Economia & Finanza

Tasse per le imprese, report Banca Mondiale e PwC: Italia più africana che europea

Il cuneo fiscale in Italia rispetto al resto del mondo: che inferno fiscale! Le imprese italiane sono le più tartassate rispetto non solo ai partner europei, ma a quelli di tutto il mondo. È quanto emerge dal rapporto “Paying Taxes 2020”, firmato dalla Banca Mondiale e da PricewaterhouseCoopers (PwC), la multinazionale leader nella consulenza.

Lo studio analizza i costi per imposte e tasse in capo alle imprese, il conseguente carico amministrativo per i versamenti d’imposta e i diversi adempimenti fiscali registrati nel corso dell’ultimo periodo fiscale (2018). Prendendo quindi in esame fisco e connessa burocrazia, assegna al nostro Paese il 128esimo posto su 190 nazioni prese in esame, peggiorando il già non entusiasmante 116esimo posto della precedente edizione. L’aggravamento della condizione italiana è in massima parte riconducibile al venir meno degli sgravi contributivi introdotti quattro anni fa dal governo Renzi quale misura temporanea, quindi non stabilizzati. Poco hanno potuto fare, per controbilanciare la scomparsa di questa misura, la riduzione dell’aliquota Ires del 2017 e la previsione del “super ammortamento” per l’acquisizione di nuovi beni strumentali.

Il carico fiscale complessivo sulle imprese (il total tax & contribution rate) è quindi cresciuto notevolmente, raggiungendo il 59,1 per cento dei profitti commerciali (53,1 nella classifica precedente) a fronte di un “peso” mondiale medio del 40,5 ed europeo del 38,9.

Il report riporta, in particolare, un dato emblematico della zavorra burocratica che contribuisce a frenare il nostro tessuto produttivo: ogni anno sono necessarie ben 238 ore per gli adempimenti fiscali. Ad incidere negativamente anche i tempi per correggere gli errori nelle dichiarazioni dei redditi o per chiedere rimborsi.

Significativo il caso dell’Iva: da noi le aziende impiegano 42 ore per la richiesta di rimborso, ben più delle 18,2 ore della media mondiale e delle sette della media europea. Il tempo di attesa del rimborso in Italia è di 62,6 settimane, rispetto alle 27,3 mondiali e alle 16,4 della media europea. Tra i pochi elementi salutati con favore c’è l’introduzione della fattura elettronica.

Nello scenario mondiale, in base all’indice complessivo che inquadra tre valori, cioè l’incidenza di imposte e contributi, il tempo necessario per gli adempimenti e il numero di versamenti effettuati, la condizione migliore al livello globale è offerta dal Bahrein (l’incidenza del fisco è pari al 13,8 per cento), con Hong Kong e Qatar a seguire. L’Europa s’affaccia con il quarto posto dell’Irlanda, davanti a Mauritius e Kuwait. Quindi Singapore al settimo posto, la Danimarca ottava, la Nuova Zelanda nona e la Finlandia decima.

Tra gli altri Paesi a noi vicini, c’è la Svizzera al ventesimo posto, il Lussemburgo 23esimo, gli Usa 25esimi e il Regno Unito 27esimo. La Germania è al 47esimo posto, San Marino è 48esimo, il Giappone è 51esimo, la Francia è 61esima.

Per comprendere come siamo messi, è sufficiente scoprire che davanti a noi c’è il Mozambico (127esimo) e subito dopo Myanmar e Libia. Al di là della posizione in classifica, colpisce il trend italiano del peso fiscale, cresciuto di ben il 5,9 per cento, percentuale che ci colloca ai primi posti nel mondo per incremento. Peggio di noi hanno fatto solo Ghana (più 23 per cento), Guinea (7,9), Mali (6,2) e Timor Est (6,1). Persino il Nepal, con il suo 4,8 per cento, ci sta dietro.

Questo quadro che ci vede praticamente inseriti nel continente africano rispetto a quello europeo – dalla cui media ci distanziano oltre 20 punti – spiega in gran parte il nostro declino frutto anche della perdita di competitività delle nostre imprese nello scenario internazionale.

Il grafico della Banca mondiale sul trend del peso fiscale

Giampiero Castellotti

Romano, sono giornalista professionista iscritto all'Ordine dal 1983. Ho lavorato per quotidiani e riviste, occupandomi in particolare di temi economici e sociali. Sono stato consulente di parlamentari, enti locali, Anci Servizi, Anev, Cna, Confindustria, Formez, Legambiente, Retecamere, ecc. Sono stato caposervizio della casa editrice dello Snals ed attualmente responsabile dell'Ufficio comunicazione dell'Unsic, sindacato datoriale con 2.100 Caf in tutta Italia.

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