Politica estera

Arriva il Ciclone Bloomberg?

Michael Bloomberg, per chi lavora nei mercati finanziari, e’ soprattutto il magnate che ha costruito un impero fornendo informazioni a trader, economisti ed investitori di tutto il mondo. Il terminale Bloomberg con la sua tastiera multicolore e la sua grafica demode’ (che suscita un feeling anni 80 cioè epoca pre-Windows) e’ lo strumento più usato da chi si guadagna da vivere vendendo e comprando titoli, valute o materie prime.

Bloomberg e’ stato un apprezzato ed efficace sindaco di New York presentandosi prima come repubblicano e poi come indipendente nonostante fosse stato politicamente più vicino all’ala pragmatica dei democratici che oggi sembra un po’ eclissata dai vari Sanders, Warren e Harris

Dopo essersi chiamato fuori dalla contesa per la Casa Bianco circa un anno fa, mentre in tanti lo imploravano di lanciare la sfida a Trump, oggi ha annunciato la sua la sua fatidica discesa in campo.

E’ un colpo di scena gravido di enormi conseguenze nel campo democratico dove uno stanco Joe Biden ancora surclassa gli atri aspiranti alla nomination, nessuno dei quali sembra in grado di impensierire Trump. E la contesa tra due magnati newyorchesi con patrimoni miliardi sarebbe il giusto epilogo per le paturnie innescate da Occupy Wall Street, proseguite con la fake economics di Piketty e culminate con la retorica della lotta contro le disuguaglianze causate (secondo le bufale) dall’1% degli straricchi.

Quante chances avrebbe Bloomberg di prevalere su Trump? In questo video, registrato prima dell’annuncio, abbiamo sviscerato la questione.

Fabio Scacciavillani

Sono nato a Campobasso nell’ormai lontano 1961. Finito il corso di laurea in Economia e commercio alla Luiss di Roma, sono stato ammesso al programma di Ph.D. in Economia all’Università di Chicago, dove ho anche insegnato alcuni corsi al College e alla Business School. Dopo aver preso il Ph.D. ho lavorato al Fondo monetario internazionale a Washington, alla Banca centrale europea a Francoforte (nel periodo pioneristico in cui è partita l’unione monetaria), a Goldman Sachs a Londra e da qualche anno mi sono trasferito nella Penisola Arabica, approdando prima in Qatar alla Gulf Organization for Industrial Consulting (un’organizzazione internazionale tra paesi del Golfo), poi negli Emirati Arabi Uniti come direttore della Ricerca macroeconomica e statistica al Centro finanziario internazionale di Dubai e infine a Muscat per lavorare al fondo sovrano dell’Oman dove sono stato il capo economista per poi assumere il ruolo di Chief Strategist Officer. Penso sia superfluo sottolineare che ciò che scrivo rispecchia solo mie opinioni personali e non coinvolge in alcun modo l’istituzione per la quale lavoro, o quelle per cui ho lavorato in passato, né contiene informazioni di sorta su investiment passati, presenti o futuri. Nelle mie ricerche e nell’attività professionale mi sono occupato principalmente di tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. Ultimamente la mia interfaccia con la realtà si è arricchita di un nuovo sensore, il Consiglio di Amministrazione di Sigit, una multinazionale nella componentistica termoplastica auto (e non solo) con mente italiana e ambizioni globali. Nonostante manchi dall’Italia da oltre venti anni, non ho mai reciso il cordone ombelicale con il mio paese (contro ogni ragionevolezza), continuando a sperare (contro ogni evidenza) in un suo futuro migliore. Quindi, più che un cervello in fuga (che sarebbe un’esagerazione), direi che (talvolta) mi sento una coscienza in esilio.

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