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Approfondimenti Economia & Finanza

Si scrive Comunismo, si legge povertà

Perché la tutela della proprietà privata è fondamentale per il benessere economico di un paese

Molte sono le accuse mosse verso il “modello capitalista” da persone più o meno consapevoli. Ve ne sono diverse degne di interesse e tutt’oggi alcune di queste sono al centro del dibattito pubblico. Una critica in particolare ha suscitato maggiore scalpore e si è tradotta in proposta di riforma, cioè l’abolizione della proprietà privata.

Persino Papa Francesco, non molto tempo fa, ha usato parole critiche verso la tutela dei diritti di proprietà, ricordando che non si tratti di un diritto intoccabile. In parte sono d’accordo, perché non esistono “diritti divini” e “intoccabili”, ma esistono diritti più o meno utili a determinati fini. Tra gli altri, il diritto di proprietà privata è fondamentale per il benessere economico e la crescita di un paese.

Cosa ci suggerisce la teoria economica

Probabilmente esistono modi più efficienti di regolamentare la proprietà privata, penso ad esempio a quella intellettuale (in particolare la durata dei brevetti), ma lascio ad altri molto più competenti di me l’onere di avanzare proposte. Qui mi limito ad analizzare il tema in superficie.

La tutela dei diritti di proprietà privata è rilevante per una lunga serie di motivi. In sintesi, una maggiore tutela della proprietà privata riduce la possibilità che l’investitore venga privato dei propri beni dall’autorità pubblica attraverso l’uso della forza. Pertanto, colui che detiene il capitale ha una maggiore probabilità di godere dei profitti derivanti dal suo investimento. Ciò si traduce in un incentivo all’investimento.

Il capitale, assieme al lavoro, è un fattore fondamentale per la crescita economica. L’abolizione della proprietà privata e il conseguente venir meno dell’incentivo all’investimento, cioè il profitto, ha come logica conseguenza la de-crescita economica.

Nel mondo possiamo osservare situazioni a dir poco eterogenee per quanto concerne la tutela dei diritti di proprietà. A un estremo vi sono paesi che convintamente garantiscono la proprietà privata (ad esempio paesi anglosassoni), mentre all’opposto troviamo governi che senza alcuno scrupolo decidono di espropriare società e terreni ai privati (Cuba, Venezuela etc).

A questo punto è utile porsi una domanda empirica, piuttosto che teorica: quanto è importante la tutela dei diritti di proprietà per il benessere economico?

La ricerca di Acemoglu sulle colonie europee

La ricerca accademica è vasta sull’argomento. In particolare, ci si è chiesti quanto sia importante la qualità delle istituzioni per lo sviluppo economico di un paese.

Spesso, per “misurare” la qualità delle istituzioni, si è deciso di utilizzare come indicatore la “protezione dal rischio di esproprio”. In breve, molti lavori empirici sono partiti dal presupposto che il rischio di esproprio sia una buona misura della qualità delle istituzioni.

Tra le molte, una ricerca che ha suscitato forte interesse negl’ultimi decenni è “The Colonial Origins of Comparative Development: An Empirical Investigation” di Acemoglu et al (pubblicato nel 2001). I ricercatori si chiedono quale ruolo hanno giocato le istituzioni nello sviluppo economico delle ex-colonie europee.

Si distingue tra due tipologie di colonia, per estrazione e neo-europea. Mentre le prime hanno subito esclusivamente un’estrazione di risorse, le seconde hanno ricevuto anche dei benefici dalla colonizzazione, cioè un insieme di regole e istituzioni più efficienti.

I ricercatori sono consapevoli che stimare l’effetto causale nelle scienze economiche è alquanto difficile, perché vi sono una grande quantità di variabili da prendere in considerazione, molte difficili o impossibili da misurare. Pertanto, decidono di usare l’approccio delle variabili strumentali.

I passaggi logici, la loro conferma empirica e le critiche si trovano nel paper degli autori e nelle risposte di altri ricercatori. In ogni caso, il modello realizzato da Acemoglu et al è utile per rispondere alla domanda che ci siamo posti in precedenza.

Secondo le stime degli autori, una maggiore tutela dal “rischio di esproprio” ha un effetto positivo e statisticamente significativo (al livello di confidenza del 99,9%) sul benessere economico di un paese (cioè sul PIL pro capite). Per comprendere quanto sia consistente questo risultato è efficace un esempio pratico.

Mettiamo a confronto due paesi con forti differenze, cioè il Cile e la Nigeria. Non solo il Cile ha un PIL pro capite molto più alto della Nigeria, ma tutela di più i diritti di proprietà privata: la differenza nella protezione dal rischio di esproprio è pari a 2,24 in una scala da 0 a 10.

Secondo le stime del modello di Acemoglu et al, relative ai dati dal 1985 al 1995, se la Nigeria tutelasse i diritti di proprietà tanto quanto il Cile la differenza di ricchezza tra i due paesi sarebbe molto piccola.

Ancora oggi, 20 anni dopo la ricerca di Acemoglu, la Nigeria tutela molto meno del Cile i diritti di proprietà e il PIL pro capite del paese sud-americano è quasi 7 volte maggiore del paese africano.

Conclusioni

E’ necessario precisare che il lavoro di Acemoglu et al non è esente da critiche, così come molte altre ricerche econometriche che giungono a conclusioni simili con approcci differenti. Un fatto rimane: esistono numerose evidenze empiriche che i diritti di proprietà abbiano un effetto positivo sull’economia, mentre chi sostiene il contrario non è mai riuscito a provarlo con i dati.

Papa Francesco, criticando i diritti di proprietà privata, sostiene che sia necessaria “solidarietà nella lotta alle cause strutturali della povertà”. Sono d’accordo, ma non c’è modo migliore di sconfiggere la povertà se non tramite il benessere economico e, tra le condizioni del benessere, vi è la tutela della proprietà privata.

3 comments

Dario Greggio 27/04/2021 at 21:36

Interessante e condivisibile, come sempre – grazie!

Io mi permetto di “guardare oltre”: il capitale (il profitto) è l’incentivo a una crescita economica (e viceversa la sua mancanza), ma questo ORA e fino a quando la razza umana non “migliorerà”. Tipo imparando a lavorare e fare cose concrete e Alte senza bisogno di incentivi (ovvero di dis-incentivi in caso contrario, come la fame e la mancanza di un tetto)…

Reply
Dario Greggio 28/04/2021 at 11:42

La domanda successiva sarebbe “ma questi che vogliono espropriare, chi sono?”
Ossia, non sono alieni ma umani come noi. Forse peggiori, di noi che vogliamo fare e costruire ed evolvere, ma… tralasciando l’ovvio “statali=parassiti” ben noto, si tratta quindi di persone che vogliono NON LAVORARE e AVERE TUTTO FATTO da altri? Se potessimo/potessero, anche gli Imprenditori sarebbero così, o è una questione di mentalità semplicemente diversa?

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Franco 28/04/2021 at 14:19

Fatevi meno canne scemi! Voi liberali siete i nuovi nazi del pensiero unico dominante!

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