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Chi si ricorda del popolo Saharawi?

In Qatar, nei quarti di finale della Coppa del Mondo di calcio, il Marocco ha (meritatamente) eliminato la Spagna ai calci di rigore.
Onore ai calciatori marocchini.
Ma oltre alla comprensibile gioia dei fan del Marocco, sono puntualmente emerse posizioni politiche strabiche e ipocrite a destra e a sinistra.

Visto da destra: in Spagna Vox e fascisti vari indignati per il fatto che una ex colonia spagnola (divisa con la Francia), araba e berbera e di religione musulmana, abbia battuto la Spagna.

Vabbè Vox è Vox, un partito di nostalgici franchisti, partito che dallo zero virgola due di pochi anni fa è arrivato al 15% delle ultime elezioni politiche spagnole. Un partito che all’ultimo congresso ha chiamato sul palco un gruppo trap demenziale (Los Meconios, il nome è tutto un programma) che ha cantato Vamos a volver al 36, cioè torniamo al 1936, anno in cui parte dell’esercito si solleva contro la Seconda Repubblica spagnola, dando inizio a una guerra civile lunga e sanguinosa, che fu un banco prova per la Seconda guerra mondiale e regalò alla Spagna quarant’anni di dittatura franchista.

Che per il 15% degli spagnoli questa possa essere una prospettiva affascinante fa rabbrividire qualsiasi persona di buon senso: la Guerra Civile 36-39 fu atroce, come gli spagnoli sanno essere quando abbandonano il loro lato gentile ed educato. E oltretutto la partecipazione dei nazisti tedeschi e dei fascisti italiani (che sperimentarono i primi bombardamenti a tappeto) e della Russia di Stalin (che si preoccupò più di dare la caccia ad anarchici e comunisti dissidenti che di combattere i franchisti) aggiunse orrore ad un orrore senza fine.

Una ferita da cui la Spagna iniziò a riprendersi solo negli anni 80, diventando un paese europeo moderno nel decennio successivo. Ma la propaganda populista e complottista del partito di Santiago Abascal sta avendo successo: Eso con Franco no pasaba (Questo con Franco non succedeva), la versione spagnola di quando c’era LVI i treni arrivavano in orario.

In Italia, a parte gli assalti di estremisti di destra ai tifosi marocchini) qualcuno, per esempio gli pseudo-giornalisti del foglio NoVax e putiniano che si chiama La Verità (o Pravda), diretto dalla coppia B&B (Belpietro e Borgonovo, a cui Abascal sicuramente piace), si lamentano del terribile caos creato dai festeggiamenti dei tifosi marocchini, dimenticando che queste cose, se non molto peggio, succedono con tutti: dalle devastazioni compiute dai tifosi italiani ai tempi della vittoria ai Mondiali in Germania a fatti più recenti ma ugualmente incresciosi.

Poi c’è, per esempio, Carlo Panella che scrive su Linkiesta un articolo dall’eloquente titolo Il miracolo del Marocco non è solo sportivo ma anche politico, dando quindi ragione, da un differente punto di vista, a Vox. Sul profilo Twitter del partito dei nostalgici franchisti infatti è apparso un tweet poco prima dell’incontro che dichiarava Mucho más que un partido.
Nell’articolo Panella, che pure conosce il mondo arabo e quello islamico avendogli dedicato parecchi saggi, si spinge (forse sull’onda dell’entusiasmo) a sostenere che il Marocco sia “il solo paese arabo-islamico che si possa definire democratico” e poco dopo a ribadire che sia “l’unico e solo paese arabo-islamico a democrazia compiuta”.
Ora, secondo il Democracy Index nemmeno gli USA indice (7.85/10 nel 2021) né l’Italia (indice 7.68) sono una democrazia compiuta. La Norvegia detiene il primo posto con 9.75. Il Marocco, secondo la classifica, appartiene al gruppo dei regimi ibridi, a metà strada tra democrazia e autoritarismo, con un punteggio di 5.04 e un 95esimo posto nel mondo. Nonostante i progressi, dieci anni prima era addirittura un regime autoritario con un indice di solo 3.83, resta ancor oggi ben staccato alla democrazia imperfetta tunisina, che vanta un indice 6.59 nel 2020.


Questo considerando il mondo arabo-musulmano. Panella ricorda giustamente, ed è probabilmente la parte più interessante dell’articolo, che “l’intrico dei rapporti tra Spagna e Marocco invoglia a riflettere. Soprattutto perché, caso unico nella storia, quel Marocco che nell’Ottocento divenne in parte colonia della Spagna, prima e per secoli, aveva colonizzato e dominato la Spagna, o meglio, la feconda e ridente Andalusia sotto il dominio dei sultani berberi Almoravidi e poi Almohadi.”
Ma poi l’autore ricade con “Non tiriamo dunque per i capelli la realtà se scorgiamo una qualche linea di continuità tra la clamorosa vittoria del Marocco sulla Spagna ai mondiali e l’unicità di quel paese musulmano che, solo, accetta le sfide della modernità, vive un Islam non dogmatico ma evolutivo, sia pure con prudenza estrema e mille contraddizioni”.

Considerando l’intero mondo islamico, davanti al Marocco dobbiamo porre il Bangladesh (al 75 posto come la Tunisia), la democrazia imperfetta della Malaysia (al 37esimo posto, e ricordiamo che l’Italia è al 31esimo), l’Albania (68esima), la Bosnia (stessa posizione del Marocco).
Ma ovviamente le nostre sono pignolerie e sarebbero opinioni legittime se Panella non dimenticasse un piccolo particolare: il Sahara Occidentale.
Dimenticanza veniale nel caso de Linkiesta, più grave per altri: vediamo perché.

La vittoria del Marocco infatti viene descritta da qualcuno (pacifinti seguaci di bizzarri sociologi e ipocriti filosofi, terzomondisti d’accatto e filopalestinesi che vedono tutto il male nello stato di Israele, negli USA e nel cosiddetto Occidente) come una vittoria del terzo mondo sull’Europa, di una ex colonia sugli ex colonizzatori (l’unica cosa indiscutibile) e soprattutto una vittoria dei calciatori che sventolano la bandiera palestinese (alla FIFA e alle autorità del Qatar dà fastidio solo il bracciale LGBT).

D’altronde le monarchie arabe amano molto sostenere a parole il popolo palestinese, nella realtà dei fatti molto meno. Si sono arrogati il diritto di decidere per il popolo palestinese almeno dal 1948 fino agli anni 90, causando spesso danni irreparabili ma al tempo stesso hanno usato i profughi palestinesi come merce di scambio, trattandoli spesso in maniera disumana. Chi scrive ricorda la testimonianza di un ragazzo palestinese cresciuto in Qatar, vissuto per alcuni anni in Italia e successivamente emigrato in Francia: “i soldati israeliani, che sono nemici, hanno sparato ai miei parenti. I poliziotti del Qatar, che avrebbero dovuto essere amici, ci hanno derubato quando siamo arrivati, ci insultavano e ci picchiavano tutti i giorni e lo stato del Qatar ci trattava come schiavi”.

Il sostegno ai palestinesi apre un tema spinoso anche per il Marocco: nel 1975 muore Francisco Franco e la Spagna abbandona la sua ultima colonia, il Sahara Occidentale o Saharawi.
Il vicino Marocco (e, solo per qualche tempo, anche la Mauritania) lo invade nonostante il suo popolo non sia per nulla d’accordo. L’obbiettivo è riuscire ad amministrare regione dopo il ritiro della Spagna. Il conflitto prosegue e nel 1976 il Fronte Polisario dichiara unilateralmente la Repubblica Democratica Araba del Saharawi, riconosciuta attualmente da circa 80 nazioni.

L’ONU, che ha una missione permanente nel territorio occupato, ha emanato varie risoluzioni, puntualmente non rispettate. Il Fronte combatte da cinquant’anni (con qualche cessate il fuoco) contro l’esercito invasore e la popolazione che non vive nei campi profughi in Algeria ha scatenato ben due Intifada (già, non ci sono solo quelle contro gli israeliani).
Ma d’altronde questi aspetti passano in secondo piano per poter vendere la narrativa di un mondo che prende il suo riscatto contro un Occidente unica causa di tutti i mali. Per i terzomondisti strabici i cattivi non possono che essere UE, USA, Israele, UK e Commonwealth e, al massimo, Giappone.





1 comment

Dario+Greggio 11/12/2022 at 22:57

Non ho sentito nessuno dire che in qualche modo il Marocco gioca in casa 🙂 arabi a casa di arabi, mai successo 😀

ps: cancro alla verità, leucemia a belpietro & c.

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