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La chiamata di Draghi spacca il Parlamento più populista della storia

colloquio draghi mattarella

Quando Giovanni Grasso, direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica, ha annunciato la convocazione di Mario Draghi al Quirinale, si è scatenato il delirio. Dalle reazioni letteralmente isteriche dell’osceno clan contiano, capeggiato da Marco Travaglio e Andrea Scanzi, co-conduttori di Otto e mezzo, alle manifestazioni letteralmente di giubilo del sottorappresentato mondo centrista. Dall’elogio tattico della machiavellica strategia di Renzi, alla confusione mentale della destra che sta vivendo un momento amletico: “essere costruttori o essere cialtroni, questo è il dilemma”.

Al di là del tifo politico, che sicuramente è divertente per gli sfottò ma è poco sostanzioso, solo un folle o un ignorante può preferire Giuseppe Conte, il peggior Presidente del Consiglio di sempre, a Mario Draghi, l’uomo politico italiano più importante degli ultimi 50 anni. Non a caso stamattina lo spread è diminuito notevolmente e il Ftse Mib è salito al 2,55%, con particolare rilievo per le banche.

I problemi politici dell’eventuale nuova maggioranza sono enormi ancor prima di cominciare. Non si capisce bene, infatti, quale maggioranza possa sostenere Conte. Il Movimento 5 Stelle ha dichiarato la propria ostilità, ma è spaccato. Di Battista ha definito Draghi “apostolo delle élites”, Crimi ha dichiarato di non essere disposto a sostenere un governo di natura non politica. Resta il fatto che i governisti grillini, Buffagni in testa, ci sono e non rimarranno all’opposizione. Medesimo discorso si può fare per la spaccatura interna a Liberi e Uguali: la componente Sinistra Italiana sembra più ostile a Draghi, più possibilisti Articolo 1 di Speranza.

Il Partito Democratico sembra più stordito che altro, si registra una maggiore attività dei più scettici nei confronti dell’alleanza strutturale coi cinque stelle, si veda Giorgio Gori. La segreteria vetero-comunista che ha lavorato alacremente per distruggere l’Italia, invece, si è limitata a fare un appello agli altri alleati estremisti del vecchio governo. Dopo essersi rimangiati il “mai più con Renzi”, che ha appena dato loro un calcio sui denti, saranno obbligati a retrocedere anche sul velleitario “Conte o morte”.

Anche il centrodestra è spaccato. Mentre Forza Italia, UDC, e Cambiamo! sono tendenzialmente favorevoli, ma non compatte, la Lega pare tentennare e Fratelli d’Italia invoca le elezioni. Ora, posto il sostegno di Italia Viva, Azione, Più Europa, degli europeisti (già ex contiani e ora draghiani) e delle autonomie, i numeri non tornano senza il sostegno della Lega, che risulta dirimente. Gli uomini vicini a Giorgetti e Zaia spingono per un cambio di passo, ma è doveroso ricordare che il responsabile economico del Caroccio al momento è Alberto Bagnai: cialtrone (marxista) no-euro della prima ora. La sensazione è che cambieranno tante volte tante posizioni.

Un governo Draghi quindi, ad ora, per nascere potrebbe beneficiare di due scenari. Un allargamento della precedente maggioranza a Forza Italia e tutti gli altri centristi è un’opzione, tanto quanto una compagine inedita costituita da Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva, i centristi e un pezzo di Lega, M5S e LeU, che verosimilmente subiranno delle scissioni. Per quanto la mia stima di Draghi sia pressoché infinita, sono molto perplesso su quale programma possa unire tali forze.

Non credo che Draghi si sarebbe esposto tanto, e Mattarella con lui, se non fosse stato ragionevolmente certo di ricevere la fiducia e di costruire un esecutivo che duri più di tre mesi. L’uomo ha dimostrato più volte grande abilità politica e i partiti attuali sono clamorosamente consacrati al trasformismo, quindi tutto è possibile. Ma lo è anche la sciagurata ipotesi che questo maledetto Paese riesca a bruciare un gigante come Draghi per soddisfare l’ego di piccoli leader senza spessore.

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