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Candelora: tra origini romane e parentele celtiche

La Candelora, una festività meno inflazionata delle altre ma ugualmente radicata nel sostrato politeistico della moderna cultura occidentale, ha origini pagane risalenti a ben due tradizioni diverse e distanti nel tempo e nello spazio: ma cosa conserva ancora oggi di entrambe?

C’è chi mantiene l’albero di Natale e il presepe fino alla Candelora e chi la festeggia in quanto tale. Originariamente un rito mariano, la Candelora si celebra oggi, il 2 febbraio, benedicendo le candele, simbolo della luce che illumina le genti in analogia con la figura di Cristo, per come questi fu appellato dal vecchio Simeone nella presentazione al Tempio di Gerusalemme, una procedura prescritta dai dettami della legge giudaica per i primogeniti maschi. Abbracciata anche dall’ortodossia e da alcune forme di protestantesimo, in molte zone è tradizione che i fedeli portino le proprie candele alla chiesa locale per la benedizione.

Solito disclaimer: nella rubrica sulle Origini pagane proviamo a investigare meglio il viaggio e l’evoluzione delle festività nella storia, ma lungi da noi presumere di poter risolvere temi così complessi in articoli così brevi, che non potranno mai considerare ogni elemento storiografico compiutamente. Se ci sono storici all’ascolto, quindi, prendete quest’articolo come uno spunto e commentate per permetterci di migliorare il nostro lavoro!

La tradizione romana

Ma anche questa festa, e quando mai, è vittima del travisamento storico di un rito preesistente da parte della cristianizzazione. Le sue radici, infatti, affondano nella civiltà romana, nel cui calendario i mesi si rifacevano al ciclo lunare, con il primo giorno corrispondente al novilunio e chiamato calende, da cui appunto calendario.

Pare infatti che, per le calende di febbraio, i romani illuminassero la città per tutta la notte con fiaccole e candele, in onore della madre del dio della guerra Marte, la dea Februa (denominazione alternativa di Giunone, patrona del mese omonimo di febbraio), e implorassero dal figlio la vittoria contro i nemici. La Chiesa cattolica ha mantenuto la festa modificandone il significato, dedicandola alla commemorazione della purificazione di Maria che, come tutte le donne ebree, dopo aver partorito si sottopose al prescritto periodo di isolamento, dettato da precauzioni igieniche sia pure codificate sotto forma di pratica religiosa.

Testimonianze di proto-celebrazioni di tale festività si hanno invero dalla “Peregrinatio Aetheriae” di Egeria, secondo cui la data scelta era il 14 febbraio (quello che oggi sarebbe San Valentino), ossia 40 giorni dopo la Natività: «Gli antenati romani dissero Februe le espiazioni: e ancora molti indizi confermano tal senso della parola. I pontefici chiedono al re e al flamine le lane che nella lingua degli antichi erano dette februe. Gli ingredienti purificatori, il farro tostato e i granelli di sale, che il littore prende nelle case prestabilite, si dicono anch’essi februe. […] Da ciò il nome del mese, perché i Luperci con strisce di cuoio percorrono tutta la città, e ciò considerano rito di purificazione».

Egeria, nel testo, parla di un rito del lucernario («Si accendono tutte le lampade e i ceri, facendo così una luce grandissima»), da cui si pensa provenga il nome popolare della Candelora, viste le analogie con le antiche fiaccolate dei Lupercali. E non solo le candele accomunano tale rito romano alla festività cristiana: anche la purificazione, oggi attribuita alla Madonna, si fa risalire alla februatio latina.

Ma come avvenne la transizione dal paganesimo al cristianesimo? Fu papa Gelasio I ad ottenere dal Senato romano l’abolizione dei Lupercali, cosa che ne consentì il rimpiazzo con l’odierna Candelora, la cui ricorrenza fu anticipata al 2 febbraio solo nel VI secolo da Giustiniano.

La tradizione celtica

Sebbene la vera origine pagana della Candelora sia rinvenibile nelle calende di febbraio romane, alcuni storici ritengono che anche un’altra tradizione presenti dei legami con tale celebrazione: la festività irlandese di Imbolc, infatti, sarebbe la controparte celtica della ricorrenza cristiana.

Tralasciando il fatto che il rito pagano fosse dedicato alla dea Brígit, che mutò in Santa Brigida, Imbolc rappresentava il risveglio della luce poiché segnava il passaggio tra l’inverno e la primavera, e cadeva proprio il 2 febbraio, lo stesso giorno in cui si celebrano anche oggi sia la Candelora sia Imbolc nei sabbat neopagani e wicca. Inoltre, coincidenza non da poco, la tradizione rituale vorrebbe l’accensione di lumini e candele per festeggiare Imbolc, in modo antropologicamente simile tanto alle calende di febbraio quanto alla Candelora.

Oltre a quelle di febbraio, anche altre calende sono radicate nella tradizione pagana europea e sono giunte a noi come festività cristiane, come il Calendimaggio, che ricorre a inizio maggio ed è associato al culto di San Michele: ma per scoprirne i retroscena, vi rimandiamo ai prossimi articoli di questa rubrica sulle origini pagane.

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