Attualità

Cellulari e social sempre più padroni dell’adolescenza

Smartphone e social sono sempre più precoci. I casi di cyberbullismo aumentano. Diminuisce la già scarsa propensione alla lettura. E le attività sportive passano spesso in secondo piano rispetto al tempo dedicato al cellulare.

Questo, in sintesi, il quadro che emerge dall’indagine “Adolescenti e stili di vita”, curata da Carlo Buzzi, ordinario di Sociologia dell’Università di Trento, referente dell’area sociologica del “Laboratorio Adolescenza” e membro del Comitato scientifico dell’istituto Iard. Un lavoro di ricerca svolto tra novembre 2018 e maggio 2019 su un campione nazionale di 2.019 studenti (1.027 maschi e 992 femmine) frequentanti la terza media (fascia d’età 13-14 anni).

Il primo elemento che emerge è la diffusione dello smartphone ad un’età sempre più bassa. Circa il 60 per cento del campione ha avuto il primo cellulare tra i 10 e gli 11 anni, e addirittura quasi uno su tre lo ha avuto in regalo prima dei dieci anni. La frequentazione dei social è quasi parallela: il 66 per cento ha iniziato la sua vita in rete prima dei 12 anni. Rispetto a precedenti indagini, l’età media diminuisce e cresce la percentuale dei giovanissimi che non utilizza alcuno strumento di protezione del proprio profilo messo a disposizione dal social.

“Si tratta di un pericoloso esordio in età pressoché infantile – spiega Maurizio Tucci, presidente di “Laboratorio Adolescenza” – quando non si ha assolutamente la necessaria maturità psicologica per poter utilizzare strumenti di comunicazione così potenti e insidiosi anche ad età ben più mature. Ma al di là dei pericoli più visibili – la deriva del cyberbullismo è il più evidente – la permanenza H24 nell’agone della piazza virtuale contribuisce ad aumentare la fragilità di una generazione di adolescenti costantemente in ansia da prestazione. Come se non bastasse sentirsi in competizione in ogni contesto in cui agiscono, l’essere costantemente ‘in vetrina’ e psicologicamente dipendenti dal giudizio degli altri manifestato attraverso like e follower li rende insicuri al punto di modificare, probabilmente anche inconsapevolmente, il modo di comunicare tra di loro”.

Circa i social e gli strumenti di messaggistica più utilizzati, si conferma il progressivo calo di Facebook e l’incremento di Instagram. Parabola discendente per Ask Fm, mentre è in crescita Snapchat. Diventa consistente l’utilizzo di Telegram e This Crush (quasi inesistenti nel 2016), mentre il dato su TikTok non è stato rilevato in quanto esploso recentissimamente. WhatsApp è praticamente “incorporato” in tutti gli adolescenti.

Tra le conseguenze c’è la scarsa frequentazione con la lettura di libri soprattutto da parte dei maschi: il 34 per cento di loro non legge alcun libro (non scolastico) ed un ulteriore 38 per cento ne legge al massimo uno o due all’anno. Tra le altre conseguenze c’è l’aumento della sedentarietà (uno su quattro non pratica alcuna attività sportiva), l’incremento di numero di studenti obesi, la crescita dell’insonnia (si dorme sempre meno, il 20 per cento sotto le sette ore).

“Gli effetti del combinato disposto tra alimentazione non corretta e sedentarietà – sottolinea Gianni Bona, ordinario di Pediatria all’Università di Novara – lo abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi con una percentuale sempre maggiore di adolescenti sovrappeso, se non addirittura obesi. Ma anche al di là di questo grave aspetto, la mancanza della componente sport nella vita di un adolescente è grave a prescindere, perché l’attività fisica e sportiva – della quale il rapporto con compagni di squadra e/o avversari è parte integrante – è necessaria per il complessivo sviluppo fisico e psicologico di una ragazza o di un ragazzo”.

“Ritardare più del dovuto il momento di andare a dormire – evidenzia Maria Luisa Zuccolo, responsabile del “Gruppo di lavoro adolescenza” dell’Associazione culturale Pediatri – può determinare la comparsa di un vero disturbo del ritmo sonno-veglia dovuto alla mancata sincronizzazione tra ritmo interno (tentativo di dormire in un momento incompatibile col proprio orologio interno) e ritmo imposto dalle esigenze sociali (alzarsi per andare a scuola). Secondo i pochi dati disponibili in letteratura le frequenza di problema, chiamato Sindrome da fase del sonno ritardata, nella popolazione adolescenziale è stimata tra il 7-16 per cento, ma rilevamenti empirici e, soprattutto, i dati di questa ricerca ci descrivono una situazione decisamente più allarmante”.

Va rilevato che molti ragazzi anche nel corso della notte messaggiano con gli amici.

Un altro dato allarmante che emerge dalla ricerca è che la maggioranza degli adolescenti (54 per cento) va dal medico solo quando emerge un problema di salute specifico e non per controlli periodici. Se da un lato non sorprende che gli adolescenti – nel pieno dell’età in cui ci si sente “immortali” – non siano particolarmente attenti alla prevenzione nell’ambito della salute, dall’altro emerge – proprio considerando la giovane età del campione – anche una non adeguata attenzione da parte dei genitori.

“Ciò che è necessario – sostiene Marina Picca, presidente della Società Italiana Cure Primarie Pediatriche Lombardia – è giungere a questa maggiore sensibilizzazione attraverso una sempre più stretta sinergia tra pediatri e famiglia. Anche perché – sottolinea la Picca – non abituare gli adolescenti a vedere nel medico un punto di riferimento che vada al di là della gestione delle emergenze di salute, rischia di rendere ancora più complessa la transizione dal pediatra (che comunque conosce tutta la storia sanitaria del suo piccolo paziente) al medico di famiglia che, con l’adolescente, deve costruire ex novo un rapporto basato sulla conoscenza e la fiducia”.

A questo proposito emerge, dai risultati dall’indagine, che un terzo degli adolescenti intervistati avrebbe piacere di avere dei momenti di colloquio riservato con il medico, senza la presenza dei genitori. Un contatto prezioso, che molti pediatri già propongono (ma non possono certo imporre), e che dipende dalla sensibilità dei genitori nel rispettare le esigenze di privacy dei figli.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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