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Cattivi si diventa? Una riflessione sulla Piazza

Cattivi si diventa cattivi George Floyd Piazza

Le buone intenzioni sono la forza motrice con cui si combatte nelle piazze per una causa giusta; le piazze mettono però in luce le debolezze delle buone intenzioni.

Le piazze piene funzionano in una società informata e non strumentalizzata; una società che non cerchi negli alti valori di una causa sociale, una propria scusa per perorare idee seconde.
Nelle piazze spesso manca la tolleranza, la giustizia vera che si invoca e a cui non sembra credersi, manca la ricerca di verità, di capacità di discernimento.

Non c’è controllo nella piazza; la rabbia di ogni singolo individuo, giustamente accumulata, trova uno sfogo incalcolabile che nella sua elevazione a potenza si trasforma in un’esplosione di ira.

L’esperimento

Questo “effetto gruppo” viene messo in luce anche da una performance artistica di Marina Abramović. L’artista Serba naturalizzata statunitense decise di mettere alla prova il gruppo del pubblico: su un tavolo in una stanza erano posizionati oggetti di ogni tipo come rose, piume, o oggetti per creare dolore, catene, lamette e addirittura una pistola, per un totale di 72 utensili. Il pubblico aveva sei ore di tempo per poter usare questi oggetti contro l’artista.

Inizialmente il pubblico restio ad agire guardava timidamente, qualcuno iniziò a portarle una rosa, qualcun altro a scriverle con il rossetto sulla fronte. Rotta la prima tensione e la prima timidezza l’artista arrivò a rischiare la vita, quando dopo spunti, tagli e catene addosso un partecipante caricò la pistola e gliela puntò addosso con l’intenzione di sparare, atto fortunatamente fermato della sicurezza.
Il pubblico inizialmente timido, quando si è trovato in un contesto gruppo non altrettanto timido, ha tirato fuori le sue peggiori pulsioni sentendosi quasi legittimato.

Piazza e distruzione

In grossi contesti di gruppo l’uomo si trasforma in qualcosa di più primordiale e selvaggio. Le persone cambiano e diventano incredibilmente crudeli, fattori situazionali e circostanziali possono spingere persone a commettere azioni che superano la linea della civiltà. Un essere umano, inserito in un contesto specifico tende a perdere la specificità della propria personalità, omologandosi alla folla annullando così ogni senso di responsabilità. La domanda che sorge spontanea è: Cattivi si diventa? E osservando quello che avviene per le strade la risposta potrebbe essere affermativa.

I leader del passato, partendo da Martin Luther King o da Churchill, passando per Gandhi e arrivando fino a Rigoberta Menchú Tum, ci hanno insegnato quanto per vincere guerre di ogni tipo sia importante mobilitare l’uso della lingua, che possa portare ad una presa di coscienza vera e ad una comprensione della situazione in tutte le sue forme e sfaccettature. Le masse senza un leader che si muovono con intenzioni bellicose rischiano di portare grossi danni alla collettività tutta.

Gli ultimi ultimi movimenti di piazza stanno prendendo proprio questa piega: stanno sì cercando di distruggere un pensiero, ancora non sradicato, di superiorità che il mondo tende ad avere verso le persone di colore, ma quando questa forza prorompente che unisce ogni singola unità formando la piazza esplode nella sua ira rischia di espandersi verso persone (del passato e non) o verso tutto quello che nel mondo è stato costruito. Il rischio è quello di un puritanesimo retroattivo.

Va bene unirsi e combattere per qualcosa in cui si crede, ma rimanendo sempre consapevoli che per creare una piazza bisogna demolire qualcosa (che sia un pensiero sbagliato, o un’abitudine malsana). Nella distruzione di un pensiero o di un’abitudine sociale si potrebbero danneggiare solide basi di altri edifici, e si potrebbero colpire vittime innocenti.

Come per lo scrittore Heinrich Heine, vicino al pensiero di Saint-Simone, “non mi fido della massa“. Lui, a differenza di Marx, non credeva che il proletariato fosse in grado di compiere una rivoluzione, ma che dovrebbe invece essere compiuta da una classe sociale preparata e colta.

Così dovrebbe essere ancora oggi, proprio per evitare distruzioni inutili.

5 comments

Dario Greggio 03/07/2020 at 00:09

“perché lo slogan è fascista di natura” 🙂

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Roberto Ruben Ganzitti 03/07/2020 at 00:13

Ciao Dario! Non mi è chiaro il tuo commento

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Dario Greggio 07/07/2020 at 19:58

ciao 🙂 mi riferisco a una antica canzone di Daniele Silvestri, Voglia di gridare : tra le altre cose affermava che “la massacrea automaticamente una forma di fascismo, nei modi – e indipendentemente da ciò per cui manifesta.

Mi è sembrato collegato al tuo pezzo, che ovviamente condivido!

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Roberto Ruben Ganzitti 07/07/2020 at 20:35

A grazie! Ora mi è più chiaro, grazie dell’informazione andrò certamente ad ascoltarla. Hai fatto molto bene a commentare!

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Dario Greggio 09/07/2020 at 21:26

prego ! Silvestri è un grande, anche se un po’ tanto “comunista” di fondo…

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