Speaker's Corner

Britney Spears: la fine ingloriosa di un mito del pop

Che brutta fine ha fatto Britney Spears, vien da pensare leggendo le ultime notizie che riguardano la pop star americana.

Sembra infatti che il padre abbia richiesto la proroga della tutela legale, che esercita su di lei ormai dal lontano 2008. Mossa inopinata dal momento che, come ha scritto Renato Franco sul corriere, “essa di solito viene riservata a coloro che non sono in grado di prendersi cura di se stessi, mentre Britney Spears ha lavorato senza sosta negli ultimi anni producendo quattro album e organizzando tour mondiali”.

Come avviene da anni a questa parte, attraverso l’hashtag free Britney, legioni di fan si sono mobilitati sui social (Spears conta la bellezza di 28 milioni di seguaci solo su Instagram). Tra questi anche l’influencer italiana Chiara Ferragni. James Spears viene tacciato di essere un padre padrone, che eserciterebbe un controllo ferreo e dispotico sulle finanze e in ultimo sulle libertà più cogenti della figlia, imbrigliandone in questo modo la carriera.

Le è interdetto l’uso dei social, del telefono, non le è consentito attingere ai propri guadagni né di sposarsi o avere figli; non può guidare liberamente e deve rendere conto dei suoi spostamenti e delle persone che incontra. In pratica un regime di oppressivo commissariamento.

Lei ha tentato di rassicurare i fan, ma questo non è servito a nulla poiché il movimento free Britney paventa sia succube del padre, o che addirittura sia stata plagiata. Preoccupazioni soverchie di fan sfegatati che hanno a cuore unicamente le sorti della propria beniamina o c’è un fondo di verità nelle loro accuse? Difficile dar loro torto. Magari il padre non è quel mostro che viene descritto e forse ha le sue buone ragioni, però di genitori convinti di fare il bene dei figli, ottenendo poi il contrario e tarpandone le ali, ne è pieno il mondo.

Tutto ha inizio nel 2007, vero e proprio annus horribilis per Britney. Il divorzio con Kevin Federline, le notti brave e le cattive frequentazioni con le novelle amiche Paris Hilton e Lindsay Lohan, i festini a base di alcool e droghe (le più varie, ha ammesso di fare uso di metadone), le corse nei rehab per disintossicarsi, le mattane (botte e gestacci ai paparazzi, da cui viene immortalata, in un empito di follia, mentre entra da un parrucchiere, si appropria di una macchinetta e si rasa i capelli a zero).

Il ritorno alla scene in un’esibizione agli MTV Music Awards che passerà alla storia come la più imbarazzante della sua carriera. Si presenta con indosso una parrucca, visibilmente imbolsita, le movenze goffe totalmente fuori sincrono rispetto alla musica in playback. Finché il padre, per l’appunto, non decide di prendere in mano la situazione, diventa suo tutore legale e la fa ricoverare in una clinica psichiatrica; lei accetta anche per il bene dei figli, di cui vuole riottenere la custodia (ha due maschi oggi adolescenti).

Il successo strepitoso degli anni passati, nei primi anni 2000, quando era una pop star di fama mondiale, idolo di milioni di ragazzini sparsi in tutto il mondo, è un lontano ricordo. Lanciata dal Micky mouse club, una sorta di talent show ante litteram per bambini talentuosi, trampolino di lancio di Ryan Gosling, ma soprattutto Christina Aguilera e Justin Timberlake (che partecipano insieme a lei, e le cui vite e carriere sono in qualche modo intrecciate alle sue), si impone come nuovo astro nascente del panorama pop nel 1998, a soli 17 anni, con il brano d’esordio Hit Me baby One More Time, un pezzo dal significato sessualmente allusivo che vende oltre 30 milioni di copie ed è ancora oggi, a più di 20 anni di distanza, tra i più trasmessi dalle radio.

Poi la trasfigurazione da ragazza acqua e sapone a bambolina sexy e infine bad girl, i video musicali via via sempre più spinti, che raggiungono l’apice con il disco in the zone. Dal 1998 fino al 2005 la sua ascesa, dal punto di vista musicale e commerciale, è travolgente, inarrestabile, senza mai un intoppo.

La rivalità con Christina Aguilera, aizzata dai media e dalle case discografiche. Una tenzone che segna i primi anni 2000 della storia della musica: stessa età, entrambe bionde e avvenenti, spesso provocatorie. Una, Christina, più sofisticata e poliedrica, una cantante fatta e finita, mentre l’altra, Britney, più sensuale e patinata, le cui canzoni sono assai orecchiabili. Se sul piano vocale non c’è confronto possibile (Aguilera è considerata dalla critica una delle migliori cantanti di tutti i tempi, l’erede di Etta james) su quello prettamente discografico invece non c’è partita (nel periodo d’oro Britney venderà sempre di più, con grande scorno della rivale).

L’assenza di talento vocale ha sempre scandalizzato i puristi, ma in questo senso lei è stata un’epigone di Michael Jackson (che rimane probabilmente, nonostante la recente damnatio memoriae per i presunti casi di pedofilia, la più grande pop star mai esistita).

Britney Spears ha saputo sopperire al fatto di avere una voce insignificante, checchè ne dicano i fan, sfruttando brillantemente le due doti estetiche: i suoi balletti, le movenze sexy e le sue gesta sono divenuti nel tempo iconici (basti pensare al bacio saffico con Madonna agli MTV music awards del 2003). Qualcuno eccepirà sul fatto che sia stato un modello negativo per svariati milioni di giovani ragazze adolescenti, ma pazienza.

Potrà piacere o meno, ma Britney Spears ha rappresentato un fenomeno globale tipicamente americano, irripetibile, non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello dell’immagine, segnando una rivoluzione nei costumi di milioni di teenager, lanciando mode a tutt’oggi immarcescibili (i pantaloni a vita bassa o a zampa d’elefante, le magliette che lasciano scoperto l’ombelico, il piercing all’ombelico e i tatuaggi).

Ed è stata l’apripista di una generazione di cantanti americane che hanno fatto della bellezza ammiccante più che della voce il proprio marchio di fabbrica (Katy Perry, Rihanna, Selena Gomez, Miley Cyrus, Camilla cabello ecc). Tutte queste hanno cercato di emularla, ma nessuna di loro ha mai avuto il suo impatto mediatico, la sua popolarità o il suo successo musicale. Ora che il suo ciclo è finito, La principessa del pop è rimasta senza eredi.

Elia Dall'Aglio

Milanese, sono liberalconservatore in politica, ma liberista (di sinistra) in economia; e soprattutto anticonformista. Aspirante giornalista. Discetto prevalentemente di giornalismo, politica, economia. Ma anche di argomenti meno noiosi come cinema, musica, sport su afterclap.it

1 comment

Dario Greggio 02/08/2020 at 19:57

‘na troietta inutile che piaceva giusto ai malati di figa (preferibilmente nerd) per come si conciava e atteggiava. Per fortuna, la vita la fa sempre pagare agli idioti/merde 😉 😀

ps: il video di toxic, che invidia!!

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