Speaker's Corner

Eleonora Gaggero e Luciano Spinelli, altro che Sardine…

Una delle manifestazioni delle sardine.

D’accordo, le Sardine sono il fenomeno ittico del momento. C’è, di fatto, una sinistra che ha ripreso a stazionare in piazza. Scoprendo di riuscire finalmente anche a riempirla. Ha compreso che, per farlo bene, deve annientare ogni particolarismo, ogni personalismo, ogni autoreferenzialità. Deve adottare l’indeterminatezza, la vacuità, l’incomunicabilità, il silenzio, persino l’anonimato. Operazioni che, tra l’altro, da tempo gli riescono benissimo, benché in modo disorganico. Deve, insomma, continuare a smacchiarsi, come il noto giaguaro di Bersani.

In piazza senza bandiere, quindi. Senza interrogarsi troppo su come pensarla sull’economia o sulla scuola, sulla giustizia o sui temi ambientali. A farla breve, sinistra tout court. E nulla più.

Ciurme di sardine galleggiano, saldate insieme soprattutto dall’astio contro l’immortale squalo. Ossessione eterna per un pesce cinico, muscoloso, eternamente capitalista. E vincente. Acredine che oggi si chiama “antisalvinismo viscerale”, ideale maionese da condimento e soprattutto da amalgama. Tra gli ingredienti c’è anche l’ironia, perché le livorose, estenuanti e fatue stagioni dell’antiberlusconismo militante hanno lasciato profonde ferite.

Ma – questo è il punto – quanta di questa sinistra è “oltre la sinistra”? Cioè quanta sinistra tradizionale, ripiombata finalmente in piazza, riuscirà a calamitare saccate di immacolati consensi per evitare ulteriori sconfitte nelle urne?

Se un migliaio di Sardine – compresi gli studenti fuorisede – riesce a riempire piazza della Repubblica e parte di corso Vannucci a Perugia, con bell’effetto scenografico, che senso ha se poi questa moltitudine è parte di quei circa 22mila perugini che alle comunali di maggio scorso hanno continuato a votare a sinistra, frammentati tra i 14.633 residuali del Partito democratico e le altre liste? Davvero ben pochi, i 22mila, rispetto a quegli incredibili 50mila che – nella rossa Perugia – hanno fatto trionfare il neosindaco di centrodestra Andrea Domizi con il 60 per cento dei consensi. Lo stesso si può dire, non andando molto lontano, per Arezzo, Ferrara, Forlì, Grosseto, Massa, Pistoia, Siena, Terni…

Insomma, nonostante la fierezza ittica, il popolo di sinistra è davvero costretto ad annullarsi per fermare un’emorragia di consensi che va avanti da troppo tempo?

In questa ritrovata foga mediatica c’è però un paradosso: mentre alcuni incanutiti leader del Pd – spiazzati dalle Sardine più dei colleghi padani – provano a rompere l’assordante silenzio che li circonda con proposte tra il rétro e lo sconclusionato, c’è un mondo – soprattutto giovanile – di cui continuano a non accorgersi.

Ad esempio, se il nome “Spinelli” a qualcuno tra i più scaltri di loro può richiamare – e meno male – il padre fondatore dell’Unione europea e a qualche altro persino la marijuana dei bei tempi andati, i più ignorano che un 19enne di Monza con quel cognome (di nome Luciano) raccoglie ben 8,7 milioni di followers tra Instagram e Tik Tok. A senso la metà di quanti ne racimola tutta la dirigenza dei dem.

Nell’ultimo mese, il giovin Spinelli, concittadino di Pippo Civati, ha ottenuto ben 357 citazioni nei media (è record, secondo il monitoraggio svolto da Mediamonitor). Alle sue spalle, con 250 citazioni, c’è tale Eleonora Gaggero, lanciata dalla serie Disney Channel Alex&Co. Sono avanti persino ad Irama, prodotto della scuderia di Maria De Filippi, o a Ultimo, idolo musicale delle nuove generazioni.

Insomma, c’è un mondo in evoluzione. O in involuzione, a seconda dei gusti. Ma a via Sant’Andrea delle Fratte, sede del Pd, dove si rinverdiscono patti del Nazareno, se ne sono accorti?

Pierino Vago

Pierino Vago, irriverente canzonatore di costumi, s’affida a pensieri nomadi che finiscono nei milieu più imprevedibili. In una sorta di masochismo perenne, gli unici due punti di riferimento sono i cromosomi sanniti e il sangue giallorosso.

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