silvestro, sola andata…

Dai 43mila metri quadrati di piazza San Giovanni in Laterano a Roma, che diventano il triplo includendo anche gli spazi limitrofi solitamente animati durante i grandi eventi (ad esempio, il “concertone” del primo maggio), ai poco più di seimila metri quadrati di piazza San Silvestro. Da una capienza massima potenziale di circa 700mila persone ad una di circa 50mila, ad essere generosi.

Ironia della sorte, ora San Giovanni la riempiono le sardine, nuovi vaffa-isti in un Paese dove i movimenti di protesta (sempre contro la Casta, ora contro il Capitone, prima ancora contro Silvio) hanno una data di scadenza già dalla nascita.

La parabola di questi anni del Movimento Cinque Stelle sta anche nella capienza (e nella storia) di queste due piazze.

Se può sembrare troppo gelida e impietosa la comparazione elettorale tra il 2018 e il 2019 – da quasi il 33 per cento delle politiche a poco più del 17 delle europee – il confronto più “ardente” e scenografico delle piazze assicura un senso più poetico alla liquefazione non soltanto della realtà pentastellata, ma anche di quello che rimane delle ambizioni grilloidi.

Esattamente sette anni fa, alla vigilia del voto per le politiche del 2013, per il comizio finale della campagna elettorale soltanto il Movimento Cinque Stelle osò affrontare la sfida di una piazza, San Giovanni appunto, quella ormai dimenticata dalla sinistra nonostante fosse stato teatro dei funerali di Togliatti e di Berlinguer. Il Pd, segretario Pierluigi Bersani, ripiegò addirittura per il calduccio al chiuso del teatro romano Ambra Jovinelli, con l’endorsement di Nanni Moretti e del gotha più radicalchic del limitrofo quartiere dell’Esquilino. Se il consacrato senatore Mario Monti scelse Firenze, perché “capitale del rinascimento”, Silvio Berlusconi optò invece per un teatro napoletano, dovendo poi rinunciare per una congiuntivite, benché il Cavaliere anche nelle vesti di sanitario, individuasse la responsabilità in un dito finito – non si sa come – nel suo occhio.

L’inaspettato trionfo alle urne dei Cinque Stelle emerse con chiarezza già in queste strategiche scelte, con piazza San Giovanni piena come un uovo ed eccitata da slogan quali “siamo cittadini punto e basta”, “uno vale uno”, “o-ne-stà”, “destra e sinistra concetti superati”, “rovesciamo la piramide”, il tutto arricchito da sventolio di bandiere Notav e a favore dell’acqua pubblica.

Per l’appuntamento di sabato 15 febbraio 2020, i pentastellati hanno ripiegato su una piazza anomala per le manifestazioni romane, proprio perché piccola, addirittura fino ad una decina di anni fa destinata al capolinea di una decina di linee di autobus. Poi piazza San Silvestro, da maggio 2011, ha visto i lavori per la concretizzazione del progetto di Paolo Portoghesi, a cui non sono mancate critiche per la freddezza del risultato finale. Ma, forse, il nichilismo ideale sarà ora terapeutico per le nuove pulsioni di ciò che resta del movimento di Casaleggio.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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