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L’autarchia dei consiglieri regionali: “i lavori in Molise alle imprese molisane!”

“Arrivano i dollari” s’intitolava un divertente film del 1957 con Alberto Sordi. Raccontava gli appetiti dei nipoti a fronte dell’inaspettata eredità di uno zio morto in Sudafrica.

In Molise, dove di dollari dagli emigrati in America ne arrivano sempre meno, si punta naturalmente agli euro. In particolare a quelli che arriveranno a breve dal “Contratto istituzionale di Sviluppo per la Regione Molise”, il cui iter è iniziato con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 maggio 2019. 

Si tratta di una pioggia di soldi — circa 220 milioni del Fondo di sviluppo e coesione e deliberati dal Cipe, quasi una media di mille euro a residente in Molise — per numerosi progetti di sviluppo proposti da comuni, associazioni, imprese, consorzi. Lo scorso 11 ottobre il premier Conte è stato a Campobasso per la firma del contratto. Ben 36 gli stakeholders: trenta comuni del Molise tra cui i due capoluoghi, le Province di Campobasso e Isernia, due associazioni e l’Università del Molise. Le attività preliminari, necessarie per la definizione del Contratto, sono affidate a Invitalia, che ne è soggetto attuatore.

In periodo di magra, questa novità è percepita come manna dal cielo sul meridiano di Termoli. Soprattutto dalle imprese locali. Per cui il diktat è “scongiurare il rischio che le risorse del Contratto Istituzionale di Sviluppo destinate al Molise fuoriescano dalla regione molisana senza un reale beneficio per il territorio”, come stanno sentenziando da giorni amministratori locali e presidenti di categoria, soprattutto in cerca di facile consenso dai piccoli imprenditori-elettori.

C’è un “però”. La maggior parte delle imprese edili molisane lavora fuori regione. Grazie proprio alla mancanza di autarchia regionale o nazionale. Perché se in Lombardia, in Veneto o nel Lazio vietassero il lavoro alle imprese molisane (così come in Nord Africa o nell’Europa dell’est), a Campobasso o ad Isernia sparirebbe buona parte del tessuto imprenditoriale. Esistendo da sempre le gare, non è chiaro come questi sogni di autosufficienza (unidirezionale) possano realizzarsi.

Ma dal momento che un po’ di sano orgoglio patrio vale qualche consenso, ecco che ben dieci consiglieri regionali hanno firmato una mozione che impegna il governatore molisano e l’intero esecutivo regionale ad inoltrare formale richiesta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri affinché le somme destinate alla realizzazione dei 153 interventi finanziati possano essere erogate, attraverso apposita convenzione, direttamente ai Comuni e agli enti molisani interessati. E demandare ad Invitalia il ruolo di soggetto atto al monitoraggio e alla rendicontazione delle somme da spendere. Domandina semplice semplice: e se qualche azienda di Frosinone o di Chieti si facesse rodere per l’opportunità sfumata a qualche chilometro dal confine diventato improvvisamente fisico?

“Dobbiamo evitare — sostiene il Consigliere Antonio Tedeschi— che una potenziale opportunità si trasformi in una mancata occasione per la nostra regione”. Qual è, insomma, il rischio per il sogno autarchico? Che il ruolo attualmente attribuito ad Invitalia, in qualità di stazione appaltante, anche nella fase di progettazione delle opere da realizzare, possa escludere professionisti ed aziende locali.

“È un pericolo che non possiamo correre specie se teniamo conto delle gravi difficoltà in cui versano tecnici ed imprese del comparto edile, settore fortemente colpito dalla crisi”, insistono i consiglieri. “Fine primario della mozione, infatti, è quello di coinvolgere fattivamente, sin dallo stadio iniziale, i professionisti e le ditte che operano in Molise, soprattutto alla luce della loro approfondita conoscenza del territorio, delle sue esigenze e delle sue peculiarità, senza ricorrere a tecnici ed imprese di fuori regione ” conclude il consigliere dei Popolari per l’Italia, primo firmatario della mozione.

“Approfondita conoscenza del territorio”. Ma perché, per rimettere a posto una strada o una casa per anziani occorre essere padroni della storia dei Sanniti o della transumanza?

“È necessario – insiste il consigliere – che i 220 milioni del Contratto di Sviluppo, atti a finanziare 153 interventi in 91 Comuni molisani, due Consorzi, la Provincia di Isernia, l’Unimol e la Camera di Commercio, creino effettive ricadute economiche e lavorative sul nostro territorio. E questo, dal mio punto di vista potrà accadere solo se sarà affidata direttamente agli Enti beneficiari la fase progettuale e quella dei lavori”.

Dà la benedizione alla mozione anche l’Acem, l’associazione dei costruttori molisani, spiegando che “richieste in tal senso sono state consegnate dall’Associazione stessa al premier Conte in un documento e rappresentate a Roma al vertice di Invitalia. Il rischio, per il presidente dell’Acem, Danilo Martino, è che partano mega appalti non alla portata delle imprese molisane. Il Molise, pare di capire, vuole appalti sì, ma “su misura”. Siamo piccoli, ma cresceremo.

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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