Attualità

Giornata della disabilità, in Italia dominano i trasferimenti economici rispetto ai servizi

Signora con disabilità in carrozzella

Pur in una certa approssimazione dei numeri, a causa della rilevante segmentazione del dato, si stima che in Italia vi siano 4.360.000 persone con disabilità. Più in generale, nel mondo sono circa 650 milioni gli individui che vivono con una o più disabilità, praticamente il 10 per cento della popolazione mondiale. Cifre che confermano il rilievo della tematica.

Nel nostro Paese, oltre un terzo delle persone con disabilità vive da solo, pur in assenza o con parziale autonomia (dato che sale drasticamente tra gli ultra 65enni, per i quali la quota è pari al 42,4 per cento). Ma una persona su cinque dichiara di avere gravi difficoltà in almeno un’attività quotidiana — dall’uso del telefono al prendere farmaci, dal gestire le proprie risorse economiche al prepararsi i pasti, da fare la spesa a svolgere le attività domestiche.

Le percentuali italiane sono più o meno in linea con quelle europee. Anche se si va ad analizzare quante siano le risorse che il nostro Paese impegna per la spesa destinata alla disabilità, si scopre che nel 2016 sono stati spesi circa 28 miliardi di euro, il 5,8 per cento del totale della spesa per la protezione sociale. La spesa pro capite, a parità di potere di acquisto, nel nostro Paese è di 457 euro annui, che colloca il nostro Paese a metà della graduatoria dei Paesi dell’Unione europea a 28, dopo quelli del Nord-Europa.

Andando nel dettaglio, però, il modello di welfare italiano si caratterizza per una tipologia di interventi basati sui trasferimenti economici invece che sui servizi: su 28 miliardi di spesa quasi 27 miliardi sono trasferimenti monetari, pari al 96,4 per cento della spesa totale.

“Il fatto che il principale strumento di sostegno — spiega Rossano Bartoli, presidente della Lega del Filo d’oro — alle persone con disabilità e alle loro famiglie sia rappresentato dal sistema dei trasferimenti monetari, sia di tipo pensionistico sia assistenziale, fa sì che in assenza di servizi e assistenza formale da parte del sistema sociale, il peso maggiore della cura e dell’assistenza ricada inevitabilmente sulle famiglie o si usufruisca di servizi generici e non specializzati per prendersi cura delle persone con disabilità spesse volte molto complesse da gestire”. La Lega del Filo d’oro si occupa in particolare delle persone affette da problematiche legate sia alla vista sia all’udito (sono circa 189 mila in Italia).

Ma i problemi dell’handicap in Italia non sono soltanto conseguenti a questo squilibrio. Nel terzo millennio ancora esistono barriere architettoniche, non è garantita la piena equivalenza in ogni sede della firma digitale alla firma autografa, le tipologie di ausili contenuti nel “nomenclatore tariffario”, destinate ai bisogni più delicati e complessi, sono acquistate e fornite per mezzo di gare d’appalto che non tengono conto delle diverse disabilità. E si potrebbe proseguire, purtroppo, all’infinito.

Sono numerose, in particolare, le battaglie legali promosse dalle associazioni a difesa delle persone con disabilità. L’ultima, in ordine cronologico, porta la data del 2 dicembre 2019, quando da parte dell’associazione Luca Coscioni — realtà promotrice della libertà di ricerca scientifica e da sempre attiva contro ogni forma di discriminazione — è partita una nuova diffida nei confronti della Regione Basilicata, a seguito delle segnalazioni di persone con disabilità che non riescono ad accedere ad ausili di cui hanno bisogno, come ad esempio le carrozzine con unità posturale. Diffida già effettuata in passato, alla stessa e ad altre regioni perché stavano per indire bandi di gare non nella piena osservanza di legge. L’associazione grazie all’azione dei suoi legali riuscì a bloccare tali procedure errate, ma dopo due anni la situazione è addirittura peggiorata.

Filomena Gallo, segretaria dell’associazione evidenzia un altro tra i tanti problemi. “Il ministero —spiega la segretaria— non ha effettuato la revisione dell’atto che nel 2017 aggiorna Lea e Nomenclatore ausili; di conseguenza Regioni e presidi non possono procedere in modo corretto poiché l’acquisizione risulta spesso non conforme alla richiesta effettuata sulla base di disabilità specifica e vi è una forte disparità di trattamento fra le diverse patologie, in violazione del principio di uguaglianza”. E continua: “la legge prevede un aggiornamento annuale di Lea e Nomenclatore ausili e protesi, e sono trascorsi già due anni dall’ultima revisione. Ministro Speranza, quanto tempo ancora dovranno attendere i disabili per vedere riconosciute richieste che chi è in uno stato di fragilità non può più vedere senza risposte?”

Tra le battaglie dell’associazione, anche l’adeguamento dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità alle modalità esattamente previste dalla Convenzione Onu (non secondo quelle attuali) e far sì che venga istituito un Comitato “super partes” sui Livelli essenziali di assistenza che non sia composto da rappresentanti delle Regioni.

Anche per i sordociechi i problemi non mancano. Queste persone, oltre a vivere costantemente immerse nel buio e nel silenzio, sono costrette ad una condizione di isolamento perché spesso alla disabilità sensoriale si sommano altre minorazioni di tipo motorio, intellettivo o neurologico. Per la quasi totalità delle persone sordocieche (nell’86,7 per cento dei casi) uscire di casa rappresenta un problema a volte insormontabile, spingendole verso una non voluta condizione di completo isolamento, anche affettivo. Si tratta di dati allarmanti che confermano una condizione di vulnerabilità che coinvolge un numero elevato di persone, le quali non possono contare neanche sull’aiuto di un familiare.

A questo si aggiunge che, sebbene con una risoluzione in sede europea il Parlamento abbia invitato gli Stati membri a riconoscere specifici diritti e tutele alle persone sordocieche, attraverso l’approvazione di un’adeguata legislazione, in Italia non è ancora stata pienamente attuata la legge 107/2010 che riconosce la sordocecità una disabilità unica e specifica. Sono, ad esempio, numerose le persone con disabilità che sono in attesa del riconoscimento della Lis e della Lis Tattile che permetterebbe loro di abbattere le barriere della comunicazione. Situazioni che, di fatto, negano quanto sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità riconosciuti e sottoscritti dal nostro Paese, con lo scopo di promuovere, proteggere e assicurare il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti e di tutte le libertà da parte delle persone con disabilità.

L’auspicio è che, guardando al futuro, avvenga un reale cambio di paradigma per passare da una cultura dell’handicap a una della disabilità, ricordando come l’ambiente e il contesto circostante possano influire nell’autonomia e nel diritto all’inclusione nella società. Una vera e propria rivoluzione culturale in grado di portare un cambiamento pari a quello che all’inizio del secolo scorso ha fatto sì che oggi si possa dare per scontato che ci sia l’acqua o la corrente elettrica nelle case. Così tra dieci anni, l’auspicio è che sia diffusa la presenza delle rampe di accesso agli edifici, di segnali sonori negli attraversamenti per strada, o la lingua dei segni nei programmi tv, solo per fare alcuni esempi.

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

Leave a Comment