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Anziani: proroga delle patenti senza visita, cronistoria di ordinaria follia

Anziani al volante

La proroga delle patenti senza visita medica è una delle tante misure introdotte in pandemia per decreto. È valida per tutte le patenti in scadenza, a prescindere dall’età del conducente.

Ad oggi la validità delle patenti scadute tra il 31 gennaio 2020 (duemilaventi) ed il 31 maggio 2021 è automaticamente estesa fino a 90 giorni dopo la fine dello stato di emergenza, fissata attualmente al 31 dicembre 2021, ma come abbiamo già visto anch’essa prorogabile.

Questo rende una patente scaduta il 31 gennaio 2020 valida senza visita medica e senza verifica alcuna fino al 31 marzo 2022.

Pur non comprendendo appieno la necessità di tali proroghe (né il motivo per cui la Pubblica Amministrazione non abbia potuto funzionare regolarmente durante l’ultimo anno come tutte le aziende) la misura può risultare comunque concettualmente apprezzabile: vista la nota lungaggine dei pubblici uffici si cerca di venire incontro alle esigenze del cittadino dando più tempo per espletare le pratiche, che significa più tempo per smaltire le code.

Fin qui quindi nulla di eclatante, soprattutto se pensiamo che di norma le patenti di auto e motoveicoli debbono essere rinnovate dal conducente di età compresa tra i 18 ed i 50 anni ogni 10 anni. La proroga in questo caso corrisponde ad un tempo aggiuntivo pari al 10% circa del tempo di validità della patente. Tutto sommato accettabile.

Il discorso è tuttavia ben diverso quando al volante si trovano conducenti più anziani e nello specifico over 70 e 80. Per questi il rinnovo è posto rispettivamente ogni 3 e ogni 2 anni. Non di rado però il medico di riferimento fissa tempi più stretti, stanti le condizioni di salute del conducente prone al peggioramento per via delle tante patologie croniche degenerative che interessano vista, udito, riflessi, motilità, che ormai sono ubiquitarie nella popolazione con il passare degli anni.

E così ecco che il rinnovo può essere fissato ad 1 anno, 6 mesi o addirittura 3 mesi. È quest’ultimo il caso del signore di 83 anni che, con una manovra da manuale criminale, mi ha urtato mentre ero in moto, per altro di fronte agli occhi attoniti di un vigile.

Soltanto di fronte al consulente assicurativo scoprii che la sua patente era scaduta a marzo 2020, dopo essere stata rinnovata a dicembre 2019 per l’ultima volta. Nell’estate 2021 egli era comunque in grado di guidare nella completa legalità e lo sarà fino al marzo 2022 (salvo ulteriori proroghe dello stato di emergenza), usufruendo così di un periodo “bonus” di 2 anni senza visita medica, pari a +800% del periodo di validità dell’ultimo rinnovo di 3 mesi.

Da qui una constatazione drammatica: in Italia in media sono circa 50-70mila le patenti non rinnovate ogni anno, di queste 40mila appartengono ad anziani che fisiologicamente perdono i -già bassissimi- requisiti psicofisici minimi necessari per la guida. Statisticamente lo stesso numero è per le strade da gennaio 2020, anzi lo stesso numero x1,7 visto che è passato un anno e 2/3 dalla validità del decreto.

Per le strade italiane vi potrebbero essere al momento circa 65mila anziani che non hanno i requisiti per guidare. Alcuni di loro, pur non essendo obbligati per legge ad effettuare il rinnovo, hanno comunque scelto di farsi visitare, spesso spinti dalle legittime preoccupazioni delle famiglie. Molti altri, consapevoli di poter perdere la tanto cara patente, non hanno alcuna intenzione di sottoporsi ad un controllo medico.

Questi si aggiungono all’ampio numero di anziani al volante che grava sulle strade italiane, più di 3 milioni di over 80 (di cui 60mila over 90), il più alto dell’intera UE, sostenuto anche da visite mediche superficiali, inefficaci quando non meramente proforma.

La grave lacuna legislativa non poteva che derivare dal governo Conte. Il governo Draghi infatti ha definito un tempo massimo per le proroghe delle patenti in scadenza da giugno 2021, senza tuttavia andare a toccare retroattivamente il decreto precedente.

La questione non potrebbe essere più seria e si inserisce in un quadro normativo vetusto, figlio di un tempo in cui le auto non erano nemmeno la metà di oggi e in cui gli anziani alla guida erano praticamente assenti, che è stato più volte messo in discussione dall’UE e che nei prossimi anni si attesterà, seppur lentamente, ad essere riformato, tramite l’introduzione di esami medici più scrupolosi e controlli anamnestici più approfonditi.

Assume un lato tragicomico se pensiamo che a solo a Bergamo i due anziani (75 e 77 anni) che nell’ultimo mese si sono scontrati con due ragazzi (25 e 17 anni) causandone il decesso hanno incrementato la statistica dei giovani morti in moto, alimentando immediatamente sui giornali la retorica dei giovanotti incoscienti che, si sa, vanno in giro senza testa.

Come si suol dire: oltre il danno la beffa.

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